“Il ritmo del silenzio” – Otello Marcacci

Otello MarcacciIndubbiamente il titolo del testo sarebbe dovuto essere ‘Polvere di stelle’: così ci promette di chiamare il suo libro Marco Rossi, protagonista di una storia che si costruisce su differenti piani temporali e che si ricompone agli occhi del lettore attraverso frammenti dagli anni Ottanta e Novanta ed eventi contemporanei.
Questa la vicenda: mentre Rossi vive l’apatia dell’esistenza che ha costruito seguendo probabilmente sempre la strada sbagliata a ogni bivio che incontrava, Robert Frost è nel braccio della morte in Texas. Ma l’omonimo scrittore Frost è anche autore dell’epigrafe al Ritmo del silenzio:

Due strade divergevano in un bosco gialloE mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
Ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungoA guardarne una fino a che potei.
Poi presi l
altra […]

Filo rosso del testo è l’amicizia solida, indistruttibile, ma messa alla prova dalle scelte sbagliata fra le alternative possibili, che in questo caso hanno fatto allontanare ‘Robert Frost’ (capiamo subito che si tratta di uno pseudonimo), Marco Rossi e Totò Esposito. Un matrimonio di convenienza, un lavoro frustrante e la scarsa stima di quasi tutti non impediscono al protagonista di rivendicare il proprio libero arbitrio e fare una deviazione dal sentiero scelto, in modo da proporci il concitato finale negli Stati Uniti.

Dopo il ritmo lento della prima metà del testo, la restante parte è un succedersi di colpi di scena: sembra quasi di leggere due romanzi, quello del dramma personale e italianissimo di un uomo impotente e fallito, e poi quello a stelle e strisce (cambia il ritmo, appunto, cambia il linguaggio, per cui al nome di uno dei personaggi incontrati negli U.S.A. viene interposta, con insistenza, ogni volta una locuzione differente, che va da «Mr. John “adesso di faccio vedere io” Lyon» a «John “vi prego abbiate pietà di me” Lyon») che verte sulla pena di morte, sul dramma dei carcerati, sulla certezza del delitto.
Un po’ troppi, si diceva, i colpi di scena di questa seconda parte, in cui i tre ‘fratelli’ si riconoscono al motto di «siamo tutti polvere di stelle»; la finalissima agnizione giunge forzata e innaturalmente provvidenziale.
La penna di Marcacci, scorrevole, e la sua costruzione del racconto a tasselli e incastri, che tiene desta l’attenzione del lettore, avrebbero forse tratto giovamento da un editing in grado di riequilibrare le parti e limare il rocambolesco, ricco – troppo — finale.

Carlotta Susca

Otello Marcacci, Il ritmo del silenzio, Edizioni della Sera, 278 pp., € 14,00.

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