“87 tragedie in due battute” – A. Campanile

Personalmente, sono sempre stata attratta dagli umoristi. Un sacco di gente, ed anche tanta bella gente, come critici ed intellettuali, la considera un’arte minore, ma non mi interessa (e poi, andassero a parlarne con Pirandello e Flaiano).E, quando ho comprato il libro di cui vado (dove vado?) a parlarvi (a voi?voi chi?), avevo bisogno di ridere. E a colpo sicuro, sono andata (ah da qualche parte, sono andata) su questa irriverente raccolta di tragedie in due battute (prego notare l’ossimoro) di Achille Campanile, grandissimo maestro dell’ironia e dello humour del ’900. Egli fu subito un cronista ed ancor prima un umorista, etichetta che naturalmente rifiutò, perché restrittiva. La leggenda vuole (perché ovviamente v’è una leggenda) che il suo primo pezzo fu rivelatore della sua accattivante e incontenibile genialità… che consiste nel guardare le cose con occhio sempre stupito e mai banale o scontato. Una capacità simile allo stupor mundi, di partire dal semplice, dal normale, dal quotidiano, dallo stereotipo e dal luogo comune e capovolgerne il significato, per scoprire che nulla è mai poi così scontato, proprio perché vero, vitale, particolare. La sua capacità di cogliere tutto ciò che c’è tra le righe e di leggere il reale in ogni senso possibile permette di fare voli che potremmo definire tanto pindarici e paradossali quanto naturali e giustificati. I giochi di parole, le battute, i clamorosi misunderstanding ed i cliché (sfatati) regnano in queste pagine che raccolgono il meglio delle tragedie – effettivamente rappresentate a teatro – scritte nel corso degli anni e mai ordinate dal grande scrittore. E non immaginereste quante volte mi è capitato di scoppiare in risa leggendo il libro, provocando anche lo stupore di chi mi stava intorno, probabilmente pensando che sono una squilibrata o chissà cosa leggessi. E mentre ridacchiavo consumavo il libricino, che effettivamente si legge in due battute (aha!) ma la cui arguzia resta nella testa del lettore per tempo.

Dulcis in fundo, happy ending, concludo con la tragedia che per evidenti motivi non scritti, si addice al momento.

Riflessione

Personaggi: il disoccupato, passanti, ecc.

In una via cittadina, verso sera. Viavai, traffico, tram, ecc.

Il disoccupato: (stanco delle inutili ricerche d’un posto, tra sé) “Mi spezzo ma non m’impiego!”.

Azzurra Scattarella

A. Campanile, 87 tragedie in due battute, BUR, Milano, 2008

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