Titoli in traduzione tra libri e film

Tradurre il titolo di un libro o di un film, si sa, è una questione piuttosto delicata. Il titolo, infatti, è il primo biglietto da visita di un’opera, sia quando è stampato sulla copertina di un romanzo che quando campeggia a lettere cubitali sulla locandina di un film: è il concentrato dell’opera, è la parola o l’insieme di parole che meglio ne cattura l’essenza per suggerirlas al pubblico. Un libro tutto sommato scadente può averci incuriosito con un titolo enigmatico che ci aveva fatto presagire chissà quali meraviglie, mentre un film di un certo livello può farci storcere il naso se ci viene presentato con un titolo che ci sembra ridicolo, noioso o magari trito e ritrito. È anche vero che una prima brutta impressione non sempre è quella determinante, ma a partire con il piede giusto si ha solo da guadagnare.

Quando il titolo in questione deve essere tradotto, i problemi si moltiplicano come per incanto. Essere fedeli all’originale, infatti, spesso è solo una chimera, anche perché molti titoli, per catturare l’attenzione e stimolare la curiosità del pubblico, sfruttano giochi di parole, modi di dire e riferimenti culturali specifici che nella lingua di traduzione perderebbero di significato. Tante volte, poi, alla base della scelta di un titolo ci sono accorte scelte di marketing che magari mirano a richiamare prodotti simili e già apprezzati dal pubblico: è questo il caso, come vedremo più in dettaglio, di film e libri dedicati ai giovanissimi.

Il traduttore allora non è l’unico responsabile (a volte non lo è affatto) della traduzione dei titoli che leggiamo in libreria o in fila al botteghino; alle sue spalle ci sono strategie di mercato più o meno efficaci volte a garantire il successo del prodotto, sia esso da sfogliare o da guardare.

In Lost in translations, rubrica dedicata alle difficoltà della traduzione e al mestiere tanto gratificante quanto insidioso del traduttore, abbiamo discusso dell’argomento già nella primissima puntata (qui il link nel caso ve la foste persa), e a distanza di due anni sarà curioso e anche divertente vedere confermate alcune tendenze in materia di libri e film, nonché scoprire nuovi casi in cui la scelta del titolo tradotto non è stata proprio brillante…

Per comodità i titoli sono stati divisi in quattro categorie: gli spiegoni, le idee, i moderni, gli snob. Molto bene: ora che abbiamo fatto le presentazioni, possiamo buttarci nella mischia dei titoli senza altri indugi.

GLI SPIEGONI
Questi riguardano soprattutto opere cinematografiche, e sono i titoli che si ritengono in dovere di spiegare il film allo spettatore per timore che questi rimanga spiazzato davanti a un titolo molto spesso uguale all’originale. Vediamo alcuni esempi, tutti molto recenti:

Adaline – L’eterna giovinezza (2015). Titolo originale: The Age of Adaline, traducibile letteralmente con “L’età di Adaline” o anche “L’epoca di Adaline”.

La protagonista del film, interpretata dalla bionda Blake Lively, è una giovane donna che in seguito a un incidente scopre di non poter invecchiare e pertanto di essere costretta a vivere un’eterna giovinezza, come il titolo italiano ci fa sapere in anteprima. Lo spiegone ha evidentemente il compito di suggerire fin da subito allo spettatore il genere e la trama del film, mentre l’originale inglese si manteneva più sulle generali. La domanda è: era proprio necessario?

Focus – Niente è come sembra (2015). Titolo originale: Focus.

 Il film segue le avventure illecite del truffatore Nicky (Will Smith); dato l’argomento della pellicola, quel Focus ammicca allo spettatore incitandolo a seguire il film con attenzione, perché potrebbero esserci dei colpi di scena inattesi. Pertanto “Niente è come sembra”, rincara il sottotitolo italiano. Dato che “focus” è una parola di origine latina e viene usata anche in italiano, forse il pubblico avrebbe potuto arrivarci da solo.

Gone Girl - L'amore bugiardo L’amore bugiardo – Gone Girl (2014). Titolo originale: Gone Girl (traduzione letterale: “Ragazza scomparsa”).

L’opera ruota attorno a una misteriosa sparizione ed è tratta dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn… omonimo nel senso che anche questo si intitolava Gone Girl e che anche la sua traduzione italiana si intitola L’amore bugiardo. Peccato che quest’ultima aggiunta italiana anticipi uno dei colpi di scena del film e anche del libro, intitolato come il corrispettivo cinematografico per stuzzicare la curiosità di tutti coloro che magari hanno sentito parlare del film o l’hanno già visto. Casualità o quel pizzico di sadismo che in fondo abbiamo tutti?

  New in Town – Una single in carriera (2009). Titolo originale: New in Town (traduzione letterale: “Nuova in città”).

Il film racconta la storia di Lucy, una giovane in carriera che viene spedita in un gelido paesino del Minnesota per sovrintendere alla ristrutturazione di uno stabilimento dell’azienda per cui lavora. L’aggiunta italiana ci riassume fin da subito le caratteristiche della donna interpretata da Renée Zellweger: è in carriera ed è single, e allo spettatore viene subito proposto lo stereotipo della giovane rampante che è tutta dedita al lavoro e non ha tempo per i sentimenti. Ma non temete, sembra suggerire infine lo spiegone: la single in carriera troverà il principe azzurro prima dei titoli di coda.

LE IDEE
Negli esempi proposti qui di seguito il titolo originale è stato tradotto in maniera non letterale e con ottimi risultati, magari anche più accattivanti dell’originale inglese. Visto che nella categoria precedente ci siamo occupati di film, adesso è la volta di opere fatte di carta e inchiostro.

Fred Uhlman - Reunion L’amico ritrovato, di Fred Uhlman (1971). Titolo originale: Reunion (traduzione: “Riunione”).

Il romanzo è famosissimo, breve e indimenticabile: la persecuzione degli ebrei in Germania durante il nazismo è filtrata attraverso gli occhi e l’amicizia fra gli adolescenti Hans, ragazzo ebreo, e Konradin, appartenente a una famiglia nobile con tendenze antisemite. Questo piccolo gioiello letterario è noto in Italia con il titolo L’amico ritrovato, che parafrasa l’originale in maniera poetica pur rimanendo fedele al significato dell’inglese. Leggere per credere.

Due romanzi di Richard Matheson.

 Richard Matheson, morto nel 2013, è stato uno straordinario scrittore di racconti e romanzi spesso dotati di venature horror:

Tre millimetri al giorno (1957. Titolo originale: The Incredibile Shrinking Man, “L’incredibile uomo che si rimpiccioliva”) e Io sono Helen Driscoll (1958. Titolo originale: A Stir of Echoes, traducibile letteralmente con “Una mescolanza di echi”).

Le traduzioni italiane sembrano molto più inquietanti rispetto ai titoli originali: basta pensare ai suggestivi tre millimetri al giorno di cui si accorcia il protagonista del romanzo o al fantasma che afferma di essere Helen Driscoll, ed è subito un brivido lungo la schiena.

Il canto della rivolta, di Suzanne Collins (2010. Titolo originale: Mockingjay, “Ghiandaia imitatrice”).

Il romanzo è l’ultimo della trilogia distopica sugli Hunger Games, il crudele reality show in cui dei ragazzini sono costretti a uccidersi l’un l’altro fino all’incoronazione dell’unico vincitore. La saga ha riscosso un successo planetario, anche grazie ai quattro film tratti dai romanzi.

La “ghiandaia imitatrice” del titolo è un’invenzione della trilogia: si tratta di un ibrido fra il mimo e la ghiandaia, entrambi uccelli davvero esistenti in natura e che nei romanzi, in seguito a esperimenti di laboratorio, si sono fusi per dare vita alla nuova specie. Anche il corrispettivo inglese è inesistente, ed è un ibrido linguistico fra mockingbird (mimo) e jay (ghiandaia); il verbo to mock, infatti, significa imitare. Se si aggiunge che “Ghiandaia Imitatrice” è l’appellativo assegnato a Katniss, diciassettenne simbolo della rivolta nata per capovolgere il governo del malvagio presidente Snow, si capirà il significato che si cela dietro un titolo apparentemente bizzarro.

Nel tradurre il titolo prima del romanzo e poi del film omonimo, si è optato per una resa non letterale: “Ghiandaia imitatrice” come titolo di un libro, in effetti, sarebbe stato forse poco incisivo; ma per mantenere in qualche modo un legame con l’originale inglese e con l’appellativo di Katniss, l’edizione italiana ha scelto “canto”. Infine, visto che il romanzo ruota attorno a una rivoluzione, si è arrivati a “rivolta”. Il canto della rivolta, allora, riesce a rendere giustizia al titolo inglese in maniera sottile ma perfettamente chiara al lettore.

I MODERNI
Questa categoria registra una tendenza in costante crescita nella traduzione dei titoli di romanzi e film, soprattutto quelli destinati a un pubblico di adolescenti: questi ultimi sono i cosiddetti young adult (giovani adulti) a cui è dedicato un numero sterminato di saghe e romanzi di tutti i tipi, in particolar modo però di genere fantasy o fantascientifico. La tendenza imperante è quella di mantenere invariato il titolo originale, spesso costituito da un’unica parola; le ragioni che spingono in questa direzione sono sia la dimestichezza di molti giovani con l’inglese sia il fatto, più o meno discutibile, che un titolo inglese stampato sulla copertina elaborata di un romanzo risulti più moderno, più interessante, più cool dello stesso titolo in italiano. Il perché risiede in una complessa rete di motivazioni sociali, politiche, culturali e linguistiche in cui non mi sembra il caso di addentrarci adesso. Se si aggiunge che così facendo i romanzi e i film sembrano un po’ richiamarsi l’un l’altro, si avrà il quadro completo della situazione.

Divergent libroEcco che i romanzi per giovani adulti tuonano tutti, svelti e moderni: Divergent (“Divergente”), Twilight (“Crepuscolo”), Red (“Rosso”), Maze Runner (letteralmente: “Il corridore del labirinto”), con buona pace di una generazione di genitori che a scuola ha studiato il francese e si ritrova in libreria a sillabare parole inglesi a un commesso che non li capisce.

GLI SNOB
In quest’ultima categoria rientrano quei film che si pongono fin da subito come opere d’autore e quindi hanno l’obiettivo di conquistare un pubblico presumibilmente più impegnato, magari conoscitore della lingua inglese; il titolo resta pertanto invariato. D’altronde, in caso di traduzione una resa letterale risulterebbe probabilmente poco accattivante, e magari anche per questo si è scelto di lasciare il titolo così com’era senza scervellarsi per trovare soluzioni adeguate. Il gruppetto annovera film come per esempio Gravity (2013), dramma spaziale d’autore che forse si sarebbe potuto tradurre tranquillamente con “Gravità”; The Danish Girl (2015), che ruota attorno a una delle prime persone nella storia a essere identificate come transessuali e che è valso ad Alicia Vikander l’Oscar come migliore attrice non protagonista; By the Sea (2015), drammone diretto da Angelina Jolie che è stato un flop clamoroso; The Hateful Eight (2015), ultima fatica di Quentin Tarantino. C’è da dire che “Al mare” o “Gli odiosi otto” avrebbero reso perplessi molti spettatori.

Questo secondo viaggio fra i titoli di film e libri termina qui; e dopo aver discusso di strategie di marketing, idee brillanti e trovate meno convincenti, la morale che possiamo ricavarne è solo una: mai giudicare un libro dal titolo… o un film dalla locandina.

2 Discussions on
“Titoli in traduzione tra libri e film”
  • Grazie per il bell’articolo. Solo una precisazione pignola: il titolo originale di *Tre millimetri al giorno* era un più pacato *The Shrinking Man*, senza “Incredible” (https://en.wikipedia.org/wiki/The_Shrinking_Man); l’aggettivo fu aggiunto per il titolo del film. Anzi: Matheson stesso era seccato per l’aggiunta sensazionalista, commentando qualcosa come (cito a memoria): “C’è un tale che si rimpicciolisce a vista d’occhio: certo che è incredibile, c’è bisogno di dirlo??”

  • Ciao Daniele, grazie mille a te per il commento! Hai ragione, il romanzo è stato proprio pubblicato con il titolo “The Shrinking Man”, ma dopo l’aggiunta del film (che anch’io reputo un po’ superflua) è stato anche ripubblicato con il titolo cambiato: https://www.amazon.com/Incredible-Shrinking-Man-Richard-Matheson/dp/0312856644
    L’italiana Fanucci, che lo ha ripubblicato in edizione tascabile nel 2009, riporta come titolo originale proprio quello modificato.
    In ogni caso, mi trovi perfettamente d’accordo con il buon Matheson e ben venga la pignoleria, è sempre un piacere scovare lettori attenti ;-)

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