La storia dell’umanità. Del singolo e dell’umanità.
Questo è “Cent’anni di solitudine”: un ciclone di vite, un tornado di esperienze, una bufera di scontri, passioni (anche nascoste, segrete, che non si possono, non si devono rivelare), amori, odi, silenzi, apatia, ma anche gioia di vivere, incoscienza.
Sono entrata in questa storia, ho conosciuto Ursula, José Arcadio Buendía, i loro figli, i loro nipoti, fidanzati dei nipoti, bisnipoti, amici di famiglia, figli adottati; ho vissuto cent’anni, e m’è parso siano passati solo pochi giorni. Ho amato qualcuno, ho disprezzato qualcun altro, ho provato compassione.
Soprattutto, ho riflettuto.
Su cosa? Sulla precarietà della vita, sul turbine dell’esistenza che tutto cotruisce e tutto distrugge, senza tregua, senza perdono, senza un minimo pentimento.
Così, leggendo questo capolavoro assoluto, ho provato un senso di filantropia, perché ho percepito il minimo comune denominatore della vita di ogni singola anima che popola la terra: la solitudine.
Ma la vita è anche magia, miracolo quotidiano, speranza, euforia. E questo Márquez lo sottolinea di continuo attraverso gli elementi soprannaturali che inserisce nel romanzo, e che, appunto, fanno sognare e ridere. Voli improvvisi, capacità di “vedere” pur essendo ciechi, la malattia dell’insonnia, sono solo pochi esempi del fantastico di cui si serve Márquez per descrivere la vita.
Che dire, non ci sono abbastanza parole per un romanzo così ricco, pieno, denso, profondo.
Ciò che mi ha sorpresa è la mente fervida dello scrittore: un genio dall’estro creativo, che ha avuto la capacità di elaborare un’opera estremamente complessa, intrecciata, difficile. E lo ha fatto con la maestria del vero scrittore. Un plauso al grande Gabriel García Márquez.
Lo consiglio a tutti, ma proprio tutti.
Angela Liuzzi
Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine, Mondadori – Oscar Classici Moderni, 2009, euro 9.00.















