Vacanze a Nairobi con “La mia Africa”, Karen Blixen

– La Nairobi de La mia Africa

La nostra città era Nairobi, a una ventina di chilometri, sulla pianura in mezzo alle colline. Là si trovava il palazzo del governatore e la sede centrale delle grosse ditte; di là veniva governato il paese.
L’alone luminoso che, da certi punti della fattoria, si vedeva sovrastare Nairobi, la notte, mi ricordava le grandi città d’Europa, facendomi fantasticare. Una città piena di vita, in continuo movimento come l’acqua che scorre; un luogo che stava crescendo, come le cose giovani; che di anno in anno, e persino al ritorno da un safari, si trovava cambiato. “Cerca di approfittare più che puoi di me e del tuo tempo”, ecco il motto di Nairobi. In genere  io e Nairobi ci intendevamo abbastanza bene, una volta, passandoci con la macchina, pensai che il mondo non sarebbe esistito, senza le sue strade.

La mia AfricaPiù di un secolo fa, ancor prima che Karen Blixen componesse il suo più grande successo La mia Africa, Nairobi era un pantano melmoso, come raccontano le cronache antiche. Vi scorreva un ruscello che i Masai chiamarono Uaso Nairobi: “acqua fredda”, che diede nome alla città più grande del Kenya.
La mia Africa di Karen Blixen è uno di quei libri che si ha un po’ paura a recensire,  probabilmente perché non si potrà mai riuscire a trasmettere appieno le emozioni che affiorano durante la lettura. Si tratta di una narrazione delicata e intima, un canto d’amore per una terra lontana e magica, che si può ripercorrere solo attraverso le parole della Baronessa Blixen.
Qualche centinaio di pagine è sufficiente a dimostrare quanto l’autrice divenga parte della terra che ogni giorno vive; il suo respiro si fonde completamente con l’anima dell’Africa, dei suoi ritmi e della gente che vi abita. In italiano, il titolo Out of Africa viene tradotto con tre parole brevi e semplici, eppure la presenza dell’aggettivo possessivo dona particolare incisività. Attraverso La mia Africa la scrittrice non vuole solo proporre al lettore la prospettiva dal suo punto di vista, ma l’idea di essere un tutt’uno con questa terra. Infatti, nel corso nella lettura, si noterà che il nome della Baronessa appare assai di rado, poiché ella parla di se stessa come Msabu, il nome datole dai Kikuju.
Peccato che, nella copertina del libro, campeggi una scena del ben più famoso film di Sidney Pollock con Meryl Streep e Robert Redford. Una buona pellicola, senza dubbio, nella quale, tuttavia, si pone quasi esclusivamente l’accento sulla storia d’amore fra lei e Denys, che è ben poca cosa paragonata al libro. Infatti, il romanzo si snoda fra episodi della quotidianità attraverso cui l’autrice ricorda la sua vita in Africa, le persone che hanno fatto parte della sua quotidianità, il lavoro nelle piantagioni, le storie degli indigeni, i costumi e le tradizioni, rimarcando più volte le differenze con il mondo occidentale e intervallando queste riflessioni con spunti ed insegnamenti.
La cosa più vicina al sogno, nel mondo della veglia, è la notte in una grande città, dove tutti sono sconosciuti per tutti, o la notte in Africa. Anche lì c’è libertà infinita, le cose vanno avanti per conto loro, destini si intrecciano intorno a noi, dappertutto c’è vita e movimento.

– Da non perdere

Nairobi Skilyne

Addentrarsi nel Nairobi National Park è come essere in un safari recintato, dove sarà possibile ammirare la fauna e lo skyline dei grattacieli. A metà fra l’atmosfera savana-palude, questo parco accoglie una numero incredibile di gazzelle, giraffe, leopardi, zebre, rinoceronti neri…  e presso il Butterfly Centre sarà possibile ammirare tutte le specie di farfalle africane.
Ovviamente, se avrete tempo per un safari vero e proprio, a qualche chilometro dalla capitale keniana c’è la Masai Mara National Reserve, dove fra luglio ed ottobre potrete assistere alla migrazione degli gnu. L’itinerario continua fino alla Samburu National Reserve; qui il paesaggio di terre rosse accoglie alcune fra le specie animali più particolari e uniche del Kenya, e se vorrete ammirare gli elefanti potrete recarvi all’Amboseli National Park, dove la luce del tramonto e la vetta del Kilimangiaro sullo sfondo offrono un’ambientazione mozzafiato.
Interessante è anche la Karura Forest, un’oasi verde a pochi minuti dal centro città, dove si può ammirare una cascata alta quasi 15 metri e una ampia varietà di flora e fauna: centinaia di specie di uccelli, pipistrelli, antilopi e scimmie.
Sempre nel centro città, vi è il Nairobi National Museum, un maestoso edificio, circondato da un lussureggiante giardino che, insieme ai Kenya national archives,  raccoglie la memoria della nazione.
Sorvolare la valle del Rift e i vulcani di Suswa e Longonor è come fare un viaggio nell’aldilà, come scoprire l’altra faccia della luna.
Fra i laghi della Rift Valley, che taglia l’Africa orientale da nord verso sud, i più famosi sono il lago Nakuru che, per la sua popolazione di eleganti fenicotteri rosa, è stato soprannominato The Pink Lake, il lago Bogoria e il lago Magadi, la cui superficie è quasi completamente coperta da una crosta salata che conferisce al paesaggio quell’aspetto lunare, vagheggiato dall’autrice. A qualche chilometro è possibile trovare la formazione di Olorgasailie che comprende siti archeologici del Paleolitico inferiore.
In questi luoghi vivono i Masai, alti e sottili, scuri come la torba sulla sabbia giallo-grigia, che, dietro compenso, si offrono di fornire indicazioni ai turisti.

Nakuru Lake

– Tour letterario a Nairobi

∙ La letteratura africana

In Africa, quando si trova un libro che ci piace, fra l’ammasso di letteratura nefasta che le povere navi sono costrette a portare fin laggiù dall’Europa, lo si legge come ogni scrittore vorrebbe si leggessero i suoi libri: pregando Dio che possa essere fino in fondo bello come al principio. L’immaginazione corre con entusiasmo su un sentiero fresco, verde, profondo.
Un giorno scriveròLa tradizione narrativa africana è orale. Pensare di tradurre lo sterminato “archivio” storico attraverso la “giovane” struttura del romanzo è probabilmente impossibile. Un problema che va sommato all’assenza di una lingua unitaria; infatti, ogni tribù ha un idioma specifico connesso alle tradizioni, alla storia di quel particolare territorio. Per questo, il tentativo attuale di costituire una unità linguistica sta creando più danni che benefici, in quanto sradica tutta la storia precedente. Questa forma di violenza è documentata dallo scrittore Kenneth Binyavanga Wainaina che racconta, con rammarico, lo squarcio creatosi fra l’Africa tradizionale e quella contemporanea. Nel suo libro Un giorno scriverò di questo posto, tradotto in italiano, edito da 66thand2nd,  ripercorre i momenti salienti della vita della sua famiglia attraverso i contrasti chiaro-scurali dell’intero continente.
Anche Ngugi Wa Thiong’o è uno scrittore che sostiene posizioni forti e radicali, sviscera temi come quello della disuguaglianza, dell’oppressione sociale, della libertà con argomentazioni universali che superano i confini del Kenya.
Il panorama letterario keniano prevede la presenza di molte donne scrittrici, fra tutte: Grace Ogot, corrispondente estero per la BBC, e la prima donna ad essere pubblicata dalla East African Publishing House. E ancora Marjorie Magoye e Hilary Ngweno.
La letteratura africana, tuttavia, non è molto nota al di fuori dell’Africa stessa, e questo rende ancor più difficoltosa la sua diffusione. Però, per poter seguire il lavoro dei principali autori africani, vi è la rivista Kwani?, fondata una decina di anni fa, che agevola la diffusione della letteratura keniana e, grazie alla quale, ogni anno a settembre, si svolge a Nairobi lo Storymoja Hay, un festival letterario che ospita grandi autori di fama internazionale.

∙ Sulle tracce di Karen Blixen

Il Karen Blixen museum è la fattoria dove questa scrittrice illuminata e illuminante visse fra il 1914-1931. Dalla sua casa si scorgono in lontananza le colline di Ngong, popolate da bufali e antilopi, a lungo descritte dalla baronessa, che era solita volare sull’Africa col Moth di Denys Finch-Hatton. Infatti, proprio sulla sommità di Pt Lamwia, si trova la sepoltura dell’amante della Blixen (sebbene nel libro non se ne parli mai esplicitamente), contrassegnata da una iscrizione dall’Antico Marinaio, un poema molto amato da Denys Finch-Hatton, trascritta su un bianco obelisco, che la Blixen non ebbe mai modo di vedere. Dopo la sua morte, i Masai riferirono di aver visto un leone e una leonessa, all’alba e al tramonto, accucciarsi sulla tomba.

Blixen Museum

– Soggiorno e costi

Il Kenya offre una ampia varietà di alloggi: nel centro città vi sono degli alberghetti economici e piuttosto spartani, collocati in una zona nevralgica e ben collegata, sebbene si tratti spesso di antichi bordelli adibiti a pensioncine; per cui è meglio spostarsi nei quartieri orientali di Nairobi, che offrono una migliore sistemazione per turisti più “metropolitani”.
Per chi abbia voglia, invece, di una tregua dal caos cittadino, spostandosi verso i sobborghi come Ngong Hills o Langata è possibile trovare locations bucoliche ed esclusive. Ovviamente, soggiornare a Nairobi, prevede una spesa più alta che nel resto del Kenya, questo anche per la presenza del headquarter delle Nazioni Unite, che ha fatto lievitare i prezzi.
Tuttavia, è preferibile spendere un po’ di più per la sistemazione in una zona sicura della città e risparmiare sul cibo. Infatti, a Nairobi troverete moltissime trattorie che servono piatti occidentali. Tuttavia, chi voglia osare con i sapori, potrà assaggiare la cucina tipica keniana e swahilii, che risente dell’influenza dei gusti indiani, il cui piatto forte è il Nyama Choma (cosciotto di capra), ma anche carne di struzzo, cammello e persino di coccodrillo… per i palati più raffinati, o ancora pilaf (riso con carne e curry), samoosa, ovvero fagottini fritti ripieni di carne tritata e spezie, o pesce in salsa di cocco. Nella cucina africana non c’è molto spazio per i vegetariani, che dovranno accontentarsi del byriani, ovvero riso alle spezie.
C’è speranza anche per i caffeina-dipendenti; il chicco di caffè, nato proprio in Africa, solo negli ultimi decenni è stato accolto come bevanda, che può essere consumata nei numerosi bar di Nairobi.

– Da evitare

Le statistiche sulla criminalità a Nairobi non sono delle migliori, tanto che la città è stata a lungo denigrata dai turisti che l’hanno soprannominata NaiRobbery.
Tuttavia, i frequenti episodi di violenza, rapine, furti avvengono nelle baraccopoli delle zone periferiche a causa di gravi problematiche sociali di difficile risoluzione. Nei quartieri turistici, invece, circolano costantemente pattuglie, soprattutto di notte, quando le vie della città si svuotano ed è consigliabile, al calare delle tenebre, muoversi in taxi.
Il mal d’Africa è quello stato di forte nostalgia che coglie tutti i viaggiatori. Il ricordo dei tramonti infuocati, della terra aspra e selvaggia senza tempo, se non quello governato dalla natura, conduce ad uno stato psichico dal quale non si può guarire, se non ritornando in Africa. Un bianco, per dire una cosa affettuosa, scrive: “Non ti posso scordare”. Gli africani dicono: “Noi non crediamo tu possa mai scordarti di noi”.

Safari amboseli

Buon viaggio letterario dalla redazione di temperamente.it!

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