Fame da libri. Il cibo disgustoso di Prétextat Tach

Si può affermare in maniera assoluta che tutto il cibo è prelibato? Esiste una certa oggettività nel gradimento di un cibo? Prendiamo una coppa di fragole ricoperte da una nuvola di panna fresca appena montata, per esempio. Piacerà davvero all’intera umanità? E ammesso e non concesso che non tutto il mondo la gradisca, potremmo forse condannare gli scettici? Come dice il proverbio? De gustibus non disputandum est, riguardo ai gusti non si deve discutere. Spesso, però, mi chiedo se sia sempre così, soprattutto considerando la proposta letterario-culinaria di oggi: il cibo disgustoso di Prétextat Tach, il diabolico scrittore protagonista del primo romanzo di Amélie Nothomb, Igiene dell’assassino. Per costringere un malcapitato giornalista che tenta di intervistarlo ad andarsene, Tach gli descrive la sua giornata-tipo culinaria. Ed eccola:

ida«[…] ho voglia di farle la domanda che tutti i giornalisti vorrebbero farle, ma che nessuno osa.»
«Quanto peso?»
«No, cosa mangia. Si sa che il mangiare occupa un posto enorme nella sua vita. La gastronomia e la sua naturale conseguenza, la digestione, sono al centro di alcuni suoi romanzi recenti»
[…] Ci fu un silenzio solenne, durante il quale il romanziere sembrò riflettere. Poi cominciò a parlare, molto grave, come se rivelasse un dogma segreto. […]
«Mi dirigo verso la cucina e preparo la colazione. Prima, quando non cucinavo, mangiavo cibi semplici, come la trippa fredda…»
«Trippa fredda di mattina?»
«Capisco il suo stupore. Devo aggiungere che a quell’epoca scrivere era la mia preoccupazione essenziale. Oggi mi ripugnerebbe mangiare trippa fredda la mattina. Da vent’anni ho preso l’abitudine di farla rosolare per una mezz’ora nel grasso d’oca.»
«Trippa al grasso d’oca a colazione?»
«È eccellente.»
«E insieme, un alexander?»
«No, mai mangiando. Al tempo in cui scrivevo, prendevo un caffè forte. Ora preferisco un latte di gallina. Poi esco a fare la spesa e passo la mattinata a prepararmi pietanze prelibate per il pranzo: frittelle di cervello, stracotto di rognoni…»
«Dolci elaborati?»
«Raramente. Bevo solo cose zuccherate, quindi non ho molta voglia di dolci. E poi, tra i pasti, mangio qualche volta delle caramelle. Quando ero giovane, preferivo le caramelle scozzesi, eccezionalmente dure. Ahimè, con l’età ho dovuto ripiegare sulle caramelle mou, del resto eccellenti. Credo che nulla possa eguagliare quell’impressione di sprofondamento sensuale che accompagna la paralisi delle mascelle provocata dalla masticazione delle English toffees… […] La sera però mangio piuttosto leggero. Mi accontento di cose fredde, come polpettine di maiale cotte nello strutto, o grasso rappreso, o lardo crudo, l’olio di una scatola di sardine, le sardine non mi piacciono tanto ma profumano l’olio: butto via le sardine, tengo il sugo e lo bevo così com’è. Buon Dio, che ha?»
«Niente. Continui, la prego.»
«Ha una brutta cera, glielo assicuro. Accompagno il tutto con un brodo molto grasso che preparo prima: faccio bollire per ore cotiche, zampetti di maiale, bocconi del prete di gallina, ossibuchi con una carota. Aggiungo un mestolo di strutto. Levo la carota e lascio raffreddare per ventiquattro ore. Mi piace bere il brodo quando è freddo, quando il grasso si è indurito e forma un coperchio che rende le labbra lucenti. Ma non creda, non spreco mica niente, non vada a pensare che butti via le carni delicate. Dopo questa lunga ebollizione esse hanno guadagnato in ontuosità quanto hanno perduto in sostanza: sono una goduria, quei bocconi del prete di gallina il cui grasso giallo ha acquistato una consistenza spugnosa… Ma che cosa ha?»

Il disgusto è tale da non riuscire a estrapolare alcun piatto che sia degno di questo nome: Tach ha inorridito anche me (d’altronde a crearlo è l’estrosa Amélie, sui generis anche a tavola). A volte però mi chiedo se anche dietro la trippa fredda a colazione e una cena a base di brodo ricoperto da uno strato colloso di grasso di animale, non si nasconda una latente nota gastronomica di alta qualità, chissà.

In ogni caso l’appuntamento è alla prossima divagazione letterario-culinaria, di sicuro molto più gustosa di questa.

Stay hungry

Marina

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