“Il Divoratore” – Lorenza Ghinelli

Ho comprato Il Divoratore di Lorenza Ghinelli spinta più dall’impulso che da altro: c’è da dire però che quel fascione giallo recitante: «Il caso letterario dell’anno» non passava affatto inosservato. Poi mi è caduto l’occhio sulla terza di copertina, ho notato che l’autrice era una ragazza italiana della mia età e, sinceratami non si trattasse dell’ennesima love story al diabete pseudo-fantasy pseudo-horror, mi sono detta: “Va bene, tentiamo”. Che dire? La buona fede è stata sicuramente ricompensata.

Pietro, Alice e Denny sono i personaggi chiave attorno cui la storia si snoda: il primo è un ragazzino autistico che disegna in maniera magistrale, peccato solo nessuno riesca a interpretare i suoi lavori per ciò che realmente sono – vale a dire la rappresentazione più pura e lineare possibile di tutti gli orrori ai quali il bambino ha assistito; Alice, psicoterapeuta di di Pietro, dovrà invece rimboccarsi le maniche e raccogliere tutto il coraggio di cui dispone per fronteggiare gli scheletri che teneva sepolti nel fondo della memoria e combattere un male che, sotto forma di innocuo vecchietto, si aggira per la città stroncando giovani vite; mentre Denny… be’, Denny Possenti è un personaggio tutto da scoprire, il punto di origine da cui ogni cosa ha avuto inizio.

Da bambina evitavo il più possibile anche solo di pensare alle cose che mi spaventavano. Come tanti altri, ero terrorizzata da Pennywise il clown (It, Stephen King) e il solo leggere sulla guida TV che lo avrebbero trasmesso per televisione mi faceva passare intere notti insonni. Perché vi sto dicendo questo? Perché solitamente il giorno dopo il sole sorge e scaccia ogni paura, facendo sparire mostri e fantasmi, giusto? Così ci convinciamo sia stata soltanto la nostra immaginazione a giocarci un tiro mancino, a farci sentire scricchiolii sinistri durante la notte e sospetti ticchettii contro i vetri delle finestre, ci mettiamo l’animo in pace e diventiamo grandi. Ma che succede quando l’immaginazione di un bambino è tanto forte e colma di disperazione da dare vita ad un vero mostro? Un mostro reale, tangibile, che si nutre di odio e rancori, un mostro che di anime non sarà mai sazio abbastanza?
Come ha scritto una volta Stephen King, non mi vergogno di ammettere che, alla veneranda età di ventinove anni, mi assicuro ancora di avere braccia e gambe ben coperte quando mi infilo a letto, non si sa mai cosa potrebbe saltar fuori da là sotto mentre sto dormendo, e decisamente non ci tengo a scoprirlo.

Una cosa comunque è certa, le filastrocche di Lorenza Ghinelli colpiscono e sanno farsi amare:

«Lui è là, ci vive intorno, ma la notte fa ritorno! Nella casa lungo il fiume, non c’è vita e non c’è lume, ma c’è un cielo appeso al muro, lui ti guarda a muso duro. Non guardarlo, non cercarlo. Se ti vede tu gli credi! Se gli credi lui ti vede!»

Se vi piace il genere provate a leggerlo, non vi porterà via molto tempo, e mi raccomando, fate attenzione a ciò che desiderate perché potreste riuscire ad ottenerlo. L’amico ideale che avete sempre sognato potrebbe rivelarsi per ciò che realmente è: una creatura d’odio, senza cuore, che si ciberà di voi e della vostra anima facendovi sprofondare in un oblio da cui non ci sarà mai ritorno.

«Se gli credi lui ti vede.»

Lettore avvisato…

Ursula Arcuri (Regan)

Lorenza Ghinelli, Il Divoratore, Newton Compton Editori, 254 pagg, 9,90 euro

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