“Non mi uccidere” – Chiara Palazzolo

Non Mi Uccidere di Chiara Palazzolo mi era stato consigliato parecchi anni fa da un’amica, ma ho impiegato secoli per riuscire a concluderne la lettura. Questo perché, non me ne vogliano i fan dell’autrice, è la storia più noiosa e prolissa sulla quale mi sia mai capitato di posare lo sguardo.

In breve, la vicenda ruota attorno a Mirta, giovane studentessa che, morta di overdose insieme al suo ragazzo, torna in vita e decide di attenderlo. I due si erano infatti promessi di ritrovarsi post-mortem sulla terra, e Mirta quella promessa la vuole onorare.

Qual è il problema? Eh, ce ne sono tanti di problemi, in realtà. Il romanzo, per esempio, è un continuo susseguirsi di soliloqui ed elucubrazioni della protagonista in questione. Nient’altro, sul serio. Fino alla quarta parte (trecento e passa pagine), Mirta non parla con anima viva, quindi non si vede l’ombra di dialoghi: uno stream of consciousness incessante e massacrante, durante il quale ogni singolo pensiero viene diluito in venti pagine e ripetuto in cento modi differenti. Insomma, non certo il massimo per catturare l’attenzione del lettore.

Aggiungiamoci poi che, dal punto di vista prettamente stilistico, la Palazzolo riprende pari pari lo stile di Isabella Santacroce (e di chi prima di lei, ovviamente) in “Revolver”, intervallando ogni tre parole con un punto fermo. Ora, sciropparsi quattrocento pagine di viaggi mentali scritti in questo modo, senza un punto interrogativo che segua una domanda, non è esattamente semplice, né tanto meno piacevole. La storia, già vacillante di suo, risulta così anche poco scorrevole, e la voglia di andare avanti nella lettura, non a caso, scema sempre più ogni minuto che passa.

Morti sporadiche ci vengono regalate qua e là per ricordare al lettore che, ehi!, questo è un libro horror, ma per quel che mi riguarda il romanzo ha più ragione di essere paragonato ad una lunga ed elaborata fanfiction: Mirta, bellissima e intelligente eroina di turno, da tutti amata e bramata, torna dalla morte per mutare nella versione “cattiva” di se stessa, e il resto del mondo ruota attorno a lei. Fine.

Ah sì, Mirta è uno zombie, perché a conti fatti la cosa non viene spiegata fino a pagina duecento, tanto che sia io che altre persone con le quali ho parlato (nessuna di loro ha terminato la lettura del romanzo, stranamente) eravamo convinti fosse invece una vampira. Certo, una zombie fashion, che si muove alla velocità della luce e che, quando si ciba di carne umana, torna ad essere bellissima – con tanto di immacolata carnagione bianco latte –, ma pur sempre una non morta. Roba da far rabbrividire, non certo per la paura però.

Un plauso alla Palazzolo va comunque fatto: è riuscita ad anticipare gli pseudo-vampiri scintillanti di “Twilight”, per sua sfortuna senza ottenere gli stessi incassi della Meyer, e quasi viene da chiedersi come mai l’“imminente” film tratto dalla sua opera, citato in quarta di copertina, dal 2005 ad oggi non abbia ancora visto la luce… misteri.

Ursula Arcuri (Regan)

Chiara Palazzolo, Non Mi Uccidere, Piemme Pocket, 427 pagg, 4,90 euro

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