Tradurre a bordo di un drakkar – storia della lingua nella serie Vikings

Vikings, serie tv canadese diretta da Michael Hirst, uscita nel 2013 su History Channel Canada e USA, narra le vicende di Ragnar Lothbrock e dei suoi compagni, incastonandoli in una fedele ambientazione tra le Isole Britanniche e la Scandinavia del IX secolo d.C.

Vikings
Vikings ha subito affascinato il pubblico; nata come miniserie, per ora è arrivata alla sua quarta stagione: giochi di potere, arrampicate sociali,  intrighi politici e combattimenti hanno saputo incantare gli spettatori e le spettatrici. Non solo, Vikings ha impressionato il pubblico per l’accuratezza storica di alcuni dettagli, per l’ottima collocazione nel tempo e nello spazio, merito di esperti storici e filologi.
A differenza di molti film ambientati nel periodo tra il 790 d.C. e la conquista normanna d’Inghilterra avvenuta nel 1066, film che evidentemente hanno impiegato il loro budget più in costosi effetti speciali e digitali che sulla ricerca e sulla ricostruzione di un ambiente che risultasse verosimile, Vikings brilla di luce propria mostrando la nuda e cruda realtà di un’epoca.

Oltre alla ben visibile accuratezza storica, Vikings propone anche un’accuratezza linguistica inaspettata.
Ma andiamo con ordine, facendo una premessa. Ovviamente, la lingua inglese, così come quella italiana, hanno una loro storia e sono state anche diverse da come le conosciamo.
Concentrandoci per un attimo su quella inglese, riscontriamo che ha vissuto nei secoli diversi stadi, diverse contaminazioni, diverse forme di influenza, e si è evoluta, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo fino a divenire quella attuale.
Gli studiosi di linguistica storica hanno riassunto la cronologia dell’inglese in cinque fasi: il primo stadio è quello della lingua Anglosassone, seguito dall’Antico Anglo-Sassone o Antico Inglese – quello di opere come Beowulf, per intenderci; in ordine, collocano poi il Primo Inglese Medio, quello dei Canterbury Tales, e quello, successivamente, dell’Inglese Medio.
Proseguono con il Primo Inglese Moderno o Early Modern English tendendo come riferimento  Shakespeare e Marlowe; e concludono, infine, con il Modern English o Inglese Moderno.
Ciò che è importante sottolineare è come, nella storia, questi passaggi da uno stadio all’altro della lingua, queste mutazioni, non siano mai state casuali, ma frutto di processi linguistici di semplificazione del linguaggio  stesso.
Vikings La lingua ha la tendenza a volersi esprimere nel miglior modo ma spendendo il numero minore di energie possibile. Senza saperlo, seguiamo tutti e tutte un principio di economia del linguaggio in virtù del quale, nei secoli, anche gli abitanti di Albione hanno eliminato vocali che scrivevano e che non pronunciavano, hanno semplificato le strutture grammaticali – una volta in inglese si declinava tutto e tutto doveva concordare in genere, numero e caso! –,  e hanno ridotto il numero di suffissi per marcare i tempi verbali.
E tutto questo è avvenuto non solo in modo spontaneo e naturale ma anche per via delle numerose invasioni, dei contatti, delle influenze estere che l’Inghilterra ha sempre vissuto sin dall’alba dei tempi, tra cui, in ordine cronologico, quella romana, quella sassone, quella vichinga, quella normanna.
Tutto questo significa che, per ogni popolazione arrivata su suolo britannico, sono sbarcate anche lingue molto diverse, dal latino al francese, mescolandosi, ibridandosi tanto che, ancora oggi, molte parole inglesi che pronunciamo, che scriviamo, derivano da antiche parole importate e accolte nel lessico inglese.

Questa complessità culturale e linguistica, come dicevo, è uno degli aspetti più apprezzabili di Viking in cui, davvero, si riesce a rendere scena per scena un’epoca di grande complessità, di grande commistione di popoli e parlate, di culture e di usanze.
Guardando la serie in lingua originale, quando l’azione è all’interno di un gruppo – che sia quello dei Vichinghi, quello dei monaci inglesi o quello dei cortigiani della Northumbria, non importa – la lingua parlata è sempre l’inglese. Per fare un esempio, quando Ragnar parla con Lagertha, strepitosa guerriera nonché sua moglie, o si rivolge ai figli Bjorn e Gyda, o quando parla con Floki per costruire un nuovo drakkar in grado di navigare nelle acque sconosciute ad ovest, si ascolta la lingua inglese dei nostri giorni. E lo stesso vale anche per i momenti in cui il re Aelle di Northumbria parla coi suoi, pianificando attacchi contro gli insediamenti Vichinghi.
Ma nei momenti di contatto tra i  gruppi, appena l’azione si sposta in altri luoghi diversi da quelli d’origine, non appena un manipolo di guerrieri – e guerriere – si incontra con personaggi stranieri, ecco che i Vichinghi iniziano a parlare Old Norse, Antico Norreno, mentre gli altri, nella prima serie gli Inglesi, parlano Old Anglo-Saxon, Antico Anglo Sassone. Il tutto è sottotitolato in inglese corrente per la nostra comprensione.

Vikings

Dal punto di vista linguistico, questo meraviglioso dettaglio ha richiesto, come spiega l’attrice Katheryn Winnick alias Lagertha in un’intervista che le è stata rivolta su Tv Insider, un grande sforzo, tra cui quello di Erika Sigurdson, traduttrice dall’Antico Norreno e quello della dottoressa Kate Wiles dell’Università di Leeds (dettagli qui).
Le storiche, spiega l’attrice, traducevano le varie battute per poi sottoporgliele, assicurandosi che, tentativo dopo tentativo, la pronuncia fosse corretta e quanto più vicina a quella originale. È stato emozionante, ha rivelato, parlare una lingua morta da mille anni.

Dal punto di vista traduttologico, il fatto che la serie fosse in inglese ma con vari e preziosi inserti di Antico Norreno e Antico Anglo-Sassone – per non parlare degli inserti nelle ultime stagioni in cui si può anche ascoltare l’Old French, l’Antico Francese – ha fatto sì che anche nel suo sottotitolaggio italiano si dovessero reperire non solo traduttrici e traduttori ma anche esperti in storia della lingua per poter rendere autentico il prodotto finale. Il problema traduttologico, fortunatamente non si pone per quanto riguarda il doppiaggio.
Nella versione italiana della serie, i personaggi, laddove nell’originale parlavano inglese, parlano italiano, mentre nelle scene di contatto con altre popolazioni è stato mantenuto l’audio originale sottotitolandolo ovviamente in italiano.

Vikings Un altro aspetto interessante è il fatto che alcune parole tipiche del lessico vichingo siano state mantenute. La parola drakkar ad esempio, che sta ad indicare l’imbarcazione tipica vichinga, ideale per navigare sia per mare che per fiume, non è stata tradotta in alcuna versione lasciando ai fan il vero sapore di un’epoca perduta, vere parole provenienti da quel passato tra il mitologico e il reale.
Questo fattore è interessante perché rivela ancora una volta l’intenzione di trascinare i fan all’interno di un mondo lontano. Mediante una strategia straniante, mediante l’uso delle parole corrette – da berserkr a ragnarök – siamo tutte e tutti catapultati dentro l’universo di Viking.
Senz’altro, in un epoca di tumulti e di tensioni come quella vichinga, un traduttore, una linguista potevano rivelarsi figure molto utili, forse fondamentali per gestire i propri interessi e per avere, anche, salva la vita.

Laura Fontanella

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