“Un’aringa in Paradiso. Enciclopedia della risata ebraica” – Elena Loewenthal

Cosa si mangia in paradiso? Risposta: aringhe!
Tante, anzi, tantissime sono le storielle ebraiche. Vengono raccontate costantemente, da secoli, più e più volte dalle stesse persone ad altre persone, facendogli fare il giro del mondo e il viaggio nel tempo. La tradizione ebraica è fatta anche di umorismo, anzi forse, questa è la qualità che gli ha permesso di sopravvivere nonostante la non facile storia. Elena Loewenthal intraprende così un viaggio nelle storielle comiche più famose del suo popolo, permettendoci di gustare questa Aringa in paradiso. Enciclopedia della risata ebraica. Nonostante il nome, non si parla di un mattone che vi schiaccerà con il suo peso, ma piuttosto di una raccolta divertentissima delle classiche barzellette, storielle, freddure, della cultura yiddish.
Operando per riduzione (e per riedizione, dato che questa versione Einaudi 2011 è la seconda), l’autrice classifica le storie suddividendole per tematiche, che comunque permettono brevi digressioni e versioni duplici della stessa battuta: dalle storielle sul tema della famiglia, a quelle del rapporto interconfessionale, alle barzellette irrinunciabili sulla yidishe mame (che è colei che “perdona e dimentica, ma non dimentica mai, oh, questo no, di aver perdonato…”), fino a quelle sulla sinagoga, passando per i topoi del naso degli ebrei e della gestione dei soldi, fino alle “citazioni citabili”. E via così, risata su risata, battuta su battuta, storiella dopo storiella, incontriamo tutti i personaggi tipici della cultura ebraica, come la meravigliosa figura dello schnorrer, il mendicante ebreo fiero di essere un mendicante, la cui superbia è tale quanto la sua ragion d’essere, e non per questo non vi chiederà meno denaro; o il leggendario Tevye il lattivendolo; o il sensale di matrimoni, tipico di ogni comunità, sempre pronto a combinare il possibile con l’improbabile, attento a difendere gli interessi dei suoi clienti ma soprattutto i suoi, vera e propria quintessenza del pragmatico spirito yiddish; percorrendo  i luoghi che sono cari alla cultura ebrea, da quelli fisici come la Polonia o la Russia, che tornano nella memoria come terre-serbatoi di un ebraismo autentico e popolare, o come i treni, sui quali, volente o nolente, gli ebrei ne hanno passati di momenti.
Saltando e attraversando episodi storici, nemici e amici, si ride e si prendono in giro (senza mai denigrare) gli ebrei, i loro difetti e presunte virtù, scherzando su usi e costumi di questa cultura così tenacemente ironica, così sagacemente pronta, così intelligentemente capace di rimboccarsi le maniche e tentare il tutto per tutto, senza mai barattare neanche un grammo del proprio essere per questo. Forse perché conscia di essere quel “popolo eletto” (convinzione che va letta con la celebre frase di Woody Allen: «Dio non esiste, comunque noi siamo il suo popolo eletto») o perché con Egli vanta da sempre un rapporto speciale e quasi confidenziale – come dice giustamente Moni Ovadia, il rapporto tra Dio e l’ebreo è un rapporto tra pari, un rapporto a tu per tu, un rapporto diretto… quello che fa chiedere a qualche ebreo se loro possono essere un po’ meno il popolo eletto, e ad altri  ebrei fa venir paura ogni volta che ci sono tuoni e fulmini, non si sa mai che Dio gli mandi un’altra Torah! E anche perché in fondo ad ogni risata, c’è una riflessione, un pensiero che non molla, un orgoglio e una dignità che non si scorda, una risposta che problematizza, e ad ogni domanda segue sempre un’altra domanda – da cui, giustamente: “Perché gli ebrei rispondono sempre con una domanda a una domanda? – E perché non dovrebbero?“.
Ridere, sdrammatizzare, pensare, riflettere. Storielle che fanno bene all’animo due volte, sia perché le risate sollevano lo spirito, sia perché la battuta induce al ragionamento. E mi fa chiudere con il “teorema: la somma di tre italiani fa un ristorante, la somma di tre ebrei fa due sinagoghe”.


Azzurra Scattarella

Elena Loewenthal, Un’aringa in paradiso. Enciclopedia della risata ebraica, Einaudi, € 15.50

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