Un libro terribilmente bello. Terribilmente perché bisogna voler superare tutte le difficoltà di ciò che è nuovo e complesso. Bisogna voler arrivare alla fine di questa intricata storia di famiglia bene del New England, per raccapezzarsi tra Caddy, il caddie, Quentin l’adulto – oppure Quentin la ragazzina?-, luci che si accendono e cose che si muovono e roteano, domestici negri e zii, fiere e bastonate. Bisogna vincere l’iniziale caos della mente di un disabile per cercar di intuire cosa sta succedendo (o è successo, o sta per succedere, oppure è sogno o è fraintendimento) tra tecniche espressive innovative che decisamente rompono con la tradizione precedente. E continuare, quindi, a muoversi a tentoni in questo clima culturale fine ma arretrato, in uno spazio comunque ristretto, quella casa, luogo di sofferenze ed incomprensioni, più che di calma e di conforto. E poi tuffarsi nelle memorie di un personaggio depresso ed indeciso, orgoglioso e fragile, tragico e bellissimo; ma la memoria, si sa, è dinamica e cangiante, e perciò arrivare al Vero anche in questa seconda parte è impresa non facile. Fino a che non lo senti quell’urlo, che prima era sottofondo soltanto, ed ad un certo punto irrompe, dalla sordina esce e grida (appunto) finalmente, squarciandoti anima e mente. Ringraziando e premiandoti (infine) di aver tenuto duro ed esser andato oltre, per toccare quell’urlo, quel furore, quella provocazione che vuol rompere un giogo psicologico, socioculturale, dettato dai costumi e da una mentalità asfissiante, dal becero provincialismo di inizio ’900.
Se avete stomaco, volontà e sapete reggere pathos e complicanze neogotiche, non potete assolutamente evitare di sentirlo. Ops, leggerlo.
Azzurra Scattarella
William Faulkner, L’urlo e il furore, Einaudi tascabili, 2005, € 11,50
















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grazie mille per la visita al mio blog!Tornate quando volete.Il vostro è molto interessante, tornerò con più calma a leggermi tutti i post!
Michela