“Lettere sugli scritti e il carattere di Jean-Jacques Rousseau” e “Riflessioni sul suicidio” – Madame de Staël

«Fosse vissuta nel ventesimo secolo, si sarebbe tranquillamente riconosciuto a Madame de Staël quel ruolo di pensatrice politica che giustamente viene riconosciuto, ad esempio, ad Hannah Arendt. Invece, ai suoi tempi, le si rimproverava di “impicciarsi” di politica». A 250 anni dalla nascita di Anne-Louise Germaine Necker, meglio nota come Madame de Staël, la casa editrice Bibliosofica ripropone le sue Lettere sugli scritti e il carattere di Jean-Jacques Rousseau. L’edizione, a cura di Livio Ghersi, include inoltre le Riflessioni sul suicidio.

Comincerei a parlare proprio di questo secondo saggio, che ben manifesta una prima virtù da parte dell’autrice: la capacità di lasciarsi scalfire dagli accadimenti del suo tempo, da quelli pubblici o politici alle vicende più prettamente umane e personali. E così, rimasta particolarmente colpita dal suicidio del poeta Heinrich von Kleist e della sua amante Henriette Vogel, Madame de Staël scrive un trattato, a mio avviso, di rara profondità e bellezza. Affermo questo perché, domandandosi se la vita umana possa essere considerata meno importante di un ideale (ad esempio politico o religioso), e se la negazione della vita nella forma del suicidio debba sempre essere considerata come un’azione malefica, anche qualora costituisse un atto decisionale compiuto allo scopo di ottenere un risultato positivo, Madame de Staël sembra porsi in dialogo con un importante pensatore della contemporaneità: Albert Camus.

Il suicidio viene anzitutto considerato come un gesto egoistico e violento in quanto costituisce una forte negazione della vita individuale, ma, in taluni casi, è possibile ammettere che il suicidio non è un atto malefico di per sé, poiché, a seconda delle condizioni, può essere considerato come un atto che, pur negando la vita, può dare sollievo psicologico a chi lo compie. E ancora: sebbene sia un atto malefico, in quanto intenzionalmente dannoso, esso pone in luce il fatto che l’essere umano sia fondamentalmente libero di decidere se vivere, ponendo così in scacco la stessa obbligatorietà della morte. Detto altrimenti, l’uomo è certamente obbligato a morire, ma ha dalla sua anche la più grande libertà: quella di decidere di continuare a vivere. Queste tesi mi hanno colpito molto, perché somigliano, pur con le dovute differenze, a quelle incontrate a più riprese nel corso dei miei studi di filosofia; e penso ad esempio ai capitoli L’assurdo e il suicidio e Il suicidio filosofico contenuti nel saggio Il mito di Sisifo di Camus.

A proposito di studi e di filosofia, veniamo al saggio principale di questo volume, quello che raccoglie le Lettere sugli scritti e il carattere di Jean-Jacques Rousseau. Si tratta di sei lettere decisamente particolari e interessanti, in quanto vi si trovano slanci di interpretazione psicologica e politica, ma anche letteraria. Scritte nel tentativo di riabilitare la memoria del pensatore francese a seguito di talune dicerie che si diffusero nell’ambiente illuminista, e in particolare a quella relativa a un fantomatico suicidio (di nuovo), Madame de Staël dipinge il ritratto di un uomo meditabondo ma al contempo appassionato, che si interrogava tanto sul ruolo delle arti e delle lettere quanto su quello delle scienze e del progresso. Si tratta di lettere che, nel loro insieme, toccano i temi della felicità, della guerra, dell’amore: dell’amore dei singoli individui e di quello per la collettività, che porterebbe a una società perfetta.

Personalmente, dovendo trovare un senso unitario a questi scritti su Rousseau, mi vien da dire questo: quello di Madame de Staël è, propriamente, un libro su ciò che un tempo veniva qualificato come “idealismo passionale”. Ovvero, il nobile movente di artisti e pensatori, riformatori sociali e religiosi. E questo stato d’esaltazione si riflette, direi, nella stessa scrittura dell’autrice, la quale non può fare a meno di cedere a sua volta al fervore (sono numerose le esclamazioni presenti bel testo) allorquando esprime i suoi giudizi critici sulle opere (dall’Emilio all’Eloisa), e sull’operato in vita, di quello che considerò un grande maestro pensatore. Suo e di chiunque avesse buone orecchie.

Si tratta, in conclusione, di un volume molto ben curato che rappresenta, senza dubbio, un altro bel colpo editoriale dopo quello già messo a segno con la riedizione della biografia di Max Stirner di cui abbiamo avuto modo di parlare qui.

Andrea Corona

Madame de Staël, Lettere sugli scritti e il carattere di Jean-Jacques Rousseau e Riflessioni sul suicidio, Bibliosofica Editrice, Roma 2016, 168 pp., 12 euro

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