“André the Giant. La vita e la leggenda” – Box Brown

Non sono in molti a saperlo, ma sono un grande appassionato del ring, in particolare di pugilato e wrestling. Non poteva quindi non farmi un certo effetto la clip commemorativa trasmessa nel corso dell’ultimo episodio di “WWE RAW” e nella quale, a un certo punto, immagini di repertorio mostravano un sorridente Muhammad Alì esibirsi in un siparietto con André The Giant. Inutile aggiungere a questo punto che nella mia biblioteca c’è spazio anche per la sezione dedicata allo sport e che ospita, tra i vari libri e almanacchi, una copia di The Greatest, l’autobiografia di Muhammad Alì. Ma, se è vero che non avrebbe molto senso da parte mia scrivere una recensione sulla vita di Muhammad Alì (in che modo potrei mai recensirla?), ha però senso recuperare il graphic novel dedicato da Box Brown alla vita di un’altra leggenda: il gigante André.

Per chi non ha idea di cosa sto parlando, spiego, con un piccolo cappello, che André The Giant era il nome d’arte di André René Roussimoff, un allegro bambino francese… di un metro e ottanta di statura! Ancora adolescente, iniziò a fare le prime apparizioni sui ring parigini, dove si metterà in mostra – e non avrebbe potuto essere altrimenti! – prima di approdare nei circuiti di wrestling più importanti al mondo, vale a dire quelli giapponesi e americani. Ma andiamo con ordine.
Il volume di Box Brown si apre in maniera molto simpatica: sebbene i disegni in se stessi non sembrino particolarmente degni di nota, è comunque divertente vedere, nelle prime pagine, personaggi dello sport (come Hulk Hogan) e dello spettacolo (come Billy Crystal) ricordare André e invitare così il lettore a ripercorrere la vita di questo grande – in tutti i sensi – performer.

Il volume si limita, tutto sommato, a riproporre in maniera fedele la biografia di André. Questo sarebbe normalmente un limite, ma nel caso specifico stiamo parlando di una vita talmente straordinaria che anche un resoconto cronistico finisce per diventare inevitabilmente un romanzo molto denso, specie se si considera che nell’esistenza di André c’è stato posto per tutto: le partenze e la nostalgia, il risentimento e l’amore, la ribalta e la malattia. Abbiamo detto prima che André fu un adolescente di un metro e ottanta di statura, ma bisogna però aggiungere che, a causa dell’acromegalia da cui era affetto, continuò a crescere in età adulta fino a raggiungere una stazza fuori dal comune per due metri e venti di altezza. E così, mentre le mani, i piedi e la testa aumentavano di volume, il cuore, la schiena e le ginocchia si indebolivano sempre più, fino a condurlo a un’annunciata morte prematura.

Se la vita di molte persone famose segue una curva che porta all’ascesa e poi alla discesa, quella di André The Giant è stata più simile a un viaggio sulle montagne russe: il percorso, infatti, ha visto molti saliscendi e molte più curve del normale. Difficile dire se André sia stato un privilegiato o uno sventurato, se sia stato baciato dalla fortuna o meno. Certo è che quest’uomo riuscì a fare sempre di necessità virtù. Alle provocazioni di chi l’apostrofava come un fenomeno da baraccone, rispondeva sconfiggendo due o più avversari alla volta in quelli che si chiamano “handicap match” (come a dire che l’handicappato non era certo lui, che riusciva ad atterrare più rivali partendo da una situazione di svantaggio); e quando il fisico iniziava a dare segni di cedimento, ecco che fu la volta del cinema. Molto divertente a questo proposito il capitolo relativo alle riprese del film La storia fantastica, fortunata pellicola del 1987 di Rob Reiner in cui André interpretava il gigante Fezzik al fianco di Mandy Patinkin (il Jason Gideon di Criminal Minds, per capirci) e Robin Wright (la Claire Underwood di House of Cards). Insomma, dalla campagna francese al grande schermo, passando per i salotti televisivi, le arene e gli alberghi di lusso, è proprio il caso di dire: André The Giant, una vita, una leggenda.

Box Brown, André The Giant. La vita e la leggenda, Panini Comics, Modena 2014, 240 pp., 15 euro

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