“Il deserto dei Tartari” – Dino Buzzati

Tic toc tic toc. Mentre scrivo queste parole il tempo scorre. Tutto sta nel non lasciarlo fuggire via senza dar vita a qualcosa di buono. Insomma, nel non sprecarlo. È questa, in sostanza, la lezione che mi ha dato Dino Buzzati con il suo Deserto dei Tartari.

È difficile sottrarsi alla tentazione dell’attesa paziente – ma, allo stesso tempo, carica di tensione – di uno scontro, dello scontro. Quel momento che finalmente ci permetterà di dire: io ho vissuto per davvero. Contro ogni logica, saremmo disposti a decidere in gran segreto (difficile rendere pubbliche queste elucubrazioni così intime) di dedicare la nostra vita all’attesa di uno stravolgimento che ci faccia sentire, almeno una volta, vivi. Ora, immaginate di essere un tenente alle prime armi e di essere stati assegnati a una fortezza lontana da paesi e città, isolata e lugubre, dalla quale l’unico “spettacolo”, per così dire, che si può ammirare è, a nord, un deserto, il cosiddetto deserto dei Tartari. Bene, se aveste la possibilità, scappereste il prima possibile da questo posto e vi fareste assegnare a una zona in cui ci sia più vita, magari con la speranza di far carriera. Sì, è così. Ma immaginate anche di venire a conoscenza del fatto che da anni quella fortezza (considerata del tutto inutile dagli altri distretti militari per la sua posizione), sia in attesa. In attesa di uno scontro epocale con dei fantomatici tartari dei quali non s’è mai trovata traccia, ma nei quali tutti, lì, ripongono intimamente la speranza dell’attacco che finalmente dimostrerà che no, quella fortezza non era poi così inutile e che sì, anche i capitani che sono lì da anni sono uomini valorosi come gli altri. Un’attrazione irrefrenabile. Così forte che qualsiasi segno di vita giunga da quella distesa di pietre e rocce lo si collega a loro, i tartari pronti all’attacco. Che siano un cavallo o innocui agrimensori («Fanno una strada, io penso, fanno una strada militare»), alla fortezza ci si eccita per questo avvenimento che non avrà mai luogo. È ciò che capita al tenente Giovanni Drogo, il quale lentamente perde interesse per qualsiasi altra cosa e aspetta, convinto di essere ancora agli albori della vita e di avere così tanto tempo davanti…

Maestro delle atmosfere surreali e magiche calate in un contesto del tutto verosimile, Dino Buzzati ci conduce in una storia il cui vero protagonista è il tempo. Che adesso, ammetto, mi fa un po’ più paura.
Tic toc tic toc. Anche il tempo per questa recensione è finito: spero non sia stato sprecato.

Angela Liuzzi

Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari, Oscar Mondadori, 233 pp., euro 9,00

Cinque buoni motivi per leggere 'Il deserto dei tartari':


1) Ci ricorda che troppo spesso non ci rendiamo conto che il tempo passa inesorabilmente
2) Insegna che è inutile incaponirsi per riscattare la propria esistenza mediocre: si finisce col non vivere
3) È frutto di un'intuizione geniale
5) È scritto con toni fiabeschi che incantano

Angela Liuzzi

  1. facebook avatar Paola Bottero dice:

    è meglio che aspettare invano da soli

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