“Sudeste” – Haroldo Conti

Exorma ha recentemente pubblicato Sudeste, romanzo dello scrittore argentino Haroldo Conti, praticamente sconosciuto in Italia.

Sudeste è anche il modo in cui viene chiamato il vento che scorre sul fiume, il Paranà. E proprio così è questo grande romanzo argentino, che scorre placido e implacabile come il fiume che il Boga attraversa – fiume, acqua, natura, silenziosi, presenti coprotagonisti di Sudeste – la cui trama potrebbe essere facilmente riassunta in poche righe, ma non per questo risulta meno affascinante o priva di radicali mutamenti.

La vita del Boga dopo la morte del vecchio, suo nonno, mentore, amico, capo e socio, è un inno alla completa libertà; una libertà che non chiede altro che quella di essere, senza un obiettivo o una ragione, proprio come il vento che spira sul grande fiume argentino, esiste e procede in modo indipendente e naturale. E proprio come la natura muta e si trasforma lentamente durante l’alternarsi delle quattro stagioni, così la vita del Boga segue questo iter libero, naturale e mobile.

Giornalista e scrittore, l’opera di Haroldo Conti è stata bistrattata in patria come all’estero: la dittatura l’ha punito per non averla sollazzata con romanzi e scritti dedicati; fuori dall’Argentina i suoi scritti non avevano attrattiva, visto che non parlavano del periodo buio della dittatura – una bella beffa, eh?
Nel 1976 Haroldo Conti fu sequestrato, le sue tracce furono completamente perse e divenne uno dei tanti desaparecidos. Anni dopo il regime ha ammesso il suo omicidio. 

Nonostante l’apprezzamento dichiarato nei suoi confronti da Gabriel Garcia Marquez, Haroldo Conti è stato del tutto ignorato. Solo nel 1983 fu tradotto e pubblicato da Bompiani il suo Mascarò, libro ormai pressoché introvabile, mentre in Argentina lo scrittore cadeva totalmente nel buio.

Haroldo Conti preferiva osservare e raccontare storie immanenti come quella di Sudeste, in cui protagonisti e paesaggi sono collocati in un’epoca atemporale e seguono passioni e ideali inesprimibili con le parole.

Un romanzo silenzioso e solitario, data la scarsità dei dialoghi e di capacità dialettica dei suoi personaggi, ma dal silenzio pieno dei suoni dell’ambiente circostante, di una natura splendida, forte e rigogliosa, un fiume in perenne movimento, popolato da pesci e uccelli acquatici, in cui l’elemento luce cambia ogni ora, allungando le ombre o regalando coni di insperata serenità.

Successero piccole cose che si accumularono fino a provocare un cambiamento. I salici cominciarono a germogliare. La linea delle isole si fece più scura. Avvertirono nel corpo quella vaga inquietudine che accompagna il cambiamento. Una specie di angoscia. Ansietà. Si domandò cosa gli sarebbe successo in quell’estate. 

Un’ansietà strana e immotivata che io stessa ho sentito più volte nella mia vita, che deriva da un ciclo più grande che, per quanto lo si ignori, ci ingloba comunque, in quanto esseri viventi sulla terra o sull’acqua. Le storie degli esseri umani sono come quelle dei piccoli pesci che risalgono il grande fiume, le loro voci si perdono tra i richiami degli uccelli, e puoi seguire in un effluvio di parole che scorre e che muta, in sincronia con il procedere del giorno.

Haroldo Conti, Sudeste, Exorma, 2018, € 14.90

 

 

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