“Kitchen” – Banana Yoshimoto

Nel mondo di Banana Yoshimoto l’ambiguità regna sovrana; i rapporti uomo-donna non sono quelli normali, eppure sono molto più autentici.
In questo mondo una ragazza è a suo agio solo in cucina, sia essa ultra tecnologica o vecchia e sporca.
I padri possono reinventarsi e trasformarsi in bellissime madri, la solitudine può diventare una vera e propria amica (ma essere estremamente temuta al tempo stesso).
Felicità è anche accorgersi che in realtà si è soli.
In questo mondo, quasi magico, sicuramente sorprendente, pregno di controsensi, allusioni, inversioni, una ragazza può riuscire a far breccia nel cuore di chi, come lei, è rimasto solo. Insomma, se non l’avete capito, la vera protagonista è la solitudine.

Più intrigante di Kitchen, però, ho trovato il racconto che chiude il romanzo e che è la tesi di laurea della Yoshimoto presso la Facoltà di Studi Umanistici dell’Università del Giappone. Parlo di Moonlight Shadows: mi ha trascinata nel turbinio della desolazione che segue la morte di una persona che amiamo alla follia. Se anche qualcuno non sapesse cosa signifca, l’autrice lo palesa in maniera così perfetta da farci sentire in lutto.
E anche qui l’ambiguità, il non detto inducono a girare la pagina, a sfogliare il libro e a ingoiare le parole per scoprire, diamine, come andrà a finire, cosa accadrà. E non fa niente se avevo già immaginato tutto: la Yoshimoto ha una scrittura così profonda, caratterizzata da frasi brevi e taglienti, da sorprenderci ugualmente.
Buona lettura.

Angela Liuzzi

Banana Yoshimoto, Kitchen, Universale Economica Feltrinelli, 148 pagine, 6,50 euro

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