La Parigi letteraria tra ieri e oggi – Parte II

È una bella giornata di sole, una delle poche da quando sono qui: con cartina alla mano, francese maccheronico e immancabile zainetto fiorato cammino per il quartiere latino.  Ci siamo solo io e la città.

Quella del quinto Arrondissement è una tappa fondamentale per i booklovers. Infatti, la presenza dell‘università Sorbonne e di numerose scuole storiche della Ville Lumière  lo rendono un effervescente distretto, da sempre affollato di studenti.

Oltre ai numerosi bistrot con tavolini e sedie di ferro battuto su vie lastricate, si sprecano le librerie con all’esterno banchetti di libri usati.

Shakespeare and Company Bookshop è la Mecca dei lettori qui a Parigi. Definirla libreria, in effetti, sarebbe riduttivo dal momento che è stato rifugio e luogo di incontro per scrittori e poeti: Ernest Hemongway, Francis Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, James Joyce

Fondata negli anni ’20 da Sylvia Beach (la stessa che, per la prima volta, pubblicò l’ Ulisse di Joyce, censurato sia in Inghilterra che negli USA) era, originariamente, situata  al 12, rue de l’Odéon.

A seguito dell’occupazione tedesca, durante la seconda guerra mondiale, questa oasi anglo-americana fu, però, chiusa. Tuttavia, non era la fine, bensì un nuovo inizio: negli anni ’50, George Whitman fondò la libreria Mistral al 37 rue de la Bûcherie  che, alla morte della Beach, fu ribattezzata, in suo onore, Shakespeare and Co. Sulla scia di ciò che lei aveva fatto, anche questo bookshop divenne presto il punto focale per la beat generation.

C’è qualcosa di magico lì dentro. È come se, in quegli spazi risicati, il tempo si fosse fermato. Un brusco risveglio è causato, però, dalla marea umana di turisti che, ad ogni ora del giorno, l’affollano. E dunque stretti stretti, spalleggiamo con i più assidui  e compulsivi fotografi nipponici (nonostante all’interno della libreria si è pregati di non scattare foto).

Libri, tantissimi, di tutti i generi, vecchi e nuovi, stipati sugli scaffali,  disposti in pile, su piccole bacheche e su corte mensole. Se vi sarete auto-imposti di non fare acquisti, temo che non riuscirete nell’intento, arrendetevi e cedete; i libri si sa, non sono mai troppi.

Non lasciatevi sfuggire, inoltre, gli eventi organizzati dalla libreria: festival letterari, serate con autori, performance recitate con musica dal vivo

Ricordatevi, però, di prenotarvi con largo anticipo. Io ho avuto modo di assistere alla Bard-en-Seine Reading al secondo piano. Un tempo destinato ad ospitare la camera da letto di George Whitman (il quale, però offriva ospitalità ai cosiddetti tumbleweeds), oggi il secondo piano ha la stessa funzione: ospitare, chiunque lo desideri, con il limite temporale di un mese in cambio di aiuto nella libreria.

Per la Bard-en-Seine Reading, la saletta viene allestita con poltroncine, tè e biscottini (il tutto fa molto british) e ognuno con un ruolo assegnato impersona, leggendo, un personaggio di alcune fra le opere teatrali più interessanti: Enrico IV, Sogno di una notte di mezz’estate, Macbeth, Come vi piaccia …

Tante voci gravi, acute, graffiate si alternano in questo piccolo museo. Ciò basta ad incantare quelli che, per caso o per scelta, vi sono capitati.

La tentazione di fotografare è forte, davvero forte. Ma resisto.

Forse, è meglio così. Sarebbero state altrettanto meravigliose anche in foto, le torri di Notre-Dame, quando colpite dalla luce rossastra delle sette, vengono incorniciate nella piccola finestra? E lì, sul davanzale una piantina di lavanda inebria la vista e l’olfatto?

Al 26 Boulevard Saint-Michel, nelle strette vicinanze del museo medioevale di Cluny, c’è la libreria generalista Gibert Joseph. Sei piani, ognuno di essi dedicato ad un settore particolare. Un ambiente sicuramente più commerciale e “asettico”, rispetto ad altre librerie più caratteristiche.

È possibile però trovare di tutto, anche libri semi-nuovi ad ottimi prezzi. Qui, mi sono aggiudicata il Protagora di Platone edito dalle Belles Lettres (notevole edizione dei testi classici) a meno di dieci euro.

Carina anche la libreria Eyrolles, al 55 Boulevard Saint Germain, sicuramente più piccola di Gibert Joseph, però molto fornita. Si spazia dalla narrativa al design, dalle scienze all’architettura e dalla saggistica al marketing.

Harmattan è un insidioso vento africano che trasporta la sabbia del Sahara fino all’America meridionale; un nome scelto, non a caso, da una casa editrice specializzata proprio nel settore africanistico e che conta, anche, numerosi titoli di letteratura, filosofia e scienze umane.

Al 16 di rue des écoles si trova l’omonima libreria. Incuriosita,  entro e ciò che vedo è una struttura quasi a scatola cinese: tanti piccoli locali collegati da brevi corridoi. Gli scaffali, vicinissimi, si sviluppano dal pavimento al soffitto e un arcobaleno di copertine della letteratura di tutto il mondo mi avvolge. Quando dico tutto il mondo, intendo davvero tutto: Africa, Nuova Zelanda, Asia, America Latina oltre che Spagna e Portogallo.

Una piacevole scoperta che annulla le distanze geografiche e ti mette in contatto con realtà, altrimenti, irraggiungibili: il potere della lettura.

Percorrendo rue des ècole troverete librerie per tutti i gusti, ma soprattutto bancarelle di libri usati a prezzi stracciati.

Gli appassionati di teatro, invece, possono imboccare rue de l’Odèon che ci conduce dritti dritti al Teatro dell’Europa. In questa strada, ci sono molte librerie specializzate in testi teatrali come Le coupe papier o Le dilettante; altre invece, sono specializzate in testi antichi e libri illustrati come la libreria Monte Cristo.

Spostandoci nel sesto Arrodissement, vicinissima alla chiesa di Saint-Germain-Des-Pres, precisamente al 18 di rue de l’Abbaye, c’è la libreria Hune.

Pareti minimaliste bianco avorio ed una elegante scala in ferro battuto sono le caratteristiche di questa libreria affascinante e chic. Una scelta accuratissima di edizioni sia al primo che al secondo piano, dove si spazia dalla letteratura alle belle arti e dalla moda alle scienze umane.

Periodicamente, la vetrina viene rinnovata per celebrare eventi e ricorrenze importanti: l’assegnazione dell’attuale premio Nobel a Patrick Modiano, la ricorrenza dei 70 anni del quotidiano Le Monde lo scorso primo ottobre, o ancora il centenario dalla nascita della scrittrice Marguerite Duras, che è sepolta nel cimitero di Montparnasse.

Non potevo evitare di lasciare un segno del mio passaggio anche sulla sua tomba. In verità, una delle più particolari che abbia visto, considerando che a Père-Lachaise, salvo alcune eccezioni, i sepolcri, anche dei più grandi artisti, erano di una semplicità disarmante.

Il cimitero di Montparnasse, situato nelle vicinanze dell’omonima tour, è decisamente più raccolto rispetto a Père-Lachaise, a pianta quadrata e meno affollato. All’entrata troverete una cartina, utile per orientarvi in questo angolo di storia, dove sono sepolti tanti grandi della letteratura.

Mi imbatto subito in Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, tumulati in una tomba bianca, essenziale, con impronte di rossi baci sulla lapide. Cammino ancora fino a trovare la sepoltura della scrittrice francese Marguerite Duras. Mi colpisce la semplicità del marmo scuro in contrasto con fiori, pietre, conchiglie e penne variopinte. L’uso di porre delle pietre o delle conchiglie sulle tombe era, per me, nuovo e inusuale. Mi hanno spiegato che la pietra indica il passaggio e la continuità di generazione in generazione oltre la morte; la conchiglia ha un significato analogo, infatti, è il simbolo  della rinascita.

A Charles Baudelaire non è riservata una tomba singola e monumentale, ma per ironia della sorte, le sue ceneri sono accanto a quelle dell’odiato patrigno e quelle della madre, con la quale aveva avuto un rapporto, estremamente, tormentato. Per fortuna, almeno il cenotafio, fu realizzato unicamente in suo onore. Scolpito nella pietra da José de Charmoy, è un omaggio al genio del poeta maledetto.

Julio Cortázar,  Susan Sontag e Samuel Beckett  sono gli altri nomi che (forse) riconoscerete passeggiando; infatti, sulla tomba di quest’ultimo si legge a mala pena il nome. Dopo aver vagato per circa mezz’ora, la ricerca della tomba di Guy De Maupassant si era fatta ormai disperata, fin quando non attraversiamo rue Emile Richard che divide il Grand Cimitière dal Petit Cimitière. L’aiuto provvidenziale di un assiduo frequentatore del cimitero ci conduce alla sua sepoltura: un elegante altare su cui è poggiato un libro aperto.

Mentre vado via, ripenso alla frase che ho letto sulla sua tomba; rifletto sulla morte che spoglia dalla fama terrena e conduce ad un sublime anonimato celeste.

Nella terza ed ultima parte, vi parlerò del mercatino più grande di Parigi dedicato, esclusivamente, ai libri. Siete già in brodo di giuggiole?

Silvia Capriati

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