“Meridiano de sangre” – Cormac McCarthy

———————————————————————————————–En español ——————————————————————————————

Reciclando una idea de Ettiene Balibar la frontera se puede considerar como el verdadero motor de la identidad colectiva, un espacio dentro del cual se constituyen leyes y se erigen naciones. En la obra de Cormac McCarthy  se nos dibuja un escenario totalmente distinto mientras se responde a la idea de dónde subyacen los límites de la acción humana en un mundo sin fronteras ni leyes o donde estas son simples trazos en un mapa, cicatrices de una tierra hostil habitada por seres vagamente humanos .

En Meridiano de sangre, obra maestra del citado autor, asistimos a una confusión total entre el alma putrida de los personajes y la desolación de los paisajes de la pradera y del sur americano. El juez Holden se convierte en la esencia misma del caos reinante en un mundo donde los únicos límites vienen impuestos por lo físico no por constructos abstractos como la Ley o la Moral. Donde los inmensos horizontes naturales no son un canto a la libertad sino más bien un espejo cóncavo de la locura humana, del extravío y de la arbitrariedad de la vida . McCarthy, haciendo gala de una extraordinaria misantropía,  no siente ninguna nostalgia por el querido viejo sur. Mejicanos, americanos, nativos… son las caras desdibujadas de una epopeya que en vez de recrearse en la gloria y en el heroísmo, ahonda en el dolor y en la muerte que genera toda conquista. Donde cada centimetro de tierra reposa sobre los huesos y las lágrimas de los vencidos.

Paco Oliver Catalá

Cormac McCarthy, Meridiano de sangre.


———————————————————————————————- In italiano ———————————————————————————————

Riutilizzando un’idea di Ettiene Balibar  il confine si può considerare come il vero motore dell’identità collettiva, uno spazio dentro cui si costituiscono leggi e si fondano nazioni. Nell’opera di Cormac McCarthy si disvela uno scenario totalmente diverso, mentre si risponde all’idea a cui si sottomettono i limiti dell’agire umano in un mondo senza confini né leggi o dove ci sono semplici tratti su una mappa, cicatrici di una terra ostile abitata  da esseri vagamente umani.

In Mezzogiorno di  sangue, capolavoro del suddetto autore, assistiamo a una totale confusione  tra l’anima sporca dei personaggi e la desolazione dei paesaggi della prateria del Sud americano. Il giudice Holden diventa l’essenza stessa del caos che regna in un mondo dove gli unici limiti sono imposti dalla fisica, non da costrutti astratti come la Legge o la Morale.  Per cui gli immensi orizzonti naturali non sono un inno alla libertà, bensì uno specchio concavo della follia umana, dello smarrimento e dell’arbitrarietà della vita. McCatrhy, facendo mostra di una straordinaria misantropia, non sente alcuna nostalgia per il caro vecchio Sud. Messicani, Americani, nativi… sono le facce sfocate di un’epopea che invece di ricomporsi nella gloria e nell’eroismo, affonda nel dolore e nella morte che genera ogni conquista. Perciò ogni centimetro di terra riposa sulle ossa e le lacrime dei vinti.

Cormac McCarthy, Mezzogiorno di sangue.

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