“Paradiso perduto”- regia di Alfonso Cuaron

Dimenticatevi il servile Pip, devoto di cuore al fabbro Joe. Dimenticatevi l’ambientazione ottocentesca tra immense pianure, cimiteri misteriosi e fucine. La fertile immaginazione di Cuaron (“La piccola principessa” e anche “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”) vola al di là di tutto questo. Nella rilettura di “Grandi Speranze” di Dickens, il protagonista, Finn Bell (Ehan Hawke) è un promettente artista contemporaneo della Florida. La sua educazione avviene perlopiù in casa della signora Nora Dinsmoor, che educa la nipote Estrella (un’algida e bravissima Gwyneth Paltrow) a non innamorarsi. La crescita di Pip avviene a Londra, in un mondo completamente nuovo, così Finn arriverà a New York per inseguire la carriera di pittore, con la sua mente sempre protesa verso la ragazza scostante. “Paradiso Perduto” (traduzione deprecabile del fedele “Great Expectation”) è soprattutto una riflessione sull’amore sognante, mancante di tutte le peripezie di carta del giovane Pip, di trame e sottotrame, di decine di personaggi e di più di metà romanzo di Dickens. La libertà di rilettura non strozza troppo però il potenziale della pellicola, dandole un’apprezzabile originalità, a partire dal personaggio di Lustig (il Magwitch del romanzo, interpretato da De Niro), ben disegnato, pur con delle differenze rispetto alla sua ispirazione. Sebbene col procedere del film emergano in superficie qui e lì strozzature  a disfare la credibilità e forzature narrative (e un finale non totalmente convincente), Cuaron crea un’opera a tratti toccante, ma soprattutto visiva: l’eccelsa fotografia contribuisce alla creazione di luoghi incantati, fuori dal tempo (il “Paradiso Perduto” della zia di Estrella), che sembrano uscire dalle pagine di un melodramma di carta. Nel film aleggia un pittoresco gusto barocco, intenso ma al tempo stesso distante e cristallizzato. Nonostante  toccare un classico di narrativa come quello di Dickens sia già di per sé pericoloso, gran parte della critica non ha deposto le armi stavolta e ha insistito nel definire l’opera di Cuaron un “minestrone romantico”.

Marcello Cuomo

 

Titolo originale : “Great Expectations”
Anno: 1998
Regista: Alfonso Cuaron
Soggetto: “Grandi Speranze” di C. Dickens
Sceneggiatura: Mitch Glazer

 

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