“La traccia del serpente” – Rex Stout

Nero Wolfe non esce di casa per lavoro. Mai. Nero Wolfe non parla di affari durante i pasti. Per nessun motivo. Nero Wolfe trascorre diverse ore prendendosi cura delle sue orchidee. Ogni giorno. Nero Wolfe è grasso e pesante, di modi ruvidi, è spesso impietoso, accetta i casi di malavoglia, è esoso, scontroso e sprezzante, maltratta i clienti, abbaia sul grugno ai poliziotti, è pigro e indolente, misogino, ama soltanto il cibo raffinato, la sua serra sul tetto, la sua poltrona costruita su misura, i pigiama gialli, la birra ben fredda. Nero Wolfe è indiscutibilmente un genio.

La traccia del serpente è il primo romanzo di Rex Stout in cui appaiono Nero, Archie Goodwin, suo pungolo e braccio destro, Fritz Brenner, responsabile dei monumentali pasti nella vecchia casa di arenaria, e Theodore Horstman, il ‘balio’ delle orchidee. È un caso singolare, l’indagine sulla scomparsa di un uomo legata a doppio filo con la morte improvvisa di un altro, ferito in maniera letale da un congegno montato all’interno di una mazza da golf.  Quale mente sofisticata può aver messo in atto un simile stratagemma? E dove si trova, ora, Carlo Maffei? Perché ha conservato con cura un ritaglio di giornale, prima di far perdere le proprie tracce? Riuscirà, Nero, a risolvere il caso senza mai mettere piede fuori di casa? Tra borbottii, imprecazioni e goffi tentativi di “resistenza passiva” al lavoro, scocciato, più di ogni altra cosa, dal dover ragionare sugli indizi riferiti da due donne, esseri per lui quantomeno inaffidabili, costretto da imprescindibili necessità economiche, l’enorme investigatore si appresta alla risoluzione dell’enigma con svogliata genialità. Sarà solo un affronto indescrivibile, un assurdo attentato alla sua persona, a spingerlo a cercare la verità con calma e determinazione.

Dal 1934, anno di uscita del romanzo, Nero, Archie, la casa di arenaria, l’appuntamento con le orchidee diventeranno presto delle costanti dell’immaginario giallo di Europa e Stati Uniti; personaggi variegati e poco convenzionali, dialoghi fulminanti, una New York vista dallo spioncino o dai racconti minuziosi di Archie al suo capo: Rex Stout ha saputo creare un mondo dove il tempo è scandito dalle strane abitudini del padrone di casa e dove persino un attentato non riesce a portare scompiglio.

Maria Di Piazza

Rex Stout, La traccia del serpente, Mondadori Milano,  collana I classici del giallo, 2002, pp. 251, €  4,05

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.