“Nodo di sangue” – Laurell K. Hamilton

Quando ho cominciato a leggere Nodo di Sangue di Laurell K. Hamilton – ovvero più di un anno fa, il libro mi era stato regalato – non sapevo assolutamente a cosa stessi andando incontro, né mi è passato per la testa di informarmi a riguardo visto che generalmente preferisco essere “mentalmente aperta” ed evito di farmi condizionare da critiche e commenti. Ovviamente il libro è tornato a prendere polvere sulla sua mensola nel giro di venti pagine e lì è rimasto fino al mese scorso, quando mi sono imposta di terminarlo per poterlo recensire. Che patimento, non ne avete idea: ad ogni paragrafo dondolavo tra il desiderio di lobotomizzarmi infilandomi una matita nel naso e quello di lobotomizzare invece la Hamilton e tutti coloro che la reputano una divinità in campo horror.

Di cosa parla Nodo di Sangue? Ma di vampiri, mi sembra chiaro!, con tanto di Sterminatrice (alla Buffy, insomma) ventiquattrenne affascinante, super scaltra, fortissima, un portento alla Alice di Resident Evil quando si tratta di imbracciare un’arma ecc. ecc.
Ora: l’autrice, non paga di aver creato questa protagonista stereotipata ed assolutamente poco credibile che incarna tutti i pregi dell’universo e nessun difetto (ah no, poverina, in effetti è deturpata dalle cicatrici che le hanno lasciato addosso i vampiri: quanto può essere ingiusta la vita di un’eroina…), decide di circondarla solo di personaggi altrettanto ridicoli (e qui si spazia dall’umano di colore con capelli rossi e occhi chiari all’antagonista killer bellissimo, misterioso e ovviamente gran bastardo – ma non abbastanza da abbindolare la nostra prode – passando per una sfilza di splendidi vampiri che sottomettono altrettanto splendidi umani; insomma, la “normalità” tra queste pagine non è assolutamente contemplata).

Ma sapete la vera chicca qual è? Che non solo Anita Blake – la protagonista – a ventiquattro anni ammazza vampiri come nulla fosse invece che preoccuparsi dell’acne post adolescenziale o di quale film andare a vedere al cinema, ma lavora anche per un’agenzia che – pausa ad effetto – resuscita i morti! Pensate che le sorprese finiscano qui? Ma no, vi pare? Vampiri e zombie sono accompagnati da fugaci comparse di licantropi, ratti mannari e porcherie di ogni genere, tanto che arrivati ad un certo punto viene da chiedersi: “Ehi, un momento, poltergeist e cyborg dove sono? Questa è discriminazione!”.

Non so molto della Hamilton e non mi interessa approfondire la conoscenza, ma il suo romanzo sembra né più né meno l’insieme di fantasticherie di una qualche ragazzina estremamente scontenta della realtà che la circonda; ragazzina che, proprio su queste basi, ha cercato di ricreare attorno a sé un mondo fantastico e ricco di avventure. Il filo logico va a farsi benedire, creature di ogni genere saltano fuori una pagina sì e l’altra pure e stilisticamente il romanzo è quanto di più piatto e banale si possa immaginare.

A dodici anni ho letto la saga di Alisa Perne (Christopher Pike) pubblicata dalla Mondadori (tra l’altro da pochissimo uscita in ristampa, si sa che adesso vampiri e Urban Fantasy equivalgono a lauti incassi). Non lo riprendo in mano da più di dieci anni ma a tutt’oggi preferisco consigliarvi quello piuttosto che questa porcheria: se non altro era più coerente, e se non altro non era destinato ad un pubblico di “adulti”.

Ursula Arcuri (Regan)

Laurell K. Hamilton, Nodo di Sangue, TEA, 338 pagg, euro 8,00

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