“Chiedi alla polvere” – John Fante

In un ampio arco di tempo che va dal 1936 al 1982, John Fante scrive quel ciclo di romanzi che Einaudi pubblicherà per l’Italia nel 2009 con il titolo di Le storie di Arturo Bandini. È però Chiedi alla polvere ad essere il titolo più celebrato dello scrittore italoamericano, quello che segnò profondamente e influenzò in modo determinante un altro cinico cantore dello squallore metropolitano, Charles Bukowsky.

Il ventenne Arturo Bandini vive in una condizione di pressoché totale indigenza in una squallida stanza d’albergo nel polveroso quartiere di Bunker Hill a Los Angeles. Una carriera di scrittore appena iniziata, grazie alla pubblicazione di un a opera dell’ineguagliabile Hackmuth, suo geniale editore e nume tutelare, permette a Bandini di alimentare quel delirio di onnipotenza che capita a molti scrittori, proiettandolo verso un futuro di gloria e fama. Un solo chiodo fisso: Camilla Lopez, cameriera messicana del Columbia Buffet, bella quanto vacua e destinata a scivolare lentamente nel vortice della mariujana e della pazzia. Respinto dalla ragazza, innamorata del mediocre Sammy, il giovane scrittore si ritrova per un malinconico periodo tra le braccia di Vera, ninfomane deforme che si aggira ubriaca tra la nebbia di Bunker Hill. Saranno Vera e il pentimento per l’adulterio commesso a ispirare il primo romanzo di Bandini. Scritto con ritmo febbrile e dedicato alla sola donna amata, consacrerà il successo del suo autore, ma non servirà a strappare Camilla al deserto del Mojave, distesa di suprema indifferenza.

Giunti all’ultima pagina ci si sente svuotati, travolti come da un orgasmo triste, inghiottiti come da un crepa che si apre nella coscienza.

Chiedi alla polvere non è solo una trama concatenata in modo complesso, un lessico di livello raffinato, un susseguirsi di colpi di scena geniali e clamorosi; questo romanzo è soprattutto energia e quella tragica forza delle emozioni espresse senza pudore in ogni parola, è la semplicità del dolore e dell’ironia. Il capolavoro di John Fante (di cui Bandini è meraviglioso alter ego) è un miscuglio di dolore autentico, quello della disillusione che avvicina Arturo Bandini – irresoluto adolescente in perenne conflitto con se stesso e pieno di passione dilaniante – a ciascuno di noi. Forse il libro che tutti coloro che aspirano a scrivere dovrebbero eleggere a proprio Nord.

Consigliata la lettura nell’edizione Marcos y Marcos del 1994, con prefazione di Charles Bukowsky.

Angela Pansini

John Fante, Chiedi alla polvere, Einaudi Stile Libero, pp. 234, 12,50 euro

2 commenti a ““Chiedi alla polvere” – John Fante”

  1. Luca says:

    Recensione eccezionale, di cuore. Ho amato alla follia questo libro.

    “Travolti come da un orgasmo triste” e “Forse il libro che tutti coloro che aspirano a scrivere dovrebbero eleggere a proprio Nord.”.

    Sinceramente, grazie!

  2. Angela Pansini says:

    Grazie Luca!
    Questo libro mi ha lasciato meravigliosamente devastata, ha cambiato il mio modo di leggere, di guardare alla scrittura, di emozionarmi, di percepire i sentimenti e vivere alcuni aspetti della vita. Arturo Bandini è diventato parte di me e il solo pensare a lui, alla sua vicenda umana, al modo in cui Fante la racconta, mi commuove e mi dà i brividi.
    Non so come sia possibile che un romanzo riesca a cambiare tanto chi lo legge, ma a me è successo e benedico il giorno in cui, entrando il libreria, ho posato lo sguardo su quella copertina posata su un ripiano, ho afferrato il volume e l’ho portato via con me.

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