Cedi la strada agli alberi – Franco Arminio

Ho letto Cedi la strada agli alberi pochi giorni dopo l’uscita (erano i primi di marzo), ma a volte i libri fanno giri strani prima che qualcuno scriva di loro (o è chi li recensisce a perdersi!).

Franco Arminio è tra i più noti poeti contemporanei, scrive dal ’76, ha pubblicato una ventina di libri, è ricercatissimo sul web e molto condiviso sui social. Con Chiarelettere – casa editrice indipendente milanese – ha pubblicato Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra , che si può definire una “raccolta della vita”, dal momento che mette insieme buona parte della sua produzione. Poeta del Sud con risonanza nazionale e virale, vive ancora a Bisaccia (provincia di Avellino).

Franco Arminio ha la morte alle calcagna, quasi fosse una compagna inseparabile, un’interlocutrice sempre presente, una specie di ombra. E lo dichiara lui stesso: senza l’assillo della morte mi sento una cosa inerte. Non è un caso che la sua raccolta cominci così: Pensa che si muore/ e che prima di orire tutti hanno diritto/ a un attimo di bene.

 

Da questa impellenza, che è indice di una vera e propria necessità di comunicare e dire la vita, sgorgano versi prolifici, quotidiani, incoraggianti. Tra le poesie più esortative, Lettera ai ragazzi del Sud, di cui mi risuona nella testa questo stralcio:

Vivere è un mestiere difficile a tutte le età,
ma voi siete in un punto del mondo
in cui il dolore più facilmente si fa arte,
e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.
Non lo fate per darvi arie creative
,
 fatelo perché siete la prua del mondo:
davanti a voi non c’è nessuno.
Il Sud italiano è un inganno e un prodigio.
Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.
Pensate che la vita è colossale.
Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

 

Lo sguardo poetico si insinua nell’ordinario e si ferma nei luoghi delle abitudini, come il bar:

Io dico che si deve partire da un punto qualunque,
per esempio dal fatto che alle nove del mattino
puoi andare in un paese vicino
e sentire quello che dicono al bar
un muratore, un vecchio ammalato, un postino.

 

La poesia è lo spazio per eccellenza dell’amore, non di quello sofisticato e metafisico ma giornaliero, che conosce la fatica dell’esistere, che abbisogna di sforzo per tenersi al sicuro: Lavoro come un fabbro/ fino a tarda sera/ per dare al nostro amore/ un cancello, una ringhiera. O quell’amore un po’ avido e un po’ istintivo, necessario, che è quasi risposta a uno stimolo vitale: Le donne giungevano al mio cuore/ come a una piazza di colombi.

Nella raccolta di Franco Arminio – che ho riempito di sottolineature, mentre trovavo conforto alle mie inquietudini esistenziali – c’è posto anche per le lettere ai grandi della letteratura, come Pasolini e Rocco Scotellaro, e per la famiglia.

La scrittura poetica di Franco Arminio è come un richiamo dalle profondità esistenziali di ciascuno di noi, un’eco di passione, un urlo di vita contro la desolazione imperante di un mondo sempre connesso ma incapace di curare le relazioni.

La sua è una poesia concreta, fatta di paesi e paesaggi, di luoghi d’incontro comuni, di cose, di persone reali, come Pinuccio, professore d’inglese/ che non ha mai esercitato la professione; è tangibile (Oggi savi nel mio sangue/ e io me ne accorgevo/ ogni volta che il sangue/ entrava dentro il cuore); intensa (Io la chiamo intensità/ […] L’intensità non è una cosa/ di casa tua,/ né di un altrove,/ la puoi trovare ovunque).

Se avete un amico alla ricerca di percezioni e visioni nuove,  Natale regalate Cedi la strada agli alberi di Franco Arminio, perché ne vale la pena.

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi. Poesie di terra e d’amore, Chiarelettere, pp.149, 13 euro.

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