L’immortale –Eduardo Kovalivker

Ho deciso di cominciare il 2017 con L’immortale di Eduardo Kovalivker, ci cui ho recentemente recensito la raccolta di poesie Ricordi e dissensi, forse perché a inizio anno abbiamo la sensazione di avere miriadi di possibilità, tra cui magari anche una illusoria felicità (e facilità) immortale.

Un essere immortale ha brama di comprendere l’universo, obiettivo che chiaramente non può essere perseguito nel corso di qualche anno. Occorrono secoli.

Il protagonista del romanzo è Manuel de Leon, nato nel 1770 a Santa Maria de Los Buenos Aires. Ha passato l’infanzia e l’adolescenza tra domande, letture e osservazioni, così coinvolto dalle proprie ricerche da scambiare con gli altri solo le parole necessarie, per questo non si era mai sposato né aveva amici.

Sono convinta che la comprensione dell’universo passi attraverso la conoscenza del proprio passato e dei propri antenati, in senso ampio. Pertanto l’Immortale entra in contatto con i sapienti sacerdoti inca, custodi di verità primigenie e conoscitori dell’evolversi storico.

È per seguire la propria missione che Manuel de Leon comincia a interagire con l’umanità attraverso l’esperienza dell’amore, secondo un iter euristico-esplorativo che a me ha ricordato moltissimo quello del Narciso di Herman Hesse.

Il racconto segue per lo più un ordine cronologico, ma non manca lo spazio per ricordi, flashback e digressioni; d’altronde, ripercorrere oltre due secoli di storia offre diverse opportunità narrative.
Il lettore ha modo di percepire le difficoltà connesse all’elaborazione di certe dottrine socio-politiche come il socialismo, i mali legati all’avvento delle dittature, le dinamiche umane più crude che si innescano in certe contingenze e si sposta insieme al protagonista nel tempo e nello spazio, toccando sponde lontane e vivendo eventi globali, fino ad arrivare alla profezia della fine del mondo, nella fatidica data del 21 dicembre 2012.

Mi ha colpito molto il profilo psicologico e relazionale dell’Immortale e la sua sete di conoscenza, ma ho preferito il Kovalivker poeta, nonostante la prosa scorrevole e accattivante (la traduzione è sempre a cura di Maria Cristina Fraddosio), con un finale enigmatico (e emblematico).

L’immortale è comunque un romanzo articolato e itinerante, che si spinge ai confini del sapere antico e mistico di una civiltà che tutt’oggi continua ad affascinare.

Eduardo Kovalivker, L’immortale, WIP Edizioni, pp. 170, 12 euro.

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