“Dacci oggi il nostro pane quotidiano” – Catena Fiorello

 

Qual è il fulcro attorno al quale ruota una famiglia? Qual è il luogo più accogliente e caldo di una casa? Senza dubbio la cucina. Quando entro in una casa sconosciuta, la prima stanza che osservo con attenzione (oltre a un’eventuale libreria che trabocca di libri) è la cucina. Dal suo arredo, dal colore delle presine e utensili appesi, dalla cura del suo disordine, mi faccio un’idea delle persone che la vivono e di come la vivono. Non amo le cucine troppo bianche, tirate a lucido, asettiche come la sala di un ospedale. Una cucina non è mai “chiusa”, è un luogo festoso, profumato, pronto ad accogliere, nutrire e coccolare. Come una mamma. È questa l’immagine che fa da sfondo al libro Dacci oggi il nostro pane quotidiano di Catena Fiorello. Non un romanzo ma una raccolta di ricordi, foto, aneddoti e ricette della sua famiglia.

Chiunque leggendolo si ritroverà in quella ragazzina che passava i pomeriggi a fare i compiti in cucina. A scandire quel tempo ormai lontano la zuppa di legumi che cuoce lenta sul fuoco o la padella in cui sfrigolano deliziose polpette di melanzane o saporite fettine di carne. Un vortice di profumi e sapori capaci di trasformare latenti languori in istinti famelici.

“Una sorta di lessico familiare della Sicilia orientale”, così l’ha definito tempo fa Aldo Cazzullo sul settimanale Io Donna. Non mancano infatti dei modi di dire del capo famiglia. “I grilli” ad esempio, erano quei piatti semplici e poveri che la famiglia era costretta a mangiare per tirare fino a fine mese. Un racconto intimo e nostalgico, a tratti comico ma anche una dichiarazione d’amore, un gesto di gratitudine dell’autrice verso i genitori. Un padre sempre presente, altruista, con tanta voglia di scherzare e una madre un po’ fragile ma capace di trasformare cibi semplici in deliziose pietanze. Il racconto autentico di una famiglia del sud Italia di tanti anni fa, un nucleo fondato su valori come l’umiltà e l’altruismo. Virtù che oggi sembrano quasi sparite.

Pagina dopo pagina l’autrice descrive la vita di paese, le giornate al mare in estate, le vacanze in famiglia ma soprattutto le colazioni, i pranzi e le cene preparate da sua madre. Mi sembra quasi di cogliere le scene di un film di Tornatore.

Questo il passo in cui l’autrice descrive il momento della colazione:

A colazione non si facevano grandi manovre in casa. Era latte, era caffè, erano biscotti, era pane con burro e marmellata, rare volte, però: erano cose semplici, e granita d’estate.
Qualche volta, di sera, dopo aver sparecchiato e lavato i piatti, mia madre preparava il Pan di Spagna, ritornava utile come super biscotto da accompagnare al latte del mattino, dolcetto buono da gustare alla fine del pranzo, merenda superba da offrire al pomeriggio alle mie compagne che venivano a casa per fare i compiti, o, ultima ipotesi, dessert spettacolare come dopocena.
[…]
Colazione da febbre invece: una tazza di tè e qualche biscotto leggero, tipo Pavesini, per non appesantirci e darci la sensazione di coccola gigante. Giornate passate a casa col pigiamino di lana e la vestaglietta di flanella, perché si sentiva- di rado, in verità, e solo nei mesi più ostili- il disagio delle case del Sud senza riscaldamenti. Nelle giornate di salute, invece, c’erano uova crude, sbattute con zucchero e Vov, o Marsala della meglio produzione. Qualche volta mia madre sostituiva il liquore con poche gocce di caffè. Che bontà! Colazione da principi, mi viene da dire, per il modo in cui lei ce la presentava.
[…]
E rimangono indimenticabili i bicchieri stracolmi di pesche tagliate a pezzetti, che mia madre serviva di pomeriggio, fresche di frigorifero, spolverate con zucchero e spruzzate con succo d’arancia. Erano gioia per gli occhi, e piacere per la bocca. E ancora pane caldo tagliato a fette, che scrocchiava sotto la dolcezza di marmellata al gusto di fichi, fatta d’estate in campagna insieme alle zie, coi vestitini di cotone leggero senza maniche e un laccetto sempre penzolante sul fianco.

Una miscela di ricordi in cui ciascun lettore si identificherà. Perché i ricordi d’infanzia, i gesti quotidiani del pranzo e la convivialità familiare ci accomunano tutti e per quanto ripetitivi e uguali, sono gli unici che nel tempo non ci stancano mai e conserviamo gelosamente nel cuore.

P.S. Il libro è anche un insolito ricettario: gli ingredienti di molte ricette infatti sono dosati in base alla fame e al gusto dei commensali. Provate a cimentarvi ad esempio con:
Pasta chi giumma
Ingredienti

Broccoletti siciliani adeguati alla quantità di pasta
Pasta di tipo corto
Ricotta infornata in abbondanza
Olio extra vergine di oliva quello che ci vuole
Sale più o meno
Pepe qual poco che basta
Procedimento

Si mondano i broccoletti recuperando le cime e le foglie più tenere. In una pentola si porta a bollore l’acqua salata e si aggiungono i broccoletti e la pasta completando la cottura. Quando la pasta è pronta si scola il tutto e si condisce con del buon olio, una spolverata di pepe nero e un’abbondante manciata di ricotta grattugiata.

pasta chi giumma

Fonte fxcuisine.com

Stay hungry

Marina

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