Titolo: Shining
Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1980
Soggetto: “Shining”, Stephen King
Durata: 143 minuti
Sceneggiatura: Stanley Kubrick; Diane Johnson
“Vieni a giocare con noi, Danny. Per sempre”. Come dimenticare questa frase? Come rimuovere dal cervello una delle scene più visionarie ed inquietanti della storia del cinema?
Shining, film girato da Stanley Kubrick nel 1980 e tratto dal celebre libro horror di Stephen King, inizia all’improvviso, con l’arrivo all’Overlook Hotel, che ospiterà la famiglia Torrance per l’inverno. Eliminate le digressioni, i flashback e le descrizioni (solite di King) sulla vita dei protagonisti, ci si catapulta nella deserta e labirintica ambientazione di tutto il film: un hotel vuoto, durante l’inverno. Jack (J. Nicholson) decide di accettare il lavoro di guardiano dell’Overlook, e ci porta moglie (Shelley Duvall) e figlio (Danny Llyod). Niente linee telefoniche, neve ovunque, nessun paese limitrofo. Quando il male si mostra, come impresso nel tempo sui muri e tra le stanze d’albergo, si scatena l’inferno. Kubrick lascia solo l’essenziale scheletro della storia, come i poteri paranormali del figlio Danny (dotato dello “shine”), pur eliminando molti episodi, e particolareggia gli spazi, che sono impeccabili, fino a provocare claustrofobia, spaesamento e ansia. Tuttavia manca la “macchina” del male descritta nel libro, che, come un orologio, manifesta tutto il suo meccanismo. Il finale è tutt’altra cosa, per niente rassicurante, del tutto diverso da quello cartaceo. Jack nel film è un uomo come tanti che si trova a dover fronteggiare la follia e il male e ne rimane colpito, fino a cercare di trucidare la sua famiglia. Se Kubrick elimina il mistero che scoppia ad orologeria, le indagini sulle stragi avvenute nell’albergo e le varie esplicitazioni (grazie all’onniscienza scrittoria), di certo vi sostituisce l’inspiegabile, il dissonante e il terrore puro, sublimati nei fantasmi delle gemelline, nella misteriosa donna della stanza 237 (sulle pagine era la 217) e in un vorticoso precipitare e rincorrersi. Kubrick ha diretto e co-scritto un film cerebrale, che spoglia l’uomo del suo velo rassicurante e ne mostra l’asimmetria.
Solitamente chi legge il libro rimane esterrefatto dal film, che è generalmente molto diverso e punta su aspetti differenti, ma non può negare che il film sia perfetto così. Inoltre è stata curata nel 1997 una miniserie di 6 episodi per il canale americano ABC che fosse fedele fino alla virgola (basti pensare che l’autore della sceneggiatura è lo stesso King), che tuttavia non mostra un minimo di personalità registica, di originalità di rappresentazione.
Shining è e rimarrà sempre un capolavoro, un’analisi onirica e spaventosa sulla paura che supera il conscio per turbare e sconvolgere lo spettatore. Non abbiate alcuna vergogna nell’ammettere che qualcosa vi sia rimasto: che sia un grido di terrore o una notte insonne.
Marcello Cuomo
















amo questo film!paura e panico! condivido ogni parola