“Fuga dai Piombi” – Giacomo Casanova

CasanovaPer una volta metto da parte i miei amatissimi saggi e recensisco un romanzo; scelta dettata dal bisogno di rifarmi la bocca dopo l’assegnazione del Premio Strega a Piperno. Ma in effetti, a ben vedere, c’è una logica in certe decisioni: lo Strega è un digestivo da prendere dopo i pasti, sicché i verdetti di questa manifestazione non potranno che essere indigesti.

Se volete leggere invece qualcosa che non vi rimarrà sullo stomaco, rispolverate i classici di Giacomo Casanova, il cui stile risulta incredibilmente fresco e vivace non soltanto rispetto ai suoi contemporanei, ma anche rispetto a molti autori del nostro tempo (vedi sopra). Lasciatevi trasportare dalla penna dell’avventuriero veneziano e vi sembrerà di veleggiare, tanto è ariosa, fluida, limpida e scorrevole la sua prosa. Fuga dai Piombi è una sorta di auto-fiction, in quanto, al momento di narrare le sue avventure, Casanova era solito intrecciare realtà e fantasia (come anche ne Il duello, l’altro romanzo incluso in questa edizione dell’opera). Pur amplificando palesemente le proprie virtù, l’evasione dal carcere dei Piombi resta un fatto comprovato, oltre che sensazionale. È infatti un Casanova in perfetto stile MacGyver quello che, procuratosi astutamente alcuni oggetti di uso comune, riesce letteralmente a fabbricarsi da solo l’occorrente per la fuga. E aggiungo: che la fuga sia preannunciata nel titolo del libro non fa che spiazzare le aspettative di chi legge, visto che – lo dico o non lo dico? massì, lo dico! – a metà romanzo l’evasione viene scoperta e sventata, lasciando il lettore completamente di sasso! La parte centrale della storia vede infatti Casanova pagare le conseguenze del suo gesto e subire la collera dell’infame carceriere Lorenzo. E così, nell’autentica altalena d’emozioni che segue, il nostro eroe dovrà escogitare un nuovo piano di fuga, per un finale non meno spettacolare di una pellicola di Hollywood (ricordate a cosa serviva il poster di Rita Hayworth nel film Le ali della libertà, vero? Bene, allora non ho bisogno di aggiungere altro).

Ma cosa sono i Piombi? Ce lo spiega lo stesso Casanova:

Per preparare il lettore a comprendere la mia fuga da un luogo simile, è necessario che glielo descriva. Queste prigioni si trovano nelle soffitte del grande palazzo e hanno il tetto coperto non di ardesia o di coppi, ma di lastre di piombo, prendendo perciò il nome di Piombi. […] Era la stagione della canicola, e i raggi del sole battevano sui Piombi e ne facevano un forno.

Giacomo Casanova viene infatti arrestato proprio nel giorno di San Giacomo di Compostela, il 25 luglio 1755, per il possesso di alcuni libri esoterici ritenuti apocrifi ed eretici (in realtà, pare che l’arresto fu voluto dall’abate Chiari, un personaggio molto vicino all’Inquisizione, che venne minacciato di morte e ridicolizzato da Casanova in un libello satirico). A proposito di libri: pubblicato nel 1787, Fuga dai Piombi costituisce uno dei primi romanzi mai scritti, presentando anche la tipica forma memorialistica della narrativa di quel tempo.

Ho scelto di recensire questo classico della letteratura perché credo che oggi si stia perdendo la cara vecchia ars narrandi, la capacità di raccontare storie (ultimamente sto leggendo dei romanzi che, quanto a sbadigli procurati, manco l’elenco del telefono…). E così, alcuni giorni fa, mi son detto: «Promemoria: non spendere altri soldi per i finalisti dei premi Strega e Campiello, e recupera dalla tua libreria Padri e figli di Turgenev, L’ultimo giorno di un condannato a morte di Hugo e Fuga dai Piombi di Casanova». Detto, fatto.

Andrea Corona

Giacomo Casanova, Fuga dai piombi [1787], Rizzoli, I Classici della BUR, Milano 1989, 248 pp., € 7,00.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.