“Poirot a Styles Court” – Agatha Christie

A volte buoni risultati derivano da motivazioni inaspettate; una scommessa, una sfida, un gesto compiuto per puntiglio possono essere l’inizio di una carriera folgorante: è la felice storia di Poirot a Styles Court e dell’intera produzione di Agatha Christie. Ventenne, messa alla prova dalla sorella che sosteneva non sarebbe stata in grado di scrivere un giallo pubblicabile, Agatha si mise al lavoro: et voilà, dalla sua penna nacque Hercule Poirot, detective dall’aspetto buffo, dai modi signorili e dal lessico forbito, belga (non francese!), maniaco della cura dei baffi e teorico dell’investigazione fondata sul lavoro delle “piccole cellule grigie”.

Nella villa di campagna della famiglia Cavendish, durante la prima guerra mondiale, viene ospitato il capitano Hastings, convalescente. Quando la matura moglie del padrone di casa viene uccisa, Hastings propone di chiamare in aiuto il suo amico Poirot. Molti dubbi, molte incertezze, molte domande che aspettano una risposta: la donna è stata avvelenata? Sembra che abbia redatto, poco prima della morte, un nuovo testamento: dove lo ha conservato? Cosa intendeva Poirot, dicendo che il primo indizio “sono le condizioni meteorologiche di ieri”? Stava prendendo in giro Hastings, o aveva qualcosa in mente? E cosa c’entra l’aspetto del signor Inglethorp, con la soluzione del caso? Al piccolo belga l’onore di sciogliere i nodi e svelare, con un magistrale coupe de theatre, la soluzione del mistero.

Poirot a Styles Court è un romanzo già maturo, un giallo ben congegnato, quasi un gioco di prestigio in cui gli indizi sono dall’inizio davanti ai nostri occhi ma si celano dispettosamente allo sguardo fino a quando non sarà Poirot stesso a metterli platealmente in evidenza. La trama, debitrice dell’amore della scrittrice per i romanzi di Conan Doyle, scorre senza sbavature; la dicotomia Hastings-Poirot, poi abbandonata, ricalca il rapporto tra Sherlock Holmes e Watson. La “scarsa onestà” spesso imputata alla Christie, la sua abitudine di tener per sé qualche particolare importante, che appare in pieno in testi celeberrimi come Dieci piccoli indiani, capolavoro della maestria e del giocar sporco della sorniona scrittrice, in questo primo lavoro è smentita da una superba chiarezza, quasi una sfrontatezza nel mostrare tutti i dati di cui l’investigatore si servirà per smascherare il colpevole.

Maria Di Piazza

Agatha Christie, Poirot a Styles Court, Mondadori Milano, 2003, pp. 224, € 8,50

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