“L’anello mancante” – Saida El gtay, Nicolò Angellaro

Metti una sera in cui l’inquietudine ti assilla. Non sai bene cosa sia, ma ti giri e ti rigiri nel letto, in preda a misteriosi dilemmi. Allora – mentre fuori la notte avvolge una città oscura e affascinante, “madre di tutti i misteri” – scendi in strada per placare il tormento facendo due passi, ma la tua insonnia rischia di diventare eterna nel momento in cui inciampi (nel vero senso della parola) in qualcosa di assolutamente impensabile e oscuro. È quello che accade a Tommaso, suo malgrado costretto a raccogliere un macabro dito mozzato infilato in un anello ancor più misterioso.
E poi c’è Indira, che quel dito l’ha ricevuto come regalo di compleanno, un dono incomprensibile da parte di una madre che l’ha abbandonata alle cure della burbera zia Petunia, un dono che non ha intenzione di accettare e che per questo motivo getta via in una strada buia, con l’intenzione di dimenticarlo prima possibile.
L’anello mancante, romanzo vincitore del premio InediTo 2015, scritto a quattro mani, tira subito il lettore dentro la storia, fin dalla copertina (che nasconde molti indizi). Un prologo accattivante, un misterioso capitolo “zero”, e questo urban fantasy di ambientazione italiana decolla salendo subito in alto, proprio con l’incontro fra Indira e Tommaso, che più diversi non potrebbero essere, eppure nella incalzante ricerca del segreto nascosto dietro il dito mozzato trovano un comune scopo e un’avventura che cambierà per sempre le loro vite.
C’è molto di interessante in questo libro: una trama originale e coinvolgente, due protagonisti di carattere, un’ambientazione magica (Torino, custode di occulti segreti, riempie ogni pagina col suo fascino austero e spicca in tutta la sua bellezza, prestandosi egregiamente all’intreccio grazie ai suoi lati oscuri), un personaggio sospeso tra verità e leggenda (Gustavo Rol, mistico dai controversi poteri, a cui appartiene l’anello conteso da forze opposte e terribili), una narrazione dinamica e moderna.
Dopo una prima parte in cui, muovendosi attraverso la notte per le vie di una città che ad ogni angolo svela i suoi aspetti esoterici, i due ragazzi si mettono a investigare sul misterioso (e inquietante) dito mozzato e sull’anello a cui è legato, la storia entra nel vivo e si popola di personaggi sopra le righe, di sette oscure e occulti segreti (ma non aspettatevi solo buio e ombre, il tono ironico e divertente della narrazione stempera le atmosfere cupe in più di un’occasione), il tutto legato alla figura di Rol.
Al di là dell’intreccio, che si dipana tra colpi di scena e intrighi tenendo sempre il lettore sulle spine, quello che mi ha colpito di più in questo romanzo è proprio lo stile degli autori. La narrazione viaggia su un doppio binario: due differenti punti di vista che si alternano, ben caratterizzati e identificabili, capaci di creare empatia e portare chi legge a immedesimarsi nel personaggio che volta per volta affronta la storia.
L’incontro delle due penne, ciascuna dotata di un proprio stile, genera un risultato notevole; l’uso della prima persona e l’alternanza dei punti di vista (descrittivo, introspettivo e serio quello di Indira, asciutto, scanzonato e brioso quello di Tommaso) dà luogo a una sapiente fusione di emozioni e sentimenti, di leggenda e realtà, narrati con ritmo sostenuto e linguaggio moderno. Il che, unito a una trama dinamica e originale, fa di questo romanzo una piacevole sorpresa.

Saida El gtay e Nicolò Angellaro, L’anello mancante, Il Camaleonte Edizioni, € 15, 2016

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