Cup of books: “The Importance of Being Earnest”

Avete mai osservato un panorama, conosciuto un luogo, incontrato una persona, assaggiato un piatto, contemplato un gusto che vi abbiano subito fatto venire in mente una storia? A me è successo poco fa.

Nella fretta della quotidianità ho posizionato il pentolino ricolmo d’acqua sul fuoco e ho continuato a fare tutte quelle cose che si fanno ogni giorno. Dopo circa dieci minuti ho spento il fornello e ho versato due cucchiaini di questa miscela arancione nell’acqua bollente e, ve lo confesso, è stato molto divertente assistere a quel tuffo. Per altri 5 minuti ho fatto il resto di quelle cose che si fanno ogni giorno e ho anche pensato di aver finito, ad un certo punto. Così ho scelto una tazza e, sempre con l’aiuto del colino, l’ho riempito di questa bevanda arancione. Stavo per ricominciare a correre per fare tutte quelle cose che si fanno ogni giorno ma che non vorresti fare per nessuna ragione al mondo, ma mi sono fermata. Un odore davvero esilarante mi ha bloccato: ho annusato profondamente e il mio viso si è aperto in un estremo sorriso. Sentivo il naso pizzicare e le papille gustative smaniare. Dovevo assaggiare. Subito. Ma volevo anche ridere. Invece sono andata a leggere la targhetta della bustina che contiene la miscela: Rooibos al basilico e pesca. Rooibos al basilico e pesca? Ma che razza di abbinamento è? Volevo ridere. Ho iniziato a pensare che solitamente odio il basilico, eppure in quel momento lo adoravo, soprattutto perché bevendo questa tisana quella nota fresca si sposa perfettamente con quell’aspra dolcezza che è tipica della pesca. Eppure c’era qualcosa che non mi tornava.

Allora mi sono diretta verso la libreria sapendo esattamente cosa afferrare. La copertina azzurro intenso mi rasserena, trasmette eleganza, frivolezza e modernità. Ho letto il titolo e ricordato che in esso è racchiuso tutto il significato di questa commedia in tre atti. Oscar Wilde rappresentò “The Importance of Being Earnest” a Londra il 14 febbraio 1895 e da allora non ha mai smesso di divertire il pubblico. Il titolo è legato al gioco di parole fra l’aggettivo Earnest, che significa serio e affidabile, ed Ernest, il nome proprio che ha in comune con l’aggettivo la pronuncia. Ma lo scambio e l’inganno sono alla base di tutta la storia raccontataci da Wilde, il quale costruisce con maestria i personaggi di Algernon Moncrieff e Jack Worthing entrambi smaniosi di farsi chiamare Ernesto pur di conquistare le donne di cui sono innamorati, poiché ciò che sembra contare nella buona società londinese è l’etichetta più che la persona. Gli equivoci e le incomprensioni si susseguono in una rocambolesca ricerca di conquista amorosa e indentitaria, in un incrocio di attrazione nei quali l’incoerenza e la superficialità hanno la meglio. Eppure allo stesso tempo sono i sentimenti semplici a prevalere, perché bastano soltanto le lettere del nome più bello che ci sia per condurre tutti al meritato lieto fine. Il grande problema della commedia in Italia sta proprio in questo nome, Ernesto, che ovviamente da noi non può suonare come alcun aggettivo positivo, idea che invece scatena tutta la trama ordita dal grandissimo autore inglese. Si è deciso così di tradurre il titolo come “L’importanza di chiamarsi Onesto”, oppure Franco, oppure semplicemente Ernesto, dimenticando il fulcro della storia. Ma a me, adesso, i problemi di traduzione non interessano, perché sto godendomi una tazza di Rooibos caldo che assomiglia tanto alla storia che ho letto in questo libro, in cui le apparenze dicono una cosa, che si rivela diversa nella realtà, così come quella foglia di basilico, tanto nemica solitamente, quanto complice e alleata della pesca in questa tazza.
Se dovessi accostare Oscar Wilde ad un gusto, questo sapore sarebbe perfetto: raffinato, irriverento e… sento una nota che non riesco a decifrare. Torno alla targhetta della bustina che contiene la miscela. C’è anche il mango. Unico.

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