Questo libro mi è stato regalato prima di andare in vacanza, poiché ambientato nei Caraibi e quindi di buon augurio per il relax e lo spirito da villeggiatura; naturalmente, chi me l’ha regalato non aveva letto la storia o, perlomeno, non se la ricordava bene!!L’inquietudine e il malocchio perseguitano la protagonista e la sua famiglia, ed il fatto che qualcosa di terribile stia per avvenire è intuibile sin dalle prime righe.
Nella prima parte del libro, Antoinette è una bambina che cresce come una selvaggia, mentre la madre si consuma lamentando la propria condizione di aristocratica caduta in miseria e colpita dalla sfortuna; la piccola, quindi, parla come una negra e si nasconde fuggendo la gente. Le cose evolvono con il matrimonio della madre con un ricco inglese, momento di stabilità che dura molto poco e porta alla prima grande tragedia. La Giamaica del 1834, appena liberata dallo schiavismo, è proprio come il paesaggio descritto dal marito di Antoinette nella parte seconda: una terra dalla bellezza sconfinata ma completamente priva di regole. Viverci significa per il giovane inglese, che sposa ad occhi chiusi la rampolla creola, è come muoversi in un sogno inquietante (o in un incubo affascinante, se preferite). La verità, come il paesaggio, sembrano sostare sotto un velo scabroso, fatto di menzogne e superstizioni. Il tema della sfortuna e del malocchio è onnipresente insieme a quello della follia, che trova ampio spazio nella terza e ultima parte. Nulla è quello che sembra, e la stessa Antoinette, seppur bella e fragile, sembra celare qualcosa. O forse è questa impressionante calura che circonda la grande magione a facilitare l’oblio ed il vaneggiamento? Per scappare da questi bui mostri, i due sposini lasciano la selvaggia e poco civil(e)izzata Giamaica per andare nella fredda e razionale Londra. Ma si sa, i fiori tropicali non resistono ai gravi sbalzi di temperatura…
Solo dopo averlo letto, ho scoperto che il romanzo vuole essere un prequel di Jane Eyre di Charlotte Bronte, raccontando la storia della prima moglie pazza di Mr Rochester. Pare che la buona Jean Rhys trascrivesse spesso nei suoi scritti parte dei suoi vissuti (in effetti, anche lei era creola ed era stata proprietaria di schiavi a santo Domingo); ciò che riesce a trasmettere anche secoli dopo la liberazione degli schiavi e la fine del colonialismo è quel senso di pregiudizio legato al sincretismo tipico delle comunità creole; ciò che ora appare un po’ datato è la forma in cui la Rhys scrive, in perfetto stile post-coloniale; ciò che stupisce è come certi problemi – l’oppressione che porta alla pazzia, la violazione dell’identità, la crudeltà davanti a ciò che non si conosce – restino nonostante l’evoluzione dell’umanità cosiddetta civile, buona a cambiare i nomi ma non la sostanza delle cose.
Consiglio questo libro a tutti i fans delle sorelle Bronte, a tutti i fans delle vittime predestinate e a chiunque voglia farsi soffiare in faccia un po’ di vento caldo dei Caraibi.
Azzurra Scattarella
J. Rhys, Wide Sargasso Sea, trad. di A. Motti, Milano, Adelphi, 1971















SECONDO TENTATIVO: BEEEEEEEEEELLA LA RECENSIONE DI AZZURRINA….BUOOOOOOOOONA LA CROSTATA DELLA NONNAAAA…(SE QUESTO MESSAGGIO NON SARà LEGGIBILE NUOVAMENTE SARA’ COLPA DI BLOB SPOT