“Chi ha ucciso realmente i Proci? Ulisse, Nessuno, Filottete” – Alberto Majrani

Chi ha ucciso i Proci?I grandi classici sono spesso opere molteplici, qualità che Calvino considera fondamentale nelle Lezioni Americane, e in quanto molteplici sono costantemente in grado di generare nuove interpretazioni, di incuriosire i lettori di ogni tempo e spingerli a cercare significati sottesi e sfuggiti a tutti i critici precedenti, nella convinzione di dare voce alle vere intenzioni degli Autori.

La domanda che compare sulla copertina di questo saggio (nonché nel titolo di questa recensione) non è un indovinello da Trivial Pursuit per frequentatori occasionali del mondo letterario, ma il punto di partenza per una ardita proposta interpretativa del classico per eccellenza: l’Odissea.

Il fotografo naturalista Alberto Majrani lancia il guanto di sfida a filologi e critici: non sarebbe Ulisse il protagonista dell’Odissea ma il meno famoso, caduto nell’oblio Filottete, prestatosi ad inscenare il ritorno in patria del figlio di Laerte per favorire Telemaco nell’ascesa al trono.

La proposta è affascinante e la lettura scorrevole: l’idea è quella di delineare un Omero cantore di corte che, come tutti i panegiristi (antichi e moderni), fornisce all’apologia del potere una veste letteraria: Filottete si sarebbe prestato al gioco di Telemaco e Omero avrebbe saputo la verità ma supportato la tesi ufficiale, salvo disseminare tracce per indicare un sentiero diverso.

Majrani accumula prove per la sua lettura indiziaria dell’Odissea: anagrammi imperfetti (ma a partire da ipotizzate trasformazioni linguistiche dall’oralità), studi delle diverse età dei personaggi nella varie fasi del poema, insistenza su zoppìe e cicatrici costituiscono elementi a supporto di una tesi affascinante ma per cui occorrebbe ascoltare anche un “contraddittorio”.

Nelle pagine finali l’autore propone un riassunto della tesi di Vinci per cui i luoghi di battaglie e peregrinazioni marittime sarebbero da localizzarsi nel mar Baltico invece che nei cari vecchi Mediterraneo ed Egeo.

L’obiezione più immediata chiama in causa il fascino di una narrazione di invenzione quale si ritiene il poema omerico, e la millenaria querelle sull’utilità della letteratura: deve intrattenere? È nociva perché menzognera? Diventa utile se storiografica? Comunque, lo sottolineava Cicerone, alla letteratura non bisogna prestar fede (Ovidio si lamentava perché le sue lodi letterarie di Lesbia gli avevano procurato numerosi avversari, e suggeriva di non lasciarsi ingannare dalla falsità delle poesie). Forse Majrani sovraccarica di senso un testo che, per la sua natura composita e le stratificazioni successive nella fase di trasmissione orale, probabilmente non potrebbe aver mantenuto le sottigliezze lessicali che costituiscono parte delle prove a sostegno della tesi “filottetica”. Di sicuro l’agile volume fa venir voglia di approfondire e verificare, e ritengo che sia sempre meritevole una lettura che ne richiama altre.

Carlotta Susca

Alberto Majrani, Chi ha ucciso realmente i Proci? Ulisse, Nessuno, Filottete –Scoperto dopo tremila anni il protagonista nascosto dell’Odissea, LoGisma, 141 pagg., 12 euro

3 Discussions on
““Chi ha ucciso realmente i Proci? Ulisse, Nessuno, Filottete” – Alberto Majrani”
  • Ringraziandovi per la recensione, mi preme puntualizzare alcuni passaggi che possono apparire poco chiari.
    Intanto, ci tengo a sottolineare che io non sono solo un fotografo, ma soprattutto un giornalista scientifico con parecchi decenni di esperienza sul groppone. Inoltre la prefazione del libro è opera del filosofo della scienza Giulio Giorello , eccellente conoscitore dei poemi omerici e autore, tra l’altro, del saggio “Prometeo, Ulisse, Gilgames, Figure del mito“.
    Per quel che riguarda la tesi di Vinci, io non ne faccio un semplice riassunto, ma un’analisi critica che propone alcune decisive correzioni che rendono ancora più plausibile l’origine nordeuropea dei poemi.
    Quanto alle stratificazioni di più autori e alla trasmissione orale, è proprio uno dei punti che contesto maggiormente nel mio libro: capisco che la teoria dell’oralità sia un concetto che ai letterati è stato ripetutamente inculcato fin dalla culla…, ma essa è per l’appunto una
    teoria e non un fatto accertato, ed è stata parecchio criticata anche dagli stessi
    filologi (anche se questo, magari, a scuola non viene raccontato…). Con la mia soluzione, le apparenti contraddizioni sono solo il risultato dell’abile gioco di un unico geniale autore, che non a caso continua a lodare l’arte dell’astuzia e dell’inganno. Il mio saggio rivaluta pienamente Omero, mostrando come sia stato ingiustamente calunniato per secoli da chi non l’ha capito.
    Non mi dilungo oltre; potete trovare un ampio riassunto e varie recensioni sul sito http://www.filottete.it . E buon divertimento!
    Grazie.
    Alberto Majrani

  • Alberto, ti ringraziamo per le delucidazioni (che avrai modo di approfondire nell’intervista che pubblicheremo presto sul sito). A presto.

  • Circola la notizia che degli archeologi greci avrebbero trovato la reggia di Ulisse a Itaca. Naturalmente però non hanno trovato né una fossa comune con i corpi dei Proci e delle ancelle, né uno zerbino con su scritto “Benvenuti a casa Ulisse”, né nient’altro di sicuro. In realtà la notizia vera dovrebbe essere: trovata a Itaca una casa. Punto.
    Per chi vuol leggere anche la mia intervista: http://www.temperamente.it/interviste/intervista-ad-alberto-majrani/#comment-139

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