Avevo cominciato a masticare il nome di Carlo Cassola grazie a Calvino. L’ho conosciuto e apprezzato imbattendomi per caso in “Monte Mario” (premio selezione Campiello 1973), che esperti del calibro di Carlo Bo hanno all’epoca considerato la svolta dell’autore romano. Se sia vero o no, non ne ho idea, ma voglia di scoprirlo sì.
Protagonisti sono il capitano Varallo ed Elena, sua ex quasi findanzata che piomba d’improvvso nella sua vita stabilendosi a casa da lui. Elena è ricca, bella, con tanta voglia di fare (ma poche cose portate effettivamente a termine), incapace di accettare regole, compromessi, pregiudizi; una ribelle, si direbbe, in cerca di libertà e identità. Sogna l’amore ma non lo vive, lo sfiora ma non lo tocca.
Il capitano, che di donne ne sa parecchio, crede di poterla fare sua: questa volta «è lei che s’è cacciata in questa situazione», lo sentiremo dire più volte. Lui s’illude, s’ingegna, si frena, ci prova, s’adira, la rifiuta, l’ignora, la ama. Due mondi che s’incontrano, ma soprattutto si scontrano, si confrontano, si indagano, si avvicinano ma con distanza.
Una storia incalzante, che si snoda in battibecchi, riflessioni, propositi e ci permette di essere a tu per tu coi pensieri più intimi dei personaggi, muovendoci in situazioni dal sapore quotidiano.
Susanna Maria de Candia
Carlo Cassola, Monte Mario, Rizzoli-collezione BUR, 1976, £ 1000














