“Spiral” – Koji Suzuki

Torno su Koji Suzuki, ancora per questo mese, visto che a Natale ho ricevuto come regalo Spiral, secondo capitolo della trilogia Ring, e in una manciata di giorni l’ho letteralmente divorato. Se mi è piaciuto? Sì, e indubbiamente tanto; il primo aggettivo che mi è balzato alla mente per descriverlo, parlandone con le amiche, è stato: geniale.

Questa volta protagonista della storia è il medico patologo Mitsuo Ando, che suo malgrado si ritrova a sezionare il corpo di Ryuji Takayama, ex compagno di studi universitari e co-protagonista del precedente romanzo. Inquietanti messaggi crittografati sembrano giungere a Mitsuo dall’aldilà e l’uomo, violando tutta la razionalità di cui dispone, sarà presto costretto ad ammettere che è Ryuji stesso a inviarglieli. In una spirale – come suggerisce il titolo – di eventi, sempre più inquietanti e all’apparenza inverosimili, Mitsuo si ritroverà a sua volta a combattere contro il virus Ring, evolutosi in una nuova malattia simile all’ormai debellato vaiolo.

Se solitamente si teme i sequel di film e romanzi possano lasciare l’amaro in bocca, certo questo non è il caso di Spiral, che perlomeno non ha deluso me. Invece di riproporci il banale diffondersi della videocassetta stregata, Suzuki recupera il paragone tra la maledizione di Sadako e la proliferazione dei virus, aggiungendo una capacità degli stessi non priva di importanza: la mutazione. Ci si ritrova così di fronte ad una minaccia ancora più pericolosa e potenzialmente irrefrenabile; una minaccia che, questa volta, rischia di minare la stabilità dell’intero genere umano così come noi lo conosciamo.

Sadako Yamamura – e questa è stata la parte che ho preferito –, non più semplice spettro del passato sul quale indagare, assume in Spiral connotazioni completamente differenti, fino all’exploit finale nel quale ogni nodo viene al pettine e ogni dubbio dissipato, ma non voglio rovinarvi la sorpresa.

In quanto a suspance e coinvolgimento, il romanzo se la gioca bene con Ring e sinceramente non saprei dire quale dei due mi sia piaciuto di più. Sicuramente ora sono curiosa di leggere Loop, ultimo capitolo della trilogia, per vedere se Suzuki sarà in grado, ancora una volta, di stupirmi piacevolmente o meno.

Un dettaglio: l’approccio alla storia è di tipo “biologico”, essendo i fatti analizzati dal punto di vista di un medico, ma, vuoi per i vari schemi piazzati qua e là tra le pagine, vuoi per i chiari e lineari ragionamenti del protagonista, gli eventi non risultano affatto difficili da seguire e comprendere, anche per chi, come me, fosse completamente digiuno in quanto a materia medica.

Ursula Arcuri (Regan)

Koji Suzuki, Spiral, TeaDue, 349 pagg, 8,40 euro

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