L’adatto vocabolario di ogni specie – Alessandro Silva

Non ho idea di come Alessandro Silva, scrittore di Parma, possa giungere a scrivere dell’Ilva di Taranto, in una insolita raccolta poetica… sarà che c’è L’adatto vocabolario di ogni specie o sarà per l’assonanza tra il cognome e lo stabilimento pugliese.

Nella maggior parte dei casi sono convinta che la poesia possa astrarre ed elevare, alleggerire per condurre ad una verità superiore. Questa volta, dopo aver letto L’adatto vocabolario di ogni specie di Alessandro Silva, vincitore di Luce a Sud Est – concorso di scrittura sociale della casa editrice Pietre Vive – nel 2015, sono ancora più sicura che la scrittura poetica sia un condensato di vita. Magari amara, perversa, maledettamente storta.

Questa silloge ospita nella prima parte una serie di stralci di cronaca su quel controverso polo siderurgico che Taranto –la città dei due mari – ha nel suo stomaco da troppi anni e dove c’è chi non arriva a seppellire i genitori ma i propri figli. In un silenzio che profuma di una fioritura marcia.

Ogni pagina ha un odore penetrante e un sapore di acciaio e consegna alla successiva un senso di angoscia e pericolo costante, ma anche accorgimenti per sopravvivere: la barba/va tenuta accorciata per non farne/polvere di nero, d’odore nel piatto/sudore d’ombra.

Le poesie di Alessandro Silva sono metalliche, fredde ma pulsanti, madide di esistenze storpiate, fataliste (Doveva accadere, è accaduto/a lui. Moglie e figlio attendevano./Un gelo negli occhi li ha colti…), quotidiane e semplici (Al mattino vedersi, sempre di fretta – che mi ricorda Gli amori difficili di Italo Calvino). Sono attaccate a date e cronoprogrammi, a provvedimenti e ipotesi di vita (Lei sa poco, io molto meno).

L’adatto vocabolario di ogni specie prende il titolo dalla seconda delle quattro parti in cui è strutturata la raccolta, a cui si aggiungono un prologo e un epilogo, forse perché parlare dell’Ilva necessita di interruzioni, ma anche di preparazione psico-emotiva, mentre – purtroppo – c’è chi la vive in modo permanente e perpetrante, che lascia cicatrici (Fa silenzio/sul braccio la macchia carminio/erosa dai milletrecento gradi/di saliva sputata per i suoi peccati/da operaio).

A tanto dolore rappreso, si aggiunge un’altra essenziale componente, per quanto trasfigurata: Non è come altre/emozioni malate, la rabbia./Non fiacca e ti fa più giovane. Ma c’è anche spazio per la dolcezza, incarnata dalla donna che dorme e ti guarda, capace di amore, nonostante tutto, perché l’amore non capisce niente. È attesa/lunga, nel corpo, una danza di mistero/sotto veli di lenzuola. Dona gusto/e veleno al sangue degli occhi.

Alessandro Silva ha condensato impegno civile e denuncia sociale in una raccolta greve ma raffinata, che è comunque un omaggio alla vita.

Alessandro Silva, L’adatto vocabolario di ogni specie, Pietre Vive Editore 2016, pp. 89, 10 euro.

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