“Ring” – Koji Suzuki

Tomoko Oishi, nipote del giornalista Kazuyuki Asakawa, muore in circostanze misteriose, a soli diciassette anni, per un arresto cardiaco: le dita intrecciate ai lunghi capelli neri, quasi avesse tentato, in un ultimo sprazzo di vita, di strapparseli dalla testa, e un’espressione di puro terrore dipinta sul volto. Per un caso del tutto fortuito, Asakawa viene a conoscenza di altre tre morti analoghe avvenute lo stesso giorno alla stessa ora e ciò, suo malgrado, lo spinge a scavare più a fondo nella vicenda, obbligandolo a scontrarsi a tu per tu con il male peggiore che mente umana possa immaginare: una maledizione che, allo scadere dei fatidici sette giorni, condurrà a morte certa.

Ho da sempre una passione viscerale per le ghost-story, in particolare per quelle orientali e per gli spiriti Onryō, come Sadako Yamamura appunto, mossi dal rancore e da una profonda sete di vendetta. In Ring, l’autore ci guida attraverso il doloroso passato di Sadako per far luce sugli oscuri  segreti che scatenano la sua ira nel presente; difficilmente manca un filone drammatico in questo genere di storie, ma il Ring di Koji Suzuki, diversificandosi dalla trasposizione cinematografica, rivela una Sadako molto più glaciale e spietata di quella alla quale eravamo abituati: il suo odio per la società si fa arma e, come un virus – paragone che affiora dalle pagine del libro stesso e risulta molto più che calzante – non può essere realmente debellato ma soltanto trasmesso, perché il prezzo da pagare per placare – ammesso e non concesso sia davvero possibile farlo – l’ira della donna è troppo alto. La tua vita o quella di qualcun altro? Ad un certo punto diventa obbligatorio effettuare una scelta, ma una cosa è certa:

«Gulp! Uomo avvisato, mezzo salvato: fareste meglio a non vederlo, se non avete fegato. Vi pentirete di averlo fatto. (Risata maligna.)»

Ring è un romanzo avvincente che non concede attimi di tregua al lettore e, opinione del tutto personale, coinvolge e “spaventa” molto più di tanti horror occidentali, forse proprio perché permette di spiare un mondo soprannaturale e “nuovo”, facente parte di una cultura che non ci appartiene, ma anche per questo dotato di un fascino decisamente indiscutibile.

Ursula Arcuri (Regan)

Koji Suzuki, Ring, Editrice Nord, 320 pagg, 15,00 euro

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