“disAccordi. Antologia di poesia russa 2003-2016” a cura di Massimo Maurizio

disAccordi è l’antologia di poesia russa pubblicata da Stilo nella seconda metà del 2016. Raccoglie più di dieci anni di poesia contemporanea russa, ci sono quasi trenta autori russi, quasi tutti presenti con al massimo tre poesie, che esprimono il proprio sé poetico con forme e lingue nuove.
C’è la pagina russa originale a fronte e ci si può perdere a guardare e confrontare i caratteri del cirillico, i quadratini che si inseriscono nei tondi, gli accenti sulle consonanti e le rarissime somiglianze con la nostra lingua, di tutt’un altro ceppo.
Oltre un decennio di storia, di politica, di guerra e violenza; milioni di emozioni, sentimenti, incubi e paure. La morte è vastamente presente in queste poesie, insieme alla famiglia, alle radici, agli amici e agli amori (anche gay). Si parla di università, che molti poeti hanno frequentato; di sesso, spesso merce di scambio non voluta e imposta, o unica risorsa per sentirsi ancora umani; si parla di speranza e della sua distruzione ad opera della la realtà.

L’antologia è stata realizzata grazie alla cura e premura di Massimo Maurizio, ricercatore di Lingua e letteratura russa presso l’Università degli Studi di Torino, che già da tempo segue le vicende poetiche e politiche della Russia. La Stilo è stata la casa ideale di questo progetto, con cui ha realizzato in sinergia anche altre attività per promuovere e parlare di Russia contemporanea (ricordate il Festival Pagine di Russia?), e insieme hanno composto questa antologia di disAccordi.

Quando anni fa ho letto Limonov di Emmanuel Carrère, sono rimasta stupita dal fatto che in Russia la poesia si praticasse quasi come uno sport nazionale: i ragazzi si riuniscono in casa, si vedono la sera, e recitano ognuno la propria poesia. Tra la vodka e l’incoscienza della gioventù, questo passatempo persiste tra tutti, anche tra quelli che poi vanno a fare i i militari, gli insegnanti, i dottori, le attrici o le prostitute. Un esercizio linguistico che coinvolge la parte più nascosta di sé, le proprie emozioni e sensazioni, e le porta alla luce tramite parole e voci, ognuna alla ricerca della propria affermazione.

Provo a raffigurarmi i ventinove autori dei disAccordi e li vedo così diversi da me, per età, storia, lingua e tradizione; vedo dei ragazzi congelati in un paese ostile, con la sensazione di essere perennemente in guerra o perennemente sotto scacco, nel divieto assoluto di vivere come vorrebbero o anche solo come potrebbero, perché qualcosa è in continuo cambiamento/peggioramento nel Paese.
Si ribellano con i versi, ma anche con le azioni: le loro poesie sono versi ribelli, densi di gesti e di denuncia, di assurdità vere e finte, di ricordi e di trapassi, di tensione e di stasi.
(Ma saranno poi così diversi da me?)

ma capita che esci fuor per strada
e intorno non sai bene cosa regna
sembra giustizia ma anche ingiustizia
e la testa ti gira senza fine
(Roman Osminkin)

 

Morte di uno studente
Fuori città è stato trovato un corpo, che ha perso
il suo strascico di accorgimenti.
La lingua è pietrificata, comprime una non consonante
o
della bocca, che striscia come bava vischiosa sul poggio.
Nell’interstizio, tra l’eco e you’re not alone della cuffia left.
Qualcuno l’ha visto ieri alla stazione, ma senza
l’ematoma in faccia.
(Denis Larionov)

 

Il mio paese odora di omicidio

scrivo queste parole perché ho paura
Konstantin Savlovskij

Cosa proponi, veleno o coltelli?
Aghi, iodio oppure bende?
Delle lame io ho il terrore
Prima che dal vetro la mia faccia cancelli
Prima di farsi vedere dal dottore
Prima che ci cancelli definitivamente?
(Elena Fanajlova)

Mentirei se dicessi che il libro non è eterogeneo, ma mentirei lo stesso se dicessi che non è omogeneo.
Partendo dall’assunto che ogni poeta ha la sua sensibilità, io credo che ci sia un senso comune, pur in questi stridenti disAccordi. La ricerca della propria identità e di uno stile linguistico unico è primaria in chiunque stia scrivendo qualcosa e il giusto sforzo che ogni poeta ha fatto credo che sia meritatamente riconosciuto nelle sue parole.
Alla fine della lettura, però, e giustamente, mi ha accolto un vago senso di comunanza, di fratellanza, con e tra questi poeti.

È possibile descrivere la realtà attraverso  versi poetici? Racchiuderla in rime, costruire metafore e metonimie, articolare versi e suoni in modo sapiente, scegliere i verbi e gli spazi, fermarsi quando è necessario, lasciando solo intuire, con un tratto tanto indefinito quanto preciso, quello che si voleva dire?
I disAccordi mi hanno portato in Russia, lontana sia dalla patina turistica che dalle news e stragi scioccanti: mi hanno portato nella realtà, nella personale, privata, soggettiva e decisamente frastagliata realtà di ognuno di essi, e per tutto questo io li ringrazio, per avermi mostrato ciò che non avrei mai saputo in altro modo e che non avrei potuto apprendere allo stesso modo con nessun’altra forma letteraria.

Aisha

quando l’estrassero dall’automobile
quando le ruppero il naso con il calcio del fucile
quando lei comprese
che era arrivato il suo turno

non c’erano né i soliti lavori umani
né una lussureggiante natura solo il cielo
sopra la testa e la terra sotto i piedi
incolore informe incorporea
che non aveva né bocca né lingua né denti
né laringe né intestino né stomaco
né pancia

occorre comprendere esattamente
di cosa parla questo teorema

le persone non muoiono mai

haràm alaykùm haràm alaykùm
(Kirill Korgacin)

 

Quante parole e dichiarazione apofatiche ha lasciato la mia amata su di me,
la aia ragazza amata, il cui corpo è sempre disponibile,
anche quando lo stringo con tutte le mie forze.
il cui corpo è irraggiungibile.
E io le dico che voglio entrare sotto la sua pelle
e piango perché non posso, senza usare violenza, stare insieme a lei in un solo corpo.
E lei mi guarda e mi chiede: intendi fondersi in una cosa sola?
No rispondo, voglio entrarti sotto la pelle,
ma continuare a rimanere me stessa.
(Oksana Vasjakina)

 

È come un muro di pioggia
o un muro di notizie
quando sbriciolandoti come un gessetto
come se il mondo avesse
sussultato e lo si potesse
salvare soltanto così
sbriciolandosi
(Alesksandr Skidan)

 

disAccordi, a cura di Massimo Maurizio, Stilo, € 16

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