A Carnevale ogni cunto vale

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Il motivo del Carnevale dello spirito (e della carne, appunto) domina nel pentamerone Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, da cui il regista Matteo Garrone ha attinto a piene mani nel suo adattamento cinematografico del 2015: Il racconto dei racconti, vincitore di sette David di Donatello. Un film che ha destato non poche polemiche fra chi lo ha ritenuto ipnotico, travolgente e meraviglioso e chi, invece, lo ha considerato lontano dallo spirito originario dell’opera da cui è tratto, dandogli più un taglio hollywoodiano.

Il film è composto da tre dei cinquanta racconti, che si intrecciano fra di loro non solo per la comunanza dei temi, ma anche attraverso la presenza della compagnia circense itinerante che, in una struttura ad anello, introduce un’atmosfera di burla sin dai primi fotogrammi.  Il tema della comicità grottesca permea tutta la produzione poetica del Basile e funge da filo conduttore per il film di Garrone, che tuttavia stempera le atmosfere turpi della Napoli plebea.

La sceneggiatura di questa pellicola a cura di Edoardo Albinati, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, oltre allo stesso Garrone, è agile ed essenziale, si intesse perfettamente all’accompagnamento musicale di Alexandre Desplat e permette alle immagini di affiorare con naturalezza, nonostante l’opulenza della fotografia  di Peter Suschitzky e delle maestose scenografie: paesaggi di Puglia, Abruzzo, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia diventano protagonisti per l’ incanto e mistero che destano nello spettatore.

Anche l’atmosfera barocca induce alla meraviglia e al fasto, mescolando alle arti figurative del Seicento richiami ai pittori rinascimentali (ho rivisto nell’attrice Bebe Cave, che interpreta Porziella/Viola nel film, il ritratto de La giovane Dama del Pollaiolo) e all’artista Dante Gabriel Rossetti, in quanto l’attrice Stacy Martin (la giovane Dora) mi ha ricordato la sua Lady Lilith.

Iniziamo proprio da Dora, la vecchia senza nome nella favola de “La vecchia scorticata”. Le descrizioni in Basile sono sempre generose e ariose, ricche di minuziosi dettagli, a partire dalla precisione con la quale illustra le caratteristiche delle vecchie cenciose, protagoniste del racconto. Alla trama originaria vengono apportate alcune modifiche dal regista, che vi inserisce altre chiavi di lettura.

maxresdefaultIl re di Roccaforte s’invaghisce, al suono del parlare, di una vecchia non veduta, e, ingannato dalla mostra di un dito delicato, la riceve nel suo letto; ma, scoperto poi l’inganno, la fa gittare da una finestra. Nel racconto, le due vecchie decidono consapevolmente di sfruttare l’infatuazione del re; nel film invece, la loro prima reazione è la paura, temono infatti che ci sia una ripercussione da parte del sovrano e decidono di continuare la loro messa in scena e sottostare agli ordini del monarca. Con il favore delle tenebre, e dopo essersi  spianata tutte le grinze della persona    e, tirandole, fattone un nodo dietro le spalle, che legò stretto con un capo di spago, la vecchia fu condotta nella camera del re (interpretato da Vincent Cassel, perfetto per il ruolo del lussurioso erotomane). La donna assopitasi avrà un brusco risveglio a causa delle urla di terrore del sovrano alla vista di quel corpo marcio. Ecco che la vecchia verrà gettata dalla finestra, solo i suoi capelli intrecciati ai rami ne attutiranno la caduta, facendola rimanere appesa. Passavano di lì sette fatte che, attratte dai gemiti e dai lacrimosi lamenti, scoppiano in grasse risate e quasi soddisfatte per quello spasso inaspettato, decidono di tramutare la vecchia in una giovane, bella, ricca, nobile, virtuosa, amata e fortunata fanciulla. Già in questo dettaglio vi è una differenza fra libro e film: dove la vecchia verrà soccorsa da una sola donna che la allatterà, in una scena di potente simbolismo, fino a tramutarla in una fanciulla dai lunghissimi capelli rossi.

Il matrimonio è presto fatto. Il re dopo essersi imbattuto in lei nel bosco decide di sposarla all’istante e alla cerimonia interviene anche la sorella di Dora, ora fresca e giovane regina. Vi è a questo punto una scissione fra libro e film. Basile ci presenta dei personaggi bidimensionali e il cui comportamento è riconducibile ad un solo fine, nel caso della sorella della vecchia, ella si farà scorticare, nella speranza di cambiare pelle e tornare giovane anche lei, per invidia nei confronti della più fortunata regina. Invece, nell’adattamento di Garrone l’atteggiamento della sorella ci fa quasi compassione: ella attende malinconicamente il ritorno di Dora e il desiderio di “cambiare pelle” non è dato dall’invidia o dalla ricerca di un’ineffabile eterna giovinezza, ma piuttosto è un sacrificio d’amore.

coverlgL’idea della possessione affettiva, carnale e materiale fa da leitmotiv nel film, inglobandosi nella relazione duale fra eros e thanatos, e si esprime nella scelta cromatica del rosso. È rosso il manto in cui è avvolta la vecchia quando viene gettata dalla finestra e saranno rossi i suoi capelli una volta “rinata”, sarà rosso il sangue che sgorgherà copioso nel racconto de “La Pulce” e ancora rosso sarà uno degli abiti più sofisticati della regina di Selvascura, impersonata da Salma Hayek, nell’episodio “La cerva fatata”.

Il primo che ho citato ha un risvolto decisamente più truce e noir rispetto al lieto fine paventato nel racconto del Basile. Un re alleva una pulce, che si fa grande come un castrato; e, avendola poi fatta scorticare, offre la figlia a chi sappia dire di quale animale sia quella pelle. Un orco la riconosce al fiuto, e si prende la principessa.

Se nella favola la principessa Porziella/Viola viene salvata dai sette figli maschi di una anziana passante, sette gioie, sette cerri, sette giganti: Mase, Nardo, Cola, Micco, Petrullo, Ascadeo e Ceccone, che hanno maggiori virtù del rosmarino, nell’adattamento di Garrone ci viene presentata una giovane donna che, invece di aspettare il “cavalier servente” si salva da sé. Porziella è costretta ad un drammatico contatto con la realtà, perde la dimensione onirica della fanciullezza, trasformandosi in una donna coraggiosa ed ereditando il regno di un padre (impersonato da Toby Jones) che ha poca testa.

L’amore di una madre, si sa, è illimitato e unico, assoluto e privo di compromessi. È il tema del terzo racconto, che riassumo, citando il Basile: Nascono per fatagione Fonzo e Canneloro; e Canneloro è oggetto d’invidia da parte della regina, madre di Fonzo, la quale lo ferisce in fronte. Egli se ne parte e, diventato re, incontra un gran pericolo. Fonzo, che per virtù di una fontana e di una mortella conosce i suoi travagli, si reca a liberarlo.

Fonzo e Canneloro, nel film Elias e Jonah (interpretati dai gemelli Christian e Jonah Lee) sono nati grazie ad un sortilegio che ha reso incinta contemporaneamente la regina di Selvascura e una serva. Fra i due ragazzi esiste un legame viscerale sin dall’infanzia, che viene però ostacolato dalla regina che vede nel servo Canneloro/Jonah un ostacolo, un pericolo, un impedimento nel suo rapporto esclusivo con il figlio.

La soluzione è eliminare il rivale, ma ciò richiede un sacrificio: una vita per una vita, per non sbilanciare  la naturale successione di esistenza e morte, fragile come la precarietà di un funambolo sul filo.

Appartengo senza dubbio alla schiera di coloro che rimangono estasiati dinanzi ai mirabilia. Quelle cose sorprendenti che si palesano inaspettate come la manifestazione di una realtà parallela fatta di personaggi sovrannaturali, di incontri portentosi e di prodigi grazie ai quali tutto è possibile. Questo film possiede la liquidità dei fluidi, capaci di cambiare stato e di trasformarsi a seconda delle condizioni a cui vengono sottoposti; così Il racconto dei racconti si curva in virtù delle molteplici interpretazioni a cui si presta, amplia gli orizzonti e ci fa sognare.

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