“La morte felice” – Albert Camus

 

10346716_10202541958567840_896068285_nÈ già maggio, le condizioni meteorologiche ci costringono ancora ad andare in giro con i cappotti pesanti e la gente sembra depressa. Proprio per questo motivo, senza pensarci molto, scelgo di portare con me La morte felice di Albert Camus, ovvero il tipico scrittore da “bon jour tristesse”. Non faccio in tempo a tirar fuori il libro dallo zaino che subito sento lo sguardo inquisitore della signora che ho di fronte, la quale, visibilmente sconcertata dal titolo, inizia ad interloquire telepaticamente con me.  La sento urlare: “Signorina non si uccida la vita è bella, è giovane, le passerà, prima o poi, questo brutto momento!  ah no aspetti, avevo capito male, quello che sta leggendo è un libro sull’eutanasia, eh però comunque io sono contraria e ribadisco: sono pro-vita S-E-M-P-R-E”. Infastidita e anche un po’ stordita da questo contatto sfacciato, mi teletrasporto nella calda Algeri di Mersault.

Pubblicata postuma, La morte felice è un’opera incompiuta e quasi grezza, ma che segue l’inconfondibile pensiero di Camus e dal cui seme nascerà Lo straniero, suo più celebre romanzo. Mersault  nel momento in cui realizza di essere stanco della monotonia della sua vita, incontra Zagreus, vecchio uomo facoltoso che gli svela il paradosso dell’esistenza: per essere felici bisogna possedere il tempo,  nonostante questo  “ci logoriamo la vita a guadagnare denaro, mentre bisognerebbe, col denaro, guadagnarsi il tempo”. Spinto così a ricercare la felicità, uccide il suo mentore impossessandosi del suo patrimonio,  parte per un viaggio che lo porta ad attraversare l’Europa e in seguito a ritornare ad Algeri. Scopre così che tutta la gente che lo circonda è mossa dalla sua stessa identica necessità e solo l’accettazione della morte (felice) sembra porre fine a questo moto continuo attorno al nulla. In quest’opera, intensa e malinconica, amore, desiderio, amicizia e alienazione convergono in un’unica matrice: la soddisfazione personale, vera chimera del nostro universo.

Vallo a spiegare alla signora che ancora mi fissa con sospetto.

Ludovica Cerini

Albert Camus, La morte felice, trad. Bogliolo G., Bur Biblioteca Universale Rizzoli, 2008, p. 170

2 Discussions on
““La morte felice” – Albert Camus”
  • Comincia con il riferimento a Lo Straniero, ma poi prende una direzione diversa, mediterranea, sinuosa, avvolgente. Un libro molto bello, da riscoprire.

  • Assolutamente. Anzi, azzardo dicendo che per alcuni aspetti è addirittura più intenso de “Lo straniero”.

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