Tradurre Harry Potter, una magia da ripetere

hp8È uscito il nuovo libro dell’autrice J.K. Rowling, Harry Potter and the cursed child.
La notizia ha ovviamente scatenato i fan di tutto il mondo, coinvolgendo persone di tutte le età.
In Italia l’arrivo del libro, il cui titolo è stato tradotto in  Harry Potter e la maledizione dell’erede, è previsto per il 24 settembre e sono migliaia le copie già prenotate presso le librerie di tutto il Paese.

Per ingannare l’attesa e per rievocare gli scenari incantevoli e incantati che hanno caratterizzato tutta la saga di Harry Potter, andremo ora a tuffarci negli aspetti traduttologici del testo di J.K. Rowling, osservando quanto sia stato complesso trasformare il testo inglese in uno italiano che non perdesse la magia dell’originario.

Basta indugi: ho scelto di analizzare per Temperamente e per voi il capitolo cinque del primo tomo della saga.

Innanzitutto, bisogna sottolineare che chi ha il compito di tradurre un testo letterario ha anche il compito di regalare un’illusione, creare un equivalente culturale stabile e solido che risulti credibile cercando di lasciare invariato il contenuto della storia, lo stile dell’originale. Tradurre è un lavoro complesso che non si può certo affidare alle macchine o ai dizionari online ma, al contrario, è veramente un procedimento in cui solo una perfetta alchimia potrà rendere giustizia al testo fonte con un testo tradotto degno di questo nome.

Quando viene richiesto a un professionista di tradurre uno scritto, è necessario innanzitutto scegliere la sua strategia. Il traduttore può optare per una strategia straniante, grazie alla quale lascerà percepire al lettore la genesi di quel testo, la cultura di cui è permeato, e farà sì che alcuni elementi stranianti persistano; oppure può optare per una strategia addomesticante, attraverso la quale, al contrario, cercherà di far stare il nostro lettore comodo in poltrona, avvicinandogli l’autore, muovendo il testo e i suoi riferimenti nella sua direzione sociale, geografica, culturale.

La traduttrice Marina Astrologo fa di tutto per lasciare ad Harry il suo sapore britannico, anche se, lo vedremo, a volte, di fronte a giochi di parole, assonanze ed evocazioni, è costretta a cedere in nome della comprensione. Nel testo scritto e ideato dall’autrice britannica J.K.Rowling si leggono, vista l’ambientazione fantasy, nomi di maghi e streghe, nomi di altri istituti scolastici, di creature magiche di ogni sorta e tipo, di incantesimi e maledizioni. Tuttavia, nonostante le difficoltà, la traduttrice è riuscita a conservare la ‘magia’ di ogni nome, di persona, animale o oggetto, ricostruendo attentamente il gioco di parole presente nel testo originale e addirittura il corpus sonoro di ciascuna. Nel capitolo cinque, intitolato Diagon Alley, ci imbattiamo subito nella terminologia del mondo magico e nel tentativo di trovare un corrispettivo italiano.


∙ Primo caso

ENG

“Give him five Knuts” said Hagrid sleepily.

“Knuts?”

“The little bronze ones”.

Harry counted out five little bronze coins and the owl held out its leg so he could put the money into a small leather pouch tied to it.

ITA

“Dagli cinque Zellini” disse Hagrid con voce assonnata.

“Zellini?”

“Le monetine di bronzo”.

Harry contò cinque piccole monete di bronzo e il gufo allungò la zampa per consentigli di mettere il denaro in un borsello di cuoio che vi portava legato.

Nella versione italiana si è scelto di usare il termine ‘zellini’, rifacendosi evidentemente alla parola ‘scellini’ per controbilanciare il sapore inglese del termine originale. Inoltre, salta all’occhio il fatto che nella versione inglese, la terza battuta lasci liberamente sottintendere che si tratti di monetine, di una valuta magica, mentre nella versione italiana questo passaggio è chiarito, espresso esplicitamente con la parola ‘monetine’.

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∙ Secondo caso

ITA

“Che ti preoccupi?” rispose Hagrid alzandosi e grattandosi vigorosamente la testa. “Pensi che i tuoi genitori non ti hanno lasciato niente?”

ENG

“Don’t worry about that” said Hagrid, standing up and scratching his head. “D’yeh think yer parents didn’t leave yeh anything?”

Hagrid viene descritto come un mezzo gigante, un uomo barbuto grande e grosso tanto quanto il suo cuore. È di umili origini, abbandonato dalla madre gigantessa e per questo discriminato anche nel mondo magico. Il preside della prestigiosa scuola di Hogwarts se n’è sempre occupato, trovandogli in età adulta un lavoro presso la medesima scuola. Hagrid, in lingua inglese, per tutte queste ragioni di carattere sociologico non parla lo Standard British English ma una versione, secondo i parlanti di quella varietà, tipica delle regioni ad Ovest del paese. Qualcuno, addirittura, scherza definendolo Old Hagrish.

La traduttrice di Harry Potter ha dovuto scendere a compromessi, spostando le elisioni della parlata di Hagrid sull’asse grammaticale, facendogli commettere volutamente degli errori. Hagrid, ad esempio e come sopra riportato, viola l’incipit della domanda iniziale, viola il congiuntivo. ‘Di che cosa ti preoccupi?’ diventa ‘Che di preoccupi?’, mentre ‘che ti abbiano lasciato niente’ diventa ‘che ti hanno lasciato niente’.

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∙ Terzo caso

ENG

Harry sat and though about this while Hagrid read his newspaper, the Daily Prophet.

ITA

Harry continuava a pensare a tutte quelle cose mentre Hagrid leggeva il giornale La Gazzetta del Profeta.

In Inghilterra sono moltissimi i quotidiani il cui titolo si rifà perfettamente alla struttura ‘Daily + Something’. Alcuni esempi possono essere il ‘Daily Mail’ e il ‘Daily Express’.

Ad ogni modo, e per questo motivo, non avrebbe senso tradurre letteralmente quel ‘daily’ con ‘quotidiano’ perché cascheremmo a piè pari in un calco linguistico; inoltre ‘il quotidiano del profeta’ suona proprio male. Fortunatamente, ci mostra la Astrologo, esiste un corrispettivo italiano, radicato nella cultura italiana così come il ‘Daily’ è in quella inglese: la Gazzetta. Ed ecco risolto anche questo problema traduttivo, sebbene, ancora una volta, l’esplicitazione ‘il giornale’ prima del titolo dello stesso possa essere percepita come una ripetizione sterile, che non lascia spazio all’ovvietà del fatto che una gazzetta sia di per sé un giornale.

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∙ Quarto caso

ITA

“Esiste un Ministero della Magia?” chiese Harry, incapace di trattenersi.

“Certo” rispose Hagrid. “Naturalmente come ministro volevano Silente, ma lui non lascerebbe mai Hogwarts, e così l’incarico è andato al vecchio Cornelius Caramel. […]”

ENG

“There’s a Ministry of Magic?” Harry asked, before he could stop himself.

“Course,” said Hagrid. “They wanted Dumbledore fer Minister, o’ course, but he’d never leave Hogwarts, so old Cornelius Fudge got the job. […]”

In questo passo del capitolo ci appare finalmente una delle peculiarità della traduzione di quest’opera: la traduzione dei nomi propri. Nel testo inglese, ogni nome di persona nasconde in sé le caratteristiche intrinseche di quel personaggio. Il nome Dumbledor richiama onomatopeicamente ‘mumble, mumble’, lo sciamare che fanno i pensieri nei fumetti. E infatti, il nostro Silente è un uomo saggio, alla ricerca di domande e di risposte, è un uomo che si interroga e che fa interrogare gli altri sulla propria natura e identità. Ad un parlante inglese, l’evocazione è chiara e ad alcuni filologi ricorderà anche il verbo di origine germanica ‘to humble’ che infatti, ancora una volta, è onomatopeico ed esprime dubbiosità. In italiano, si sceglie, per forza di cose e in mancanza di verbi così fortemente onomatopeici, di sottolineare un altro aspetto del professore e preside. Si sceglie di sottolinearne la pacatezza, il pensare, sì, ma a bocca chiusa, l’essere riflessivo, l’essere calmo e saggio: da qui il nome Silente.

Con Cornelius Caramel e Cornelius Fudge, il percorso è meno impervio e più automatico.

Il Fudge, in Inghilterra, è un tipico dolce preparato con burro, zucchero, panna e caramello.

Viene servito, come i Brownies, in piccoli mattoncini dalla consistenza simile a quella dei nostri Gianduiotti. Il passo è breve. Dal momento che in Italia non siamo abituati a questo dolce, ecco che la traduttrice trova qualcosa di conosciuto, che può avere un valore equivalente e che ne è un ingrediente: il caramello. Siccome però i nostri personaggi agiscono e vivono su suolo inglese, ecco che traduciamo caramello in ‘caramel’.

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∙ Quinto caso

ITA

Avevano raggiunto la stazione. Il treno per Londra partiva di lì a cinque minuti. Hagrid, che non capiva i “soldi dei Babbani”, come li chiamava lui, diede le banconote a Harry perché comprasse i biglietti.

ENG

They had reached the station. There was a train to London in five minutes’ time. Hagrid, who didn’t understand “Muggle money” as he called it, gave the notes to Harry so he could buy their tickets.

Un Babbano è una persona a cui mancano abilità magiche. J.K.Rowling ha ideato il termine partendo dalla parola ‘Mug’, un termine inglese per indicare che una persona è facilmente raggirabile. In italiano, ancora una volta, manca un termine così specifico: abbiamo ‘credulone’ o ‘imbrogliabile’ ma nessuno fa al caso nostro. Nel linguaggio giovanile però esiste il termine ‘babbo’ usato in senso dispregiativo per indicare qualcuno che non risulta particolarmente sveglio. Che la costruzione di ‘Babbano’ ricalchi proprio questo aspetto del termine originale?


∙ Sesto caso

ITA

“Eccoci arrivati” disse Hagrid fermandosi “Il Paiolo Magico”.

ENG

“This is it” said Hagrid, “coming to a halt, “the Leaky Cauldron”.

‘Leaky’ in inglese significa ‘che perde, che non tiene’, tant’è che la locanda in cui Harry e Hagrid approdano è un ‘tiny, grubby-looking pub’. Il posto è umido, un po’ sporco, ma purtroppo questi due aspetti vengono persi nella resa italiana. Certamente ‘il calderone che perde’ non sarebbe stata una buona traduzione, così come ‘il paiolo perdente’ che avrebbe deviato il significato altrove. ‘Magico’ rimanda al contesto, ma non lascia intravedere l’aspetto della locanda, che, però, viene specificato nelle righe successive.

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∙ Settimo caso

Alla fine del quinto capitolo Harry si ritrova completamente immerso nel mondo della magia. Viene quindi a conoscenza anche dei nomi delle quattro casate in cui è suddivisa la popolazione studentesca della sua nuova scuola.

Grifondoro         Gryffindor

Serpeverde       Slythering

Tassorosso         Hufflepuff

Corvonero          Ravenclaw

Nella versione italiana, la traduttrice, fatta eccezione di Grifondoro e Gryffindor, ha scelto di sottolineare, oltre che gli animali totemici di ciascuna casa, ponendoli, come in inglese, in principio di parola, i colori di ogni animale.  Slytherin, che tra le casate inglesi è anche la più onomatopeica, diventa Serpeverde, mostrando in modo diretto l’animale che produce il sibilo. Di Hufflepuff, si tiene il tasso ma si perde con ‘puff’ l’aspetto ‘a sbuffo, a nuvola’ del pelo dell’animale e metaforicamente del carattere degli adepti della casata.

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J.K.Rowling ha scritto il primo romanzo pensandolo per i bambini, utilizzando un linguaggio semplice ed efficace, in grado di evocare con un solo nome tutte le caratteristiche di un personaggio, di una situazione, di un contesto. Col tempo, e con la stesura dei romanzi, non solo il protagonista cambia, ma cambia anche il linguaggio usato, crescendo col lettore e con il personaggio nel romanzo. Non è un caso che il primo libro della Rowling sia un tomo di poco più che 200 pagine, nella versione italiana, e che l’ultimo volume consti invece di circa 700. L’autrice ha condotto un esperimento pedagogico e linguistico, modellando il suo linguaggio al “piccolo lettore”, aiutandolo a diventare grande attraverso un linguaggio via via più complesso, più articolato, con termini e situazioni con sempre meno riferimenti espliciti e diretti.

La traduzione di Harry Potter a cura di Marina Astrologo appare in generale ben fatta e la traduttrice esce vincente da una sfida importante che l’ha vista scontrarsi non solo dinnanzi alla scelta tra una strategia straniante e una addomesticante, ma che l’ha vista confrontarsi anche con un difficile adattamento, con un testo ricco di riferimenti extralinguistici e culturali restituendo in modo autentico ai lettori e alle lettrici italiane un capolavoro.

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