XIV Giornate della Traduzione Letteraria, Urbino

Nel centro storico di Urbino, dal 23 al 25 settembre, fra turisti armati di cappellini e universitari trafelati, noi eravamo facili da individuare: ci potevate riconoscere dal cartellino appuntato sulla camicia o dai fogli di blocchi per appunti, dagli elenchi dei seminari o dall’aria spaesata di chi è alla ricerca dell’Aula Magna; ma soprattutto era facile riconoscerci da quel sorriso un po’ stravolto un po’ soddisfatto che avevamo stampato in faccia, il sorriso dei fan di una rockstar quando si ritrovano tutti assieme al suo concerto. La nostra rockstar, la settimana scorsa, era la traduzione.

Le Giornate della Traduzione Letteraria, organizzate dalla Fondazione Universitaria San Pellegrino (FUSP)* con la collaborazione dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, chiamano a raccolta da ben quattordici anni i traduttori di tutta Italia: professionisti straordinari come Franca Cavagnoli e Susanna Basso, direttori editoriali di importanti case editrici italiane, il presidente della Fiera Internazionale del Libro di Francoforte, Jürgen Boos, ma anche, forse soprattutto, tantissime nuove leve, i traduttori esordienti o aspiranti della prossima generazione. Barricati in casa per rispettare le consegne gli altri trecentosessantadue giorni dell’anno (e trecentosessantatré negli anni bisestili, sia chiaro), tutti riemergono dalla solitudine letteraria del proprio lavoro e si riuniscono nel cuore delle Marche per festeggiare insieme la croce e delizia di ciascuno.

«Le Giornate della Traduzione Letteraria sono il nostro momento, il modo per incontrarci e scambiarci pareri e opinioni: una grande festa» così dà il benvenuto ai partecipanti la traduttrice Ilide Carmignani, organizzatrice della festa assieme al linguista Stefano Arduini, vicepresidente della FUSP.

apertura-giornate-in-aula-magnaA questo punto bisogna sottolineare che le Giornate sono aperte a tutti, previa naturalmente quota di partecipazione; non è affatto raro perciò scovare qualcuno che non è del campo, e tra una professoressa in pensione e uno studente di filologia spunta pure uno psicanalista, di cui qualche previdente vorrebbe il numero di telefono. Passando in continuazione da un autore all’altro o anche da una lingua all’altra, infatti, soffrire di sdoppiamento letterario della personalità è inevitabile.

paolo-nori-durante-il-suo-interventoDopo i discorsi di benvenuto arriva il pirotecnico intervento dello scrittore e traduttore Paolo Nori, che con la maestria di un attore consumato diverte la platea con aneddoti e citazioni, ma fa anche riflettere invitando a riconoscere la vacuità di molta letteratura che tratta le storie come se fossero una sequela di belle parole dal suono pulito, e non brandelli di carne e sangue dotati di vita propria.

I seminari tengono banco dal venerdì pomeriggio fino alla domenica mattina e sono l’occasione per aggiornarsi, confrontarsi, mettersi in discussione e imparare. Con decine di relatori e pochissimi giorni a disposizione, ciascun partecipante si lascia guidare dall’istinto per scegliere fra i seminari le sue anime gemelle.

Nell’Aula Magna del Palazzo Battiferri, il traduttore Giovanni Giri spiega agli esordienti come farsi strada fra le viuzze impervie del settore, mentre Alessandra Roccato, Senior Editor dell’HarperCollins, svela i retroscena della traduzione (per niente scontata) dei romanzi rosa.

Ma non manca chi va a caccia di citazioni come la traduttrice Anna Mioni, che racconta ai colleghi come ha scovato gli innumerevoli riferimenti letterari e culturali disseminati nel romanzo Senza pelle di Nell Zink (edito da minimum fax).

Dall’altra parte c’è Susanna Basso, vincitrice del Premio per la traduzione “Giovanni, Emma e Luisa Enriques”; la traduttrice, che dà del tu a Ian McEwan, Alice Munro e Julian Barnes, ci confessa che a volte, dopo aver scoperto nel testo originale un tesoro di rimandi culturali, è necessario richiudere la scatola e consegnarla al lettore così com’è. Uno degli esempi portati alla nostra attenzione è quello di The Ottawa Valley, racconto del Premio Nobel Alice Munro: l’Ottawa del titolo rimanda alla capitale del Canada tanto quanto al fiume che l’attraversa, e infine ai nativi che abitavano il territorio prima dell’arrivo degli europei. La valle di Ottawa, La valle dell’Ottawa e La valle degli Ottawa sono i tre titoli possibili che turbano il sonno della traduttrice, ma ecco che, invece di indirizzare l’interpretazione verso una sola di queste strade, l’Einaudi sceglie di pubblicare il racconto intitolandolo The Ottawa Valley così com’era in originale. La scoperta dei significati nascosti, allora, è consegnata nelle mani di chi legge, “perché a volte ci si dimentica di fidarsi del lettore” conclude Susanna Basso con un sorriso.susanna-basso-durante-il-seminario-a-scatola-chiusa

Altro giorno, altra sala. Il direttore editoriale della Salani, Mariagrazia Mazzitelli, si ritrova inevitabilmente a parlare di Harry Potter, di cui la Salani ha pubblicato l’intera saga fin dall’arrivo in Italia. Il racconto di quando la casa editrice ha deciso di scommettere sull’esordiente Rowling ha un sapore quasi epico. “E oggi, dopo diciannove anni, non smettiamo di stupirci dell’affetto della gente: Harry Potter è un vero fenomeno”. Eh, sì, perché appena pochi giorni fa la Salani ha pubblicato il copione teatrale dell’ultima storia del maghetto, Harry Potter and the Cursed Child; nonostante la storia non sia in forma romanzata e firmata non solo da J.K. Rowling, nelle librerie di tutta Italia si sono riversate centinaia di potteriani entusiasti.

Le Giornate sono un turbine di dibattiti e incontri, scoperte e premiazioni; e gli esperti nella rimozione delle barriere linguistiche abbattono anche i muri di età, esperienza e competenza. Così, dopo essersi confrontati su esordi e scelte traduttive, i professionisti e le nuove leve si confrontano su cosa ordinare al bar.

Se le differenze fra di noi sembrano separarci drasticamente, a unirci ci pensa la passione per quello che facciamo: immergerci nei libri, provare a catturarne lo spirito e a soffiarlo in direzione in un’altra lingua, la nostra, nella speranza che resti tutto intatto fra le pagine italiane.

Ma le Giornate della Traduzione Letteraria sono soprattutto il momento in cui i traduttori possono indossare la propria voce e smettere quella degli autori su cui lavorano; dietro il nome e cognome stampati piccoli sotto il titolo dei romanzi che traduciamo, nomi e cognomi che spesso si dimenticano l’attimo dopo averle letti, ci siamo noi, i fan della traduzione.

Una volta finito il concerto della nostra rockstar preferita, la deliziosa Urbino torna a vedersi popolata di turisti armati di cappellini e universitari trafelati; i tizi con il cartellino e il sorriso un po’ stanco sono tornati nelle loro botteghe letterarie imbacuccati nella voce di un altro autore. Fino all’anno dopo.

*Ringraziamo la FUSP per le foto concesse.

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