“No tu no” al Teatro Menotti

No tu no l’abbiamo cantato tutti insieme alla fine dello spettacolo di Egidia Bruno, andato in scena il 17 e il 18 febbraio al Teatro Menotti di Milano, mentre Alessandro Nidi al pianoforte impazzava e inseguiva il pubblico con le note.

Questo spettacolo della Bruno, chiaro omaggio ad Enzo Jannacci, nasce dallo speciale rapporto tra l’attrice e il Maestro. I due si erano conosciuti nel 2002, sul set de Le storie del Mago, commedia firmata da Jannacci, e dopodiché lei, timidamente e senza molte speranze aveva chiesto al Maestro di dirigerla in La Mascula, monologo tratto da un suo (dell’attrice) omonimo racconto.

Come lei stessa confessa sul palco, il legame avuto con Jannacci in realtà più che un vantaggio rappresentava quasi uno svantaggio, di sicuro un freno, al portare in scena qualcosa di suo. Eh sì, perché al timore reverenziale nei confronti del genio milanese e la paura di non deturpare la sua materia, s’aggiungeva la stima e l’affetto provati per lui. Perciò, naturalmente e piacevolmente, svariati ricordi del lavoro insieme confluiscono sul palcoscenico, come quando Jannacci le diceva «Allora, quand’è che mi porti a fare un giro nella tua Basilucania?», culminando nel momento in cui Egidia confessa al maestro che vorrebbe esser aiutata nell’interpretazione della bellissima Ma mi di Fiorenzo Campi e Giorgio Strehler, canzone in dialetto milanese, conquistando naturalmente lo scherno di Jannacci.

Tutto lo spettacolo è un dialogo con lui, richiamato a rispondere a delle domande sul triste stato attuale delle cose in Italia. Lui così polemico e schietto, caratteristica che lo rendeva unico e antipatico ad alcuni, lui così al di fuori dell’essere un personaggio, così sempre vicino a ciò che davvero accedeva. E così come parlava, Jannacci scriveva e cantava, senza peli sulla lingua, sempre dalla parte degli emarginati, degli esclusi, degli ultimi come dei medi, della gente normale; questo è visibile sia nei testi più realistici come quelli iperbolici – Pedro Pedreiro, Il cane coi capelli – dove il suo acuto spirito critico e quotidiano si associano all’altra sua grande caratteristica: l’ironia. Un’ironia che diventava vera e propria simpatia, guizzo di intelligenza, che in Jannacci era un moto continuo, sagace e vivace, e riusciva a conquistare nonostante il suo atteggiamento ritroso e il modo di cantare poco udibile, tra i denti, trascinato.

Le sue canzoni intervallano il recitato e spesso risulta impossibile non unirsi ai cori e alla voce della Bruno. Vengo anch’io! No, tu no! non è soltanto uno dei più celebri ritornelli creati da Enzo Jannacci, ma anche un calzantissimo esempio della sua poetica.

Un omaggio sentito e divertente, che conferma la grandezza dell’artista milanese, la sua lucidità nell’analisi dell’Italia in cui viviamo, allora come oggi.

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