“La casa degli spiriti” (film) – regia di Bille August

La casa degli spiriti, film diretto da Bille August, fu molto apprezzato negli anni Novanta: ricordo un numero non ben definito di repliche e di commenti estasiati.
A “qualche” anno di distanza (abbiate pazienza, per me il 1993 corrisponde all’altro ieri) con una nuova prospettiva e la fresca rilettura del romanzo qualcosa è cambiato.
Il libro omonimo della Allende è un’opera straordinaria, viva e familiare. Il lettore se ne accosterà dapprima timidamente, in punta di piedi. Poi, seduto a gambe incrociate, ormai inebriato, ascolterà la morbida voce del narratore. È una storia dal sapore antico, estremamente dura, ruvida e violenta. Difficile. Ma anche delicata e intima.

Siamo in Cile. Esteban Trueba è un uomo che desidera a tutti i costi riscattarsi dalla misera condizione della sua famiglia. Ma, imbarbarito dal lavoro in miniera e sconvolto per la morte accidentale della bella fidanzata Rosa Del Valle, parte alla volta delle “Tre Marie”. La tenuta, abbandonata al più infimo degrado, viene riscattata dal duro lavoro di Esteban. Costui, come un tiranno, esercita il suo potere assoluto, anche attraverso l’abuso erotico. Infatti, la brutale sopraffazione sessuale su Pancha Garcìa avrà delle gravi ripercussioni sulla vita del patròn, ma soprattutto sulla sua famiglia. Nemmeno il matrimonio con l’ineffabile Clara Del Valle riesce a placare il temperamento violento di Esteban. La sua frustrazione nasce dall’impossibilità di possedere totalmente la moglie, che sfugge alla sua comprensione. Clara possiede, infatti, doti sensitive che la proiettano in una dimensione ultraterrena…

Rispetto al libro, il regista opera dei tagli netti nella trama e snellisce il folto ventaglio di personaggi ben delineati ed extra-ordinari del romanzo.
Sappiamo che tutto ciò è necessario per evitare che il film diventi una maratona di tre ore. Il susseguirsi degli episodi, tuttavia, è talvolta disorganico; si passa, infatti, da una situazione all’altra senza capirne perfettamente il filo logico.
La sceneggiatura, a mio parere, è scarna, e ciò va a discapito della performance di un cast di prim’ordine. Perché, diciamolo, buona parte del successo di questa pellicola è dovuta agli attori: Meryl Streep, Jeremy Irons, Glenn Close, Winona Ryder, Antonio Banderas, Vanessa Redgrave. Mica pizza e fichi. Sicuramente, alcuni personaggi sono più riusciti di altri: Glenn Close, nei panni della sorella di Esteban, Ferula, è in assoluto la mia preferita. La sua interpretazione è profonda e da brividi, e abbastanza fedele al personaggio creato dalla Allende.
Non da meno i protagonisti Jeremy Irons e Meryl Streep, rispettivamente Esteban Trueba e Clara Del Valle. Winona Ryder (Blanca Trueba) ottiene grande visibilità per l’empatia che si crea con il suo personaggio, benché (chi ha letto il libro lo sa) il suo ruolo nella storia venga fuso con quello della figlia Alba.
La delusione più grande è stato, però, Antonio Banderas. Il suo personaggio, il rivoluzionario Pedro Terzo Garcìa è uno dei più interessanti nel romanzo: cresce e si evolve, dimostrando una forza straordinaria; nel film, invece, viene estremamente banalizzato. Per concludere, il conte Jean de Satigny (Jan Niklas), che nel libro è il marito losco ed effeminato di Blanca, nel film perde queste caratteristiche, lasciandomi alquanto delusa.
Oltretutto, le atmosfere e la colonna sonora virano troppo spesso al melodramma.

Ammetto di esserci rimasta un po’ male. Il romanzo della Allende è qualcosa di più. È soprattutto un libro di denuncia, di protesta e di verità. La violenza che visse la Allende in prima persona, a causa del golpe di Pinochet, si riflette in tutta la narrazione; incombe come un’ombra nera sul destino dei suoi personaggi. Il perdono mette fine ad una storia, umana troppo umana, di vendetta e di rancore.
E la scrittura, be’… la scrittura ricuce i brandelli di un’anima persa che non dimentica, ma ricomincia a vivere.

Nel complesso, il film è anche godibile, ma a tratti pesante. Con un romanzo del calibro de La casa degli spiriti, però, si poteva fare molto, molto meglio.

3 su 5

 

 

 

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