Fame da Libri. La Luisona (tratto da “Bar Sport” di Stefano Benni)

bar sportForse parlerò per frasi fatte ma a me i proverbi piacciono e li uso spesso. Ebbene, l’apparenza inganna. Quante volte ci sarà capitato di svegliarci al mattino con la seria e irremovibile intenzione di fare colazione al bar e una volta arrivati ordinare un cappuccino (ho scoperto di recente il cappuccino d’orzo ed è stato un colpo di fulmine) e una brioche, magari sì, quella lì che ci fa l’occhiolino dalla vetrina. La scruti con l’acquolina in bocca, osservi con attenzione la sfoglia lucida, soffice, tondeggiante e quello sbuffo, quella goccia di crema color avorio che sbuca tra le pieghe della pasta. Lo zucchero a velo completa quell’affresco, che ai nostri occhi sembra il Botticelli dell’alta pasticceria.

“Prendo quella lì”, rispondiamo al barista, che afferra il morbido cuscino, lo poggia sul piattino e lo porge a noi sul bancone. Tutti vorremmo attendere l’arrivo della tazza fumante, per dare prima un sorso al cappuccino e poi affondare la bocca, la faccia e i denti nella brioche. L’impresa almeno per me si rivela puntualmente ardua; rassegnata mi lascio andare a quella seducente tentazione. Quell’istante tanto desiderato però a volte si rivela la più grande delusione per me e le mie papille gustative: la brioche è un reperto archeologico! La sfoglia è secca, stopposa e dura, la crema ha il sapore dello yogurt ma quello bianco, magro e senza zucchero (una via di mezzo tra la maionese e l’acidità della feta, il tipico formaggio greco). Per fortuna “mi rifaccio la bocca” con il cappuccino. I baristi forse non lo sanno ma hanno il sacrosanto dovere di offrire brioches, cornetti e bomboloni appena sfornati. Non sanno che sono i responsabili dell’umore giornaliero dei loro avventori!

Questo è quello che più o meno succede nell’incipit del romanzo di Stefano Benni Bar Sport, una divertente ed esilarante disamina su personaggi, situazioni, oggetti e ambienti che popolano i vecchi bar dei piccoli paesini d’Italia. La storia ci riporta un po’ indietro nel tempo, più o meno negli anni settanta. C’è il ragioniere, la cassiera prosperosa, il “tennico”, il playboy, il Cinno, meglio noto come il fattorino del bar, e tanti altri. Ad arredare la scena non mancano il mitico flipper, un’insegna a neon intermittente e lei, la leggendaria Luisona:

Al Bar Sport non si mangia quasi mai. C’è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi di artigianato. […] Solo qualche volta il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario. Una volta ad esempio entrò un rappresentante di Milano. Aprì la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva. Subito nel bar si sparse la voce: “hanno mangiato la Luisona!” La Luisona era la decana delle paste e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti. Il rappresentante fu invitato a uscire nel generale disprezzo. Nessuno lo toccò, perché il suo gesto malvagio conteneva già in sé la più tremenda delle punizioni. Infatti fu trovato appena un’ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena in preda a dolori atroci. La Luisona si era vendicata.

Lo stile inconfondibile di Stefano Benni rende questo piccolo libro un cult, dal quale è stato tratto qualche tempo fa l’omonimo film. Nel cast tra gli altri: Claudio Bisio, Claudio Amendola, Lunetta Savino, Angela Finocchiaro. A volte però i film tratti dai libri sono deludenti. La pellicola infatti non riesce a trasmettere la stessa comicità del romanzo; il film a mio parere si rivela fiacco, noioso e a tratti soporifero.

Per evitare di imbattersi in situazioni spiacevoli al nostro intestino, non sarebbe male evitare quando è possibile la colazione al bar e preparare qualcosa con le proprie candide manine.

Lo chef stavolta consiglia: torta di cioccolato e mandorle. Perfetta per la colazione ma non solo, si tuffa con agilità nel latte e si impregna del liquido dolciastro come una spugna. Ah, quanta dolcezza! Le mie papille sono in estasi al solo pensiero!

specialitàfoglio5Ingredienti per una tortiera di 24 cm di diametro:

125 gr farina di farro (oppure integrale)

100 gr farina bianca 00

2 uova

160 gr zucchero

125 gr yogurt naturale

Mezzo bicchiere di olio di oliva

1 cucchiaio di Grappa

30 gr mandorle spellate

1 bustina lievito per dolci

1 baccello di vaniglia

100 gr cioccolato fondente

30 gr burro

Preparazione:

Lavorate con la frusta le uova con lo zucchero passato al mixer con le mandorle (dovranno risultare polverizzate); unite lo yogurt, l’olio, La grappa e i semi estratti dal baccello di vaniglia.

Incorporate le due farine setacciate con il lievito e aggiungete il cioccolato tritato grossolanamente.

Mescolate bene con un cucchiaio di legno, quindi versate l’impasto nella tortiera imburrata e infarinata; cuocete in forno a 170° per 35-40 minuti; sfornate e servite la torta a fette. (Dal mensile Fior fiore in cucina, ricette e cultura gastronomica insieme a COOP).

 torta-al-cioccolato

Buona colazione a tutti!

Stay hungry

Marina

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