Ricordi e dissensi – Eduardo Kovalivker

Le idee, gli ideali e i ricordi devono girare il mondo per esistere; succede questo in Ricordi e dissensi, raccolta di poesie di Eduardo Kovalivker, scrittore argentino.

Non avevo mai sentito nominare questo autore, pur essendo stato ospitato dall’ateneo barese nel 2014, da me frequentato negli scorsi anni, ma sono felice di aver almeno incrociato il suo pensiero, anzi l’intera sua vita; ho potuto sfogliare i suoi ricordi, le sue esperienze, le ragioni della sua lotta (po)etica.

Il titolo dell’antologia Ricordi e dissensi porta subito alla mente l’idea di una sorta di rivisitazione esistenziale, lascia presagire una carrellata di situazioni passate con effetti ancora tangibili. Mi ha colpito immediatamente la poesia scelta per aprire la silloge Un cambiamento, che incomincia con una negazione e si conclude con un’esortazione (Ricordo lo specchio/e in quello riflesso non dissi/che agli uomini vecchi/non sia concesso sognare). Specifico, allora, che Eduardo Kovalivker ha più di 70 anni e di Storia ne ha vista e vissuta parecchia anche sulla sua pelle.

In questo lasso di tempo indefinito che concedono la memoria e i ricordi, c’è anche la possibilità di dissentire o riaffermare volontà ben radicate seppur contrastate: Volli essere poeta della dignità umana/ma la abbandonai per pigrizia e codardia/una sera di gioventù lontana./E così i giorni passarono e passarono i mesi/e mi persi la vita un milione di volte.

Diversi componimenti sono dedicati a personalità con cui il poeta non può più interagire direttamente, come amici, parenti o “colleghi” (molto belle le poesie per Pablo Neruda) e in questo turbinio di esistenze scomparse che s’intrecciano con ostinazione ci sono richiami e ricordi che restano vivi.

Dall’amore alla vita, dalle donne alla Storia, Eduardo Kovalivker filtra quasi ogni esperienza attraverso un profondo senso di giustizia. Con sintesi eccezionale in Attualità ripercorre l’affermazione dei totalitarismi, le storture dittatoriali, l’insensatezza di certi comportamenti umani, condensati in questi versi: L’uomo umilia e uccide;/contamina l’aria;/avvelena i mari;/sfinisce la terra. E giunge ai tempi più recenti in La famiglia Obama entra nella Casa Bianca, come fosse la realizzazione di un sogno (I sogni dell’uomo si cuciono/questa mattina a forma di manto). Parla del suo rapporto con i fratelli cubani e riporta un aneddoto del Festival del Libro nell’isola di Fidel Castro.

La silloge si conclude con una visione plurale che esplode di convinzione e possibilità, al di là di ogni odio e guerra (Che gli altri parlino di odi e di guerra/noi parleremo d’amore e lavoro/e otterremo i frutti della terra).

La scrittura poetica di Eduardo Kovalivker ha quasi i tratti di racconti autobiografici in versi, il cui senso e la cui traduzione sono ben resi da Maria Cristina Fraddosio, curatrice del volume, che è stata il più fedele possibile agli intenti dell’autore.

Eduardo Kovalivker, Ricordi e dissensi, WIP Edizioni, pp. 134, 10 euro.

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