“Il re del proprio mondo” – Federico Basso Zaffagno

Non avrei mai immaginato di recensire una raccolta di aforismi, in particolar modo la raccolta di aforismi di uno scrittore emergente. Non c’è un inizio, uno svolgimento, una fine, non c’è trama, non ci sono personaggi, non si svolgono fatti; inoltre, il lettore non si trova di fronte ad Oscar Wilde, di conseguenza non è naturalmente portato a pensare che ogni frase riportata in quelle pagine sia un mantra da tenere sempre a mente, in quanto pronunciato da un genio del passato. Di fronte alla raccolta di aforismi di un autore contemporaneo, soprattutto se poco conosciuto, la diffidenza è tanta e la curiosità molto poca. Una bella gatta da pelare, insomma. A pensarci bene, però, gli aforismi parlano di tutti noi, della nostra vita, del nostro mondo, delle vicende vissute dall’autore e in cui il lettore può riconoscere momenti del proprio passato, così come del proprio presente. Di conseguenza in una raccolta del genere si può scorgere una trama, intravedere dei personaggi molto simili a noi e individuare un senso. Partendo da questo presupposto ho iniziato a leggere i pensieri di Federico Basso Zaffagno, riflessioni che spaziano dall’arte ai sentimenti, dai rapporti alla morte e al senso della vita. Gli aforismi riportati nella raccolta conducono ad un viaggio continuo dal particolare all’universale, rimanendo sempre e comunque ancorati al punto di vista dell’autore, il quale, con puntualità e precisione aggredisce la materia trattata al fine di sviluppare il suo pensiero a riguardo in pochissime righe. L’autore inserisce una prefazione molto interessante, sviluppata nello stile sentenzioso dell’intera libro, sottolineando come “la ragione di questa raccolta è, appunto, quella di segnalare dei punti di partenza da cui combattere dogmi che vorrebbero negare la libertà di farsi un’opionione e di dare un giudizio sugli avvenimenti, sulle categorie, sulle storie”. È proprio questa la forza degli aforismi di Zaffagno, il loro spronare il lettore a sentire le proprie idee come la miccia che merita di essere accesa al fine di sprigionare la propria energia: la voce dell’uomo deve alzare il proprio volume, affinché i suoni diventino parole e le parole punti di vista, prospettive, convinzioni per cui lottare. Ogni idea di mondo è degna di essere espressa, sia che si parli degli errori dell’uomo “Arrivare l’ora illegale, altra perversione di quella razionalità che si azzarda a smentire la verità di natura”, della morte “La mia fine non mi incute timore. Mi mancherebbe solo da morire non spartire più tempo con chi ho trovato o scelto”o del tempo “Per fissare quanti più momenti indimenticabili possibili bisogna imparare a giocare con il tempo”. L’autore parla di tutto ciò che riguarda il nostro mondo, senza abbandonare mai la semplicità che contraddistingue la vita di tutti i giorni, non è pretenzioso né superbo, è seplicemente il re del proprio mondo e, in quanto tale, autorizzato ad esprimere la sua idea, come ognuno di noi.

 Oltre alla gentile scrittura di Zaffagno, al suo stile semplice ma incisivo, alla quotidianità pulsante inscritta nei suoi aforismi, l’importanza de Il Re del proprio mondo è data dalla fiducia che l’autore ripone nelle parole, dalla speranza che esse possano permettere all’uomo di pronunciarsi su ciò che lo circonda, di sopravvivere al divenire mediante la forza dell’inchiostro, combattendo il più possibile contro “l’incertezza della banalità”: “Non smettere mai di credere che nel vento scorrano le parole che ci siamo dimenticati di pronunciare”.

 

Glenda Gurrado

 

Federico Basso Zaffagno, Il re del proprio mondo, Genesi editrice, 120 pp., euro 12

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