“Kaspar Hauser. Un delitto esemplare contro l’anima” – Anselm Von Feuerbach

Ci sono storie così incredibili da sembrare inventate, eventi eccezionali e, tuttavia, realmente accaduti. L’enigma di Kaspar Hauser rientra a pieno titolo in questa categoria e, dopo aver influenzato generazioni di scrittori e artisti, non smette di sorprendere ancora oggi.

Per ricostruirne i momenti principali, oltre allo splendido film di Werner Herzog, è assolutamente consigliata la lettura del libro di Anselm Von Feuerbach, pubblicato nel 1832 con un titolo eclatante: Kaspar Hauser. Un delitto esemplare contro l’anima. Feuerbach, consigliere di Corte d’Appello, prova a gettare luce sul caso del trovatello di Norimberga, pieno di ombre e misteri; il risultato è un’opera unica, a metà strada tra la fiaba e l’indagine giudiziaria, in cui s’intrecciano dati reali, testimonianze e ipotesi, che portano alla creazione di un vero e proprio “mito” antropologico, ricco di fascino e interesse.

La tesi di Feuerbach è coraggiosa: quello strano fanciullo comparso nella primavera del 1828, incapace di parlare e di distinguere il vero dal falso, debole, nutrito a pane e acqua e che, agli occhi di tutti, pareva un neonato intrappolato nel corpo di un adulto, non era un impostore, come molti credevano; era un nobile, forse addirittura un principe del Baden, imprigionato per favorire un altro ramo della famiglia nella successione al trono della regione tedesca. Kaspar Hauser, dunque, sarebbe stato vittima di un delitto contro le facoltà dello spirito o, come afferma il giudice, di un delitto contro l’anima. Tuttavia, vi è qualcosa nella selvatichezza di Kaspar che sembra muovere a compassione gli abitanti di Norimberga: la sua bontà, la sua mitezza, al punto da essere definito das kind von Europa, il fanciullo d’Europa.

Ed è allora che viene fuori il lato più umano dell’erudito giurista, commosso dall’ingenuità di quel personaggio apparso all’improvviso, come un alieno atterrato per caso sulla terra; un lato umano che attira il lettore in un mondo favoloso e irreale, in cui, come nota Geminello Alvi nella postfazione, affiora l’altro grande elemento del libro, quello mistico, ricorrente anche nella trasposizione cinematografica di Herzog. Ed ecco che il Kaspar che impara a vivere in società diviene il simbolo di una Germania fiabesca, «di cui quella seguente ha cancellato persino il ricordo»; una Germania lontana come l’infanzia e, forse, perduta per sempre. Non resta che imparare una lezione da «questa creatura mai vista al mondo»: cercare di non perdere l’innocenza, restare bambini almeno un po’, emozionarsi andando a cavallo o contemplando la neve che ricopre i tetti in inverno. Come se fosse, sempre, la prima volta.

Anselm Von Feuerbach, Kaspar Hauser. Un delitto esemplare contro l’anima, Adelphi

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