Tutti citano Calvino. Non c’è niente di più frequente che sentire dire – o leggere – che questo o quest’altro scritto ha leggerezza calviniana. A me per prima è capitato molto di frequente (l’altra leggerezza bistrattata e consunta è quella Insostenibile, tanto che ormai i due aggettivi sono logori e inefficaci, perché nulla dicono se non della postmoderna attitudine al citazionismo vacuo e formulare).
Nulla potrebbe fare più torto a Calvino dell’ uso improprio del linguaggio, a lui che ne lamentava la sciatteria, a lui che “lavorava di bulino”, come sottolinea Ribatti.
La cura minuziosa per la ricerca stilistica, insieme all’atteggiamento di costante tensione verso l’esattezza – sempre difficilmente raggiungibile ma ricercata con ostinazione – emergono in queste pagine dalle testimonianze di tutti i collaboratori della Casa editrice Einaudi.
Scambi epistolari, il ricordo del primo incontro, della sua silenziosa partecipazione alle riunioni del mercoledì, confermano la grandezza e la modestia di Calvino, e la centralità nel panorama culturale italiano della metà del secolo scorso.
L’immagine della calligrafia mutevole (tondeggiante nelle versioni prossime al definitivo, piccola e oscura nelle numerose correzioni a palinsesto) sul retro delle bozze di stampa riempie il cuore del lettore che immagina da sempre la Casa editrice come luogo di scrittura e di elaborazione di cultura, e non come mera impresa, quale è troppo di frequente considerata.
Pavese, Natalia Ginzburg, Giulio Einaudi, Vittorini, Arbasino, Lalla Romano, scrittori che spesso sono solo nomi nelle ultime pagine del manuale di letteratura liceale, sono qui vivi e parti attive del progetto Einaudi, tanto che fa male pensare agli acquisti azionari degli anni successivi.
Perché Calvino non sia solo un nome aggettivato da accostare ad una leggerezza senza senso, bisogna rileggere a tutti i costi i suoi libri e aggiungere all’impresa qualche libro su di lui, e questo di Ribatti è un valido suggerimento.
L’autore del testo è un medico barese, e da uomo di scienza e cultore della letteratura (come emerge poeticamente nella bella introduzione di Daniele Maria Pegorari) sembra la persona adatta ad accostarsi a Calvino, sempre a metà fra la scienza e la narrazione, curioso e attratto dall’esattezza, pur trattandola con leggerezza. Calviniana.
Carlotta Susca
D. Ribatti (Documenti a cura di), Italo Calvino e l’Einaudi, Stilo editrice, 126 pagg., 8 euro















Accidenti a me che non l’ho ancora letto… Colpa dell’indigestione “calviniana” all’università?