«Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all’incontrario. Tutto è chiaro.»
È il ’73 quando Calvino pubblica Il castello dei destini incrociati insieme a La taverna dei destini incrociati per Einaudi.
Elabora allora uno schema di base valido per entrambi i testi ossia un «quadrato magico» in cui è possibile leggere in tutte le direzioni da destra a sinistra e dall’alto in basso, o viceversa, le storie che ciascuno dei personaggi racconta. Ops “lascia intendere” dovrei dire. Sì, perché i protagonisti sono in realtà muti, a seguito delle prove che l’attraversamento del bosco ha loro provocato, ma in tutti esplode la voglia di parlare e non riuscendo ad emettere suoni, l’unica alternativa fattibile è quella di comunicare a gesti, con smorfie, «come le scimmie».
È così che Calvino ci presenta interpretazioni molteplici che derivano dalla successione, talvolta incomprensibile, dei tarocchi (pregiati e miniati nel caso del castello, marsigliesi, quindi più comuni e popolari, nel caso della taverna), ma spesso nuove formulazioni e ipotesi smentiscono le precedenti lasciando il lettore stupefatto e confuso. Procedendo per accostamenti, l’autore quasi ci accompagna a scoprire i meccanismi combinatori sottesi alle storie, come volesse farci partecipare a quel gioco di costruzione in cui si è imbattuto. E ci mostra come esse s’intessono e si incrociano, persino confondendosi, tanto che a volte pare di essere al centro d’un vortice fatto di parole e avventure.
Ma non è tutto, cari lettori, poiché una stessa carta può rappresentare personaggi diversi a seconda dell’esperienza che ciascuno vuole raccontare; non mancano, poi, personalità care all’autore come l’Orlando. Diversa è tuttavia l’atmosfera: nel castello, i personaggi sono «tutti belli di persona e vestiti con agghindata eleganza», si muovono e gesticolano con posatezza; la taverna, invece, è il regno del disordine, della confusione, per prender la parola quasi ci si azzuffa rubandosi carte a vicenda.
Affascinante è la ricchezza della lingua, fatta di termini d’altri tempi, precisi, sconosciuti e curiosi. Insomma è come compiere più viaggi, sentirsi avvolti dal bosco, assistere alle storie che, in una struttura a cornice, questi insoliti narratori ci… “lasciano intendere”!
Susanna Maria de Candia
Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati, Oscar Mondadori, pagg. 112, € 8,50
















