“Cattedrale” – Raymond Carver

Ci sono persone comuni nei racconti del grandissimo Raymond Carver. C’è la gente che potremmo incontrare salendo sul bus, andando a far la spesa, camminando per strada. C’è la Vita. Quella di tutti noi. Niente di epico, stravagante, avventuroso. Solo Lei, la Vita, col suo carico di contraddizioni, difficoltà, noie, casualità.

Mi era capitato di cominciare a leggere Cattedrale un anno fa, e l’avevo letto quasi tutto. Quasi, perché mi mancava proprio l’ultimo racconto, appunto, Cattedrale, che tutti dicevano costituisse una chiusura spettacolare.
Non avevo più il libro a disposizione e per un anno intero (sì, non sto esagerando, c’è chi può testimoniarlo!) il mio pensiero, di tanto in tanto, volava verso Carver e quell’ultimo racconto che non mi aveva permesso di chiudere il cerchio. Devo tornare su Carver, mi dicevo. Così, esattamente un anno dopo averlo cominciato, l’ho riletto e, questa volta, concluso.

Cosa posso dirvi, se non che considero Carver uno dei miei scrittori preferiti? Che la sua penna folgorante mi ha guidata nelle comuni vite di persone che potrebbero esistere veramente e mi ha costretta a riflettere? Ed è proprio la riflessione, l’obiettivo di Carver: termini un racconto e resti imbambolato davanti alla pagina. Rileggi le ultime righe, vuoi capire meglio. Speri di captare un particolare che ti era sfuggito, perché ti sembra di non aver compreso immediatamente il senso del racconto. Invece no, non ti è sfuggito nulla: lui ti ha fornito tutti i mezzi per permetterti di trarre le tue conclusioni. Non è lui a dirti cosa quel racconto volesse trasmettere. No, lui ti dice: arrivaci tu, resta un giorno o due in queste vite di altri. E così succede che queste vite durino nella memoria, anche a distanza di un anno.

Solo qualche breve cenno ai racconti. Penne, il primo, mette i brividi per la sua profondità. Con Una cosa piccola ma buona a stento si trattengono le lacrime (e a me è successo per due volte!). Febbre mette di buon umore. Cattedrale colpisce in pieno petto. Ne ho giusto citato qualcuno, ma sono tutti, dal primo all’ ultimo, palpitanti. Per questo bisogna leggere Carver e graffiare la superficie dei racconti (che possono addirittura apparire banali o privi di senso, a chi legge senza impegno), per comprenderne il significato più vero.

Grazie, Carver: mi hai avvicinata di un altro piccolo passo al senso della Vita.

Angela Liuzzi

Raymond Carver, Cattedrale, BEAT, 250 pp, 9,00 euro

4 commenti a ““Cattedrale” – Raymond Carver”

  1. Simona says:

    Angela, come sai, ho letto tempo fa questo libro. La sua scoperta è stata casuale e soprattutto sorprendente. Anch’io ho trovato questi racconti eccezionali e la cosa che più mi ha colpito è quella sorta di finale aperto che ti fa riflettere e affacciare su miliardi di prospettive e possibili conclusioni. Ma proprio come per la Vita, che, come ben hai detto, palpita in queste pagine, non c’è una conclusione nelle storie di tutti noi. Non si tratta di scenette, di storielle o film che hanno un ‘the end’. No… proprio perché la vita continua e viene interpretata da ognuno in maniera diversa!

  2. Francy says:

    E’ un libro magnifico, anche se non tutti lo apprezzano e riescono a capirne la grandezza!

  3. Utumno says:

    Robert Jordan rulez!! *_*

  4. [...] di nulla, di anti-determinismo, di increspature e sabbie mobili. È una vita da mistici questa. La Cattedrale di Carver è un artefatto che discende dalla pietra, da una chiesa esistita ed esistente, ed è [...]

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